Simpatia o strategia politica: perché Trump abbraccia Orban

Pubblicato il 16 agosto 2018 alle 17:31 in USA e Canada Ungheria

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Il primo ministro ungherese, Viktor Orban, ha tentato per anni di rafforzare la relazione del suo Paese con gli Stati Uniti. Se sotto l’amministrazione Obama, tali sforzi non hanno avuto successo, sotto l’amministrazione Trump stanno invece producendo risultati, alimentando le preoccupazioni di diversi funzionari europei, che temono che dietro l’apertura del presidente americano si nasconda il tentativo di usare l’Ungheria per dividere l’Europa. Lo riporta il New York Times, secondo il quale, mentre lo scetticismo di Obama in merito alla retorica populista e alle tendenze autoritarie di Orban ha mantenuto una certa distanza tra Washington e Budapest, la volontà di Trump di approfondire il rapporto con l’alleato ungherese sta coronando, invece, gli sforzi del leader di Budapest.

Emblematica, secondo il New York Times, è la vicenda della sovvenzione americana ai media indipendenti ungheresi. In tutta l’Ungheria rurale, Orban domina il panorama mediatico, controllando, di fatto, i principali giornali regionali che sostengono i punti principali della sua agenda politica, come la linea dura nei confronti dell’immigrazione, nonché “la sua metodica erosione degli equilibri democratici del Paese”. Il 13 novembre 2017, il Dipartimento di Stato americano ha annunciato una sovvenzione di 700 mila dollari a sostegno dei media indipendenti dell’Ungheria rurale, motivandola con il continuo interesse degli Stati Uniti nella promozione della libertà di parola. Tale annuncio era risultato sgradito a Orban, che aveva interpretato la mossa americana come un’ulteriore provocazione degli Stati Uniti che, dal 2012, hanno mantenuto un atteggiamento duro nei confronti del primo ministro ungherese. In seguito all’identificazione dei destinatari della sovvenzione, tuttavia, a luglio, il Dipartimento di Stato americano ha annunciato che i fondi potrebbero essere destinati ad altre parti dell’Europa. Budapest ha reagito positivamente alla notizia. L’ex inviato ungherese alla NATO e ambasciatore negli Stati Uniti, Andras Simonyi, ha definito l’annuncio una “vittoria enorme” per l’Ungheria. “Questo invia un messaggio che l’Ungheria è ok, che l’Ungheria è una democrazia”, ha dichiarato il funzionario ungherese.

Secondo il New York Times, il mutato approccio americano alla libertà di stampa in Ungheria riflette il più ampio mutamento di approccio del Paese al governo di Orban. L’amministrazione Obama ha in gran parte ostracizzato il primo ministro ungherese, evitando contatti bilaterali di alto livello per mostrare il disaccordo di Washington sulle tendenze autoritarie e il suo disinteresse per i tentativi di Orban di incassare il sostegno americano. In tal senso, l’amministrazione Trump sta invertendo la rotta, mostrandosi disponibile ad una relazione più amichevole con l’Ungheria.

Le ragioni dell’apertura di Trump all’Ungheria possono essere di due tipi. In parte, tale inversione di tendenza è dovuta alla diversa personalità dell’attuale e del precedente leader della Casa Bianca. A differenza di Obama, Trump ha più volte manifestato la sua “predilezione per i leader forti” e, con riferimento ad Orban, se molti sostenitori della democrazia e dello Stato di diritto guardano con timore alla svolta americana, la sua amministrazione, secondo il New York Times, sembra seguire, in generale, la sua guida. “Il nostro presidente ammira i leader forti e attende con impazienza che questa relazione prosegua”, ha dichiarato l’ambasciatore degli Stati Uniti a Budapest, David B. Cornstein.

Tuttavia, non mancano diplomatici e analisti, specialmente europei, che vedono nell’interesse di Trump per l’Ungheria un tentativo di usare il Paese per dividere l’Unione Europea, che il presidente americano considera un potente concorrente commerciale. Tale lettura sarebbe in linea con le dichiarazioni del leader della Casa Bianca che, da una parte, accusa l’Unione Europea di essere un “nemico” degli Stati Uniti sul commercio, dall’altra, elogia le forze populiste del continente. Secondo l’analista politico ceco, Jiri Pehe, riportato dal New York Times, l’amministrazione Trump sta lavorando all’apertura con l’Ungheria, motivandola con l’interesse a “mantenere l’Ungheria nell’alleanza atlantica”. Ma tale giustificazione, secondo Pehe, è solo “di facciata”. Il nuovo approccio di Washington nei confronti di Budapest “certamente non contribuisce a rendere l’Ungheria più euro-atlantica”, ma, al contrario, “legittima l’influenza russa in Ungheria”, ha spiegato l’analista ceco.

Con un programma finalizzato all’insaturazione di quella che lui stesso ha definito una “democrazia illiberale”, sottolinea il New York Times, Orban è il leader populista più influente in Europa. Consacratosi protettore dell’identità cristiana in Europa, Orban da una parte ha proposto una “rivoluzione controculturale” in Europa, dall’altra ha coltivato legami con il presidente russo, Vladimir Putin, investendo capitale politico ed economico per ottenere capacità di influenza negli Stati Uniti, incluso il ritiro della proposta di sovvenzione ai media indipendenti.

Dopo 6 anni di assenza di contatti bilaterali di alto livello, il 30 maggio, a Washington, il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha incontrato il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto. Un mese dopo, il 16 giugno, Trump e Orban hanno avuto una conversazione telefonica, che Obama non ha mai concesso al primo ministro ungherese. In seguito, il vice segretario di Stato per gli Affari Europei ed Euroasiatici, A. Wess Mitchell, ha accusato la precedente amministrazione americana di “aver perso influenza strategica”, in molte regioni del mondo, inclusa l’Europa centrale e orientale. Approfondire l’impegno americano nei confronti di Paesi come l’Ungheria, ha affermato il funzionario statunitense, è necessario per mantenerli sotto l’ala occidentale.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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