Putin chiama Erdogan: conta sulla Russia

Pubblicato il 14 agosto 2018 alle 12:47 in Russia Turchia

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Mentre la Turchia è nell’occhio del ciclone finanziario che ha causato il crollo della lira turca e il presidente Erdogan si dice “tradito” e “pugnalato alle spalle” dall’alleato americano, Vladimir Putin ha chiamato l’omologo turco per assicurare il sostegno della Russia.

Ankara ha sottolineato già il 10 agosto scorso che Erdogan non ha chiesto aiuto a Putin, e Mosca si attiene a questa linea. Il Cremlino ha emesso un breve comunicato in cui si dice che nel corso della telefonata “sono stati discussi lo stato e le prospettive di un ulteriore sviluppo degli scambi reciprocamente vantaggiosi e della cooperazione economica tra i due paesi. È stata valutata positivamente la fase di attuazione di progetti strategici congiunti, principalmente nel settore energetico”. Un modo di dire, senza ammetterlo chiaramente, probabilmente perché così vuole Ankara, che hanno parlato della crisi economica.

D’altronde nel dicembre 2014 la Russia ha subito lo stesso attacco valutario che subisce la Turchia oggi. Il rublo perse quasi metà del suo valore e Mosca dette fondo alle sue enormi riserve d’oro (all’epoca le terze del mondo) per mettere in sicurezza la valuta. Si potrebbe dire che Putin ha uno know-how che in questo momento potrebbe tornare utile al leader turco.

C’è di più. Quando Erdogan ha scritto al New York Times “Prima che sia troppo tardi, Washington deve abbandonare l’idea erronea che le nostre relazioni possano essere asimmetriche e accettare che la Turchia abbia alternative. L’incapacità di invertire questa tendenza di unilateralismo e mancanza di rispetto ci richiederà di cercare nuovi amici e alleati” ha scritto parole che Putin aspetta da tempo. Non a caso la lettera del leader turco agli americani ha avuto grande eco sulla stampa russa. 

Già a Johannesburg, in occasione del vertice BRICS il 27 luglio scorso, riunendosi per un bilaterale con il leader russo, Erdogan aveva dichiarato “creiamo gelosie”. D’altro canto Putin blandisce la Turchia ormai da anni, per spezzare il fronte NATO che circonda la Federazione. 

Nel 2015 Mosca e Ankara erano ai ferri corti. Il 24 novembre di quell’anno un F-16 dell’aviazione militare turca aveva abbattuto un Su-24 russo che operava in Siria, uccidendone il pilota. Secondo Ankara l’aereo russo aveva sconfinato, Mosca ha sempre negato ed ha preteso scuse immediate, rompendo i rapporti. Nulla di nuovo nelle relazioni tra due paesi che, prima nei Balcani e nel Caucaso, poi in Medio Oriente e sul Mar Nero si affrontano sin dal 1700, quando a Mosca c’erano gli Zar e a Istanbul i Sultani. Poi qualcosa è cambiato. 

Durante il fallito golpe del 15 luglio 2016, il primo capo di stato a chiamare Erdogan e a solidarizzare con lui è stato Vladimir Putin, mentre l’Occidente aspettava l’evolversi della situazione. Washington, inoltre, si è mostrata tiepida nella solidarietà con l’alleato e rifiuta di estradare Fetullah Gülen, che Erdogan considera ispiratore del colpo di stato.

Da quel momento Putin, ormai vero dominatore della situazione siriana, ha deciso di coinvolgere Erdogan (assieme all’Iran) ed ha ricevuto le scuse tanto attese. Mosca si è mostrata particolarmente attenta alle necessità turche: ha riconosciuto la sfera di influenza turca nel nord della Siria, ha escluso i curdi dai negoziati di Astana e di Sochi, ha lasciato mano libera ad Ankara nell’operazione Ramoscello d’ulivo contro i curdi ad Afrin tra gennaio e febbraio di quest’anno.

Ankara ha ricambiato iniziando ad acquistare armi russe, in particolare i lanciamissili S-400, e riavviando il progetto della centrale nucleare di Akkuyu, con tecnologia russa e capitali misti, e del gasdotto Turkish Stream, che consentirebbe a Mosca di inviare il suo gas in Europa occidentale evitando l’Ucraina. Infine quando il Congresso USA ha bloccato la vendita di caccia F-35 alla Turchia, la difesa di Ankara ha iniziato a valutare l’acquisto di Su-35 russi. 

Mosca sospetta che dietro la crisi turca ci sia la voglia di impedire che Russia e Turchia si avvicinino troppo e la crisi della lira potrebbe impedire o ritardare di molto la realizzazione dei progetti di cui Putin ed Erdogan hanno discusso telefonicamente. Un sospetto che Ankara condivide e che avvicina ancora di più i due uomini forti che operano alle frontiere orientali dell’Europa.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dal russo e dall’inglese e redazione a cura di Italo Cosentino

 

 

di Redazione

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