Perché la Russia vuole mantenere la sua influenza in Transnistria

Pubblicato il 16 agosto 2018 alle 14:00 in Europa Russia

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La Federazione Russa e le truppe separatiste della Transnistria hanno iniziato un’esercitazione militare congiunta, martedì 14 agosto, simulando un attacco lungo il fiume Dniester, che segna il confine de facto con la Moldavia, che si è infuriata per quanto accaduto. L’operazione era stata annunciata lunedì 13 agosto in un comunicato stampa del ministro della Difesa russo, in cui si avvisa che la manovra sarebbe stata necessaria a testare il superamento degli ostacoli idrici. Si tratta della terza operazione che vede la collaborazione tra Mosca e la regione separatista della Transnistria, molto vicina al confine con l’Ucraina.

L’esperto militare Rosian Vasiloi ha dichiarato che la Transnistria, nei giorni precedenti l’esercitazione, aveva abbassato il livello del fiume Dniester, con l’aiuto di una diga, per facilitare le manovre e che, nei prossimi giorni, ci si possono aspettare esercizi di scala maggiore. Vasiloi ha inoltre sostenuto che, quanto accaduto, potrebbe essere interpretato come un modo, per la Russia, di mostrare i muscoli nella regione, come deterrente non solo per la Moldavia, ma anche per l’Ucraina, come riporta Balkan Insight.

Il 21 luglio 1992, giorno della fine della guerra di Transnistria, che proseguiva dal 2 marzo dello stesso anno, venne firmato un cessate il fuoco, con il quale si istituì la Joint Control Commission, per iniziativa di Boris Yeltsin. Si tratta di una forza di peacekeeping trilaterale, che vede la partecipazione di Russia, Moldavia e Transnistria, volta ad assicurare l’osservanza del cessate il fuoco raggiunto alla fine del conflitto. La Commissione costituisce oggi la principale struttura di dialogo tra le tre parti. In seguito all’esercitazione del 15 agosto, la delegazione moldava all’interno della Commissione ha espresso sconcerto per l’operazione non autorizzata e ha inoltre riportato che le due parti hanno dispiegato veicoli anfibi blindati e camion militari nell’area di Tirnauca, nel distretto di Sobozia, vicino alla capitale separatista Tiraspol, non distante dal confine ucraino. Balkan Insight riporta che, in un rapporto pubblicato mercoledì, la delegazione ha dichiarato che i veicoli militari non avessero targhe di immatricolazione. “Queste azioni violano il meccanismo esistente della Zona di sicurezza, così come quello della missione di peacekeeping”, riporta il comunicato stampa.

Il 15 agosto, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) si è detta “preoccupata per le esercitazioni militari non autorizzate nella Zona di Sicurezza”. L’OSCE ha richiamato le parti all’osservazione delle disposizioni dell’Accordo per una Pacifica Risoluzione del Conflitto Armato nella Regione del Dniester e ella Repubblica di Moldavia del 21 luglio 1992, che prevede che le operazioni militari in tale zona debbano essere autorizzate dalla Joint Commission Control, cosa che non è avvenuta in questo caso.

Il singolo evento dell’esercitazione militare assume maggior rilievo se lo si osserva con una più ampia prospettiva, ovvero tenendo conto delle affermazioni di Igor Munteanu, analista politico moldavo, che sostiene che la Russia stia sfruttando il conflitto congelato in Transnistria per determinare il destino della Moldavia e scoraggiarne il percorso di integrazione europea, secondo quanto riportato da Balkan Insight. Muntenau, per rendere efficacemente l’idea di quello che è, a suo avviso, il modus operandi russo nel suo Paese, usa il termine “para-diplomazia”, che ha lo scopo di mantenere il conflitto congelato, per consentire una miglior penetrazione della sua influenza all’interno della regione.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato, il 22 giugno, una risoluzione intitolata “Ritiro completo ed incondizionato delle forza militari straniere dalla Repubblica di Moldavia”. I voti a favore sono stati 64, 83 gli astenuti e 15 i contrari, tra cui, oltre alla Russia, spiccano l’Iran, la Bielorussia, Cuba, la Siria, il Venezuela e il Nicaragua. La risoluzione invita i membri dell’ONU a sollecitare Mosca a “completare in modo ordinato, incondizionato e senza ulteriori ritardi il ritiro del Gruppo Operativo Russo delle Forze Russe”. In quell’occasione, il delegato di Mosca aveva proposto una mozione, sostenendo che il documento fosse stato inviato molto tardi al Segretariato, in violaizone del principio di trasparenza, ma fu respinta. Il vice ministro degli Esteri della Federazione Russa, Grigory Karasyn, commentò la risoluzione dicendo ad Interfax: “è impossibile pensare a qualcosa di più controproducente e provocatorio”.

La volontà della Moldavia di diminuire l’influenza della Russia non riguarda solo l’ambito militare, ma anche quello energetico. Martedì 7 agosto, il portavoce del Parlamento di Chisinau, Andrian Candu, ha dichiarato che il Paese si collegherà alla rete energetica europea, così da bilanciare la forte dipendenza dal gas naturale russo e dall’energia elettrica della Transnistria. Ciò avverrà attraverso il prolungamento di 120 km del già esistente gasdotto Ungheni-Iasi, che ad oggi collega la Romania con la parte occidentale della Moldavia. Una volta implementato il nuovo progetto, il gasdotto sarà in grado di raggiungere Chisinau, riuscendo così a trasportare il gas fino al centro della Moldavia, ovvero nella sua capitale, che costituisce l’area che consuma la maggior quantità di gas nel Paese.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Cristina Lipari

di Redazione

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