Brasile: Lula sfida i giudici

Pubblicato il 16 agosto 2018 alle 15:05 in America Latina Brasile

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L’ex presidente del Brasile, Luis Ignacio “Lula” Da Silva, è candidato alle elezioni presidenziali del prossimo ottobre. Il Partito dei Lavoratori (PT), di cui Lula è il massimo esponente, ha presentato la candidatura del leader che sconta una pena a 12 anni e 1 mese, per corruzione e riciclaggio di denaro nel quadro dello scandalo Petrobras, nel carcere di Curitiba. 

La candidatura di Lula è una sfida aperta alla magistratura brasiliana che, condannando in secondo appello l’ex presidente e respingendo tutti i ricorsi successivi, lo ha di fatto inabilitato a concorrere alla massima carica, dato che la legge brasiliana vieta la candidatura a persone condannate in via definitiva. 

Anche dal carcere, Lula ha trasformato il processo di registrazione della sua candidatura in una dimostrazione di popolarità: la “Marcia Nazionale Kula Libero”. Decine di migliaia di seguaci dell’ex presidente si sono recati a Brasilia e hanno marciato per sei chilometri fino alla porta del tribunale elettorale, in cui è stata eseguita l’iscrizione preventiva, da parte del presidente del PT, Gleisi Hoffman e dell’ex presidente del paese Dilma Rousseff. Un dimostrazione del fatto che, nel difficile panorama politico del Brasile, Lula riesce ancora a infiammare le masse.

La verità, spiegano però gli analisti,  è che lui ad aver bisogno delle masse. Più che una corsa alle urne, quella di Lula è una corsa contro il tempo: il Partito dei Lavoratori mira a sfruttare il nome di Lula per il più lungo tempo possibile in campagna elettorale, fino al giorno inevitabile in cui il Tribunale Elettorale ponga il veto alla candidatura dell’ex presidente. In teoria, quel giorno non dovrebbe essere ritardato oltre il 17 settembre, la scadenza prevista per la revisione delle registrazioni. Ma sia il presidente del Tribunale Elettorale, Rosa Weber, sia il Procuratore Generale della Repubblica, Rachel Dodge, hanno lasciato intendere negli ultimi giorni di avere mezzi  per accelerare il giudizio sulla candidatura.

La candidatura di Lula è solo l’ultimo atto di uno scontro tra politica e magistratura che scuote il Brasile da anni. Gli scandali Petrobras e Odebrecht, l’operazione Lava Jato, la “mani pulite” brasiliana, ha coinvolto centinaia di politici a livello locale e nazionale. Dilma Rousseff è stata deposta dal parlamento, Lula è stato condannato a 12 anni e 1 mese, altri due ex presidenti, Fernando Collor de Mello e Henrique Cardoso sono stati coinvolti nello scandalo, così come l’attuale presidente Michel Temer, salvato in due occasioni dall’impeachment grazie al voto dei parlamentari.

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Traduzione dal portoghese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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