Ministro delle Finanze turco promette: “La Turchia emergerà più forte dalla crisi”

Pubblicato il 16 agosto 2018 alle 19:01 in Medio Oriente Turchia

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Il ministro delle Finanze turco, Berat Albayrak, giovedì 16 agosto ha assicurato gli investitori internazionali che la Turchia emergerà più forte dall’attuale crisi della valuta, insistendo che le banche del Paese si trovano in una buona situazione.

In una conferenza alla quale hanno partecipato circa 3000 investitori ed economisti, Albayrak ha spiegato che la Turchia comprende e riconosce appieno tutte le problematiche interne esistenti, ma che al momento si trova a dover gestire quella che il ministro ha definito “un’anomalia di mercato”. L’uomo ha altresì minimizzato la decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di raddoppiare le tariffe sulle importazioni di metalli turchi. “Molti altri Paesi sono stati colpiti da misure commerciali simili da parte di Washington. La Turchia si farà strada in questo periodo insieme ad altri Stati come la Germania, la Russia e la Cina” ha spiegato Albayrak.

Alcuni degli investitori che hanno partecipato alla conferenza, intervistati da Reuters, hanno spiegato di essere rassicurati in generale da quanto detto dal ministro delle Finanze, ma che da questo momento in poi saranno le sue azioni a contare. Tuttavia, gli investitori hanno criticato l’influenza del presidente della Turchia, Recep Tayyp Erdogan, sulla politica monetaria del Paese e la disputa con gli Stati Uniti. Albayrak, che, nel suo primo mese in carica, sta affrontando la più grave crisi di valuta dello Stato dal 2001, ha il compito di rassicurare gli investitori che l’economia turca non è ostaggio dell’interferenza politica. Il ministro delle Finanze ha dichiarato che il governo non esiterà a fornire supporto al settore bancario e ha altresì sottolineato che la Turchia non imporrà il controllo dei capitali per fermare il flusso di denaro all’estero, né chiederà aiuto al Fondo Monetario Internazionale, nonostante la Germania ritenga che tale soluzione potrebbe concretamente aiutare il Paese.

Prima che Albayrak pronunciasse il suo discorso, la lira turca si era rafforzata di più del 3%, nonostante la spaccatura con gli Stati Uniti sia più profonda che mai, secondo quanto riportato da Reuters. Dopo le parole del ministro, il mercato della valuta ha avuto un misurato cambiamento, lasciando la lira intorno al 34% in meno rispetto al dollaro. La valuta turca aveva avuto un miglioramento mercoledì 15 agosto, dopo la promessa del Qatar di investire 15 miliardi di dollari in Turchia.

Più di una volta dall’inizio della crisi, Erdogan ha chiesto ai cittadini del suo Paese di boicottare tutti i beni elettronici statunitensi, di scambiare oro con la lira e di acquistare dalle banche la valuta nazionale, affermando che la Turchia è coinvolta in una guerra economica. Tuttavia, il popolo turco non ha risposto al suo appello. I dati della banca centrale mostrano che i depositi di valuta estera degli investitori locali sono aumentati, arrivando a quasi 160 miliardi di dollari nella settimana dal 10 agosto, rispetto ai 158.6 miliardi della settimana precedente.

I media turchi hanno coperto in modo estensivo le proteste contro gli Stati Uniti, pubblicando video sui social media che riprendono alcuni cittadini turchi mentre bruciano banconote statunitensi e distruggono iPhone. In più, la compagnia aerea Turkish Airlines e quella di telecomunicazioni Turk Telekom hanno dichiarato che non pubblicizzeranno più le loro attività sui media degli Stati Uniti. La Casa Bianca ha definito le contro-tariffe turche “un passo nella direzione sbagliata” e ha sottolineato che non scenderà a compromessi.

Turchia e Stati Uniti sono ai ferri corti per una serie di motivazioni, che vanno dai diversi interessi in Siria al desiderio di Ankara di acquistare dalla Russia il sistema antimissile S-400, passando per il caso Brunson. Inoltre, in questo contesto, dall’inizio dell’anno la lira turca ha perso più del 30% del suo valore contro il dollaro statunitense e, dopo la decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di raddoppiare le tariffe imposte sull’alluminio, la valuta turca ha subito un ulteriore peggioramento. Il 10 agosto, il leader della Casa Bianca aveva autorizzato nuove e più alte tariffe sulle importazioni dalla Turchia, imponendo dazi del 20% sull’alluminio e del 50% sull’acciaio. Mercoledì 15 agosto, inoltre, la Casa Bianca ha dichiarato che non rimuoverà le tariffe imposte sull’acciaio turco. Tali imposte sono circa il doppio rispetto alle tariffe imposte da Trump da marzo su quei materiali. Il governo statunitense ha dichiarato di aver autorizzato la decisione in base alla Sezione 232 della legge commerciale degli Stati Uniti, che consente l’imposizione di dazi. Secondo alcuni analisti, un altro fattore di crescente disaccordo tra Turchia e Stati Uniti è la riluttanza, da parte di Ankara, ad unirsi alle nuove sanzioni imposte sull’Iran, dopo il ritiro di Washington dall’accordo nucleare con Teheran del 2015.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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