Caso Aquarius: i migranti che l’Europa non vuole

Pubblicato il 14 agosto 2018 alle 11:19 in Europa Immigrazione

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L’Italia ha nuovamente negato l’attracco alla nave umanitaria Aquarius, che trasporta 141 migranti salvati a largo della Libia, dando il via a un nuovo alterco internazionale tra i Paesi membri dell’UE, in particolare Malta e la Spagna, ma adesso anche il Regno Unito, su chi debba accogliere l’imbarcazione nei propri porti.

Lunedì 13 agosto, dal suo account Twitter, il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, ha ribadito il no del governo di Roma a far sbarcare la nave nella penisola, tuonando: “Nave ong Aquarius con altri 141 immigrati a bordo: proprietà tedesca, noleggiata da Ong francese, equipaggio straniero, in acque maltesi, battente bandiera di Gibilterra. Può andare dove vuole, non in Italia! Stop trafficanti di esseri umani e complici, #portichiusi e #cuoriaperti”.

Per la seconda volta, anche Malta ha prontamente rifiutato l’ipotesi di aprire i suoi porti alla nave, giustificando tale rifiuto con il fatto che l’ultima operazione di salvataggio del vascello è stata eseguita in acque più vicine a Libia, Tunisia ed Italia, e dunque non di sua competenza. La Valletta ha inoltre ribadito che non è, in questa vicenda, l’ente coordinatore delle operazioni, e dunque le richieste rivolte ai suoi porti non godono di alcuna pretesa giuridicamente vincolante.

Ad attribuire per la prima volta a Londra la responsabilità del vascello è stato poi il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture italiano, Danilo Toninelli, il quale ha scritto dalla propria pagina: “L’Ong Aquarius è stata coordinata dalla Guardia Costiera libica in area di loro responsabilità. La nave è ora in acque maltesi e batte bandiera Gibilterra. A questo punto il Regno Unito si assuma le sue responsabilità per la salvaguardia dei naufraghi”.

Quanto al governo di Gibilterra, esso ha rilasciato un comunicato in cui rende noto che, a partire dal 20 agosto, la nave non potrà più navigare battendo bandiera di Gibilterra, e dovrà ripristinare la bandiera dei suoi “proprietari originari”, ossia i tedeschi. Nel frattempo, prosegue la dichiarazione, l’Aquarius dovrebbe poter attraccare in sicurezza e velocità in un porto italiano. Inoltre, se la Gran Bretagna può da un lato essere considerata una destinazione sicura, d’altro canto non sarebbe pratico far giungere l’Aquarius fin laggiù.

C’è chi ha pensato anche all’ipotesi di far attraccare la nave in Spagna, nazione che ha dimostrato a più riprese la sua tolleranza verso lo sbarco dei migranti a partire dall’insediamento al governo del socialista Pedro Sanchez, il 2 giugno 2018. Tuttavia, lunedì 13 agosto, un portavoce governativo di Madrid ha disilluso tali aspettative, affermando che la Spagna non rappresenta il porto più sicuro in quanto non è tra le destinazioni più vicine alla nave nell’immediato.

Mentre i Paesi dell’Unione Europea si rimpallano le responsabilità a vicenda, i giorni passano e il coordinatore delle operazioni SAR della nave, Nick Romaniuk, ha reso noto che alcuni migranti a bordo stanno male, altri sono feriti, e molti necessitano di sbarcare sulla terra ferma il più presto possibile per ricevere cure mediche adeguate. A intervenire è stata a questo punto la Commissione Europea, che si è messa in contatto con numerosi Paesi membri dell’UE per cercare di mediare e risolvere la situazione. A riferirlo è stato un portavoce di Bruxelles.

La nave Aquarius, gestita dall’associazione umanitaria franco-tedesca SOS Mediterranee e da Medici Senza Frontiere (MSF), trasporta 141 migranti salvati in molteplici operazioni SAR (Search And Rescue) a largo del Mediterraneo. Nella giornata di domenica 12 agosto, Aquarius aveva appena iniziato a fare rotta dalla Libia verso nord, in direzione delle coste europee, quando era stata richiamata dal Guardacoste libico per recuperare altri 10 migranti scorti a largo a bordo di una piccola imbarcazione in vetroresina. Mentre Aquarius virava per procedere al salvataggio, le ONG SOS Mediterranee e Medici Senza Frontiere (MSF) avevano lanciato un appello ai Paesi europei per accogliere la loro imbarcazione e i migranti che ha a bordo, appello non andato a buon fine. Venerdì 10 agosto, l’imbarcazione aveva già salvato 141 migranti in mare nella sua prima missione dopo l’alterco tra l’Italia e Malta, Paesi che avevano entrambi impedito alla nave, che all’epoca trasportava 629 persone, di approdare nei propri porti.

L’imbarcazione opera nella rotta del Mediterraneo centrale sin dall’inizio del 2016, e afferma di aver salvato oltre 29mila persone in pericolo, di cui gran parte erano migranti africani che, fino a quest’estate, venivano poi trasportati in sicurezza in Italia. Tuttavia, tali manovre consuete sono state interrotte dall’insediamento del nuovo governo di coalizione Lega-M5S a Roma, il primo giugno 2018. Da quel momento, il leader della Lega nonché neo-ministro dell’Interno, Matteo Salvini, si è battuto affinché i porti della penisola italiana venissero chiusi alle imbarcazioni delle ONG che trasportano migranti recuperati in mare, e ha accusato le organizzazioni umanitarie di incoraggiare, con il loro operato, l’immigrazione irregolare e dunque anche la tratta di esseri umani gestita dagli scafisti.

In particolare, Salvini non aveva autorizzato, domenica 10 giugno, l’approdo sulle coste italiane della medesima nave Aquarius la quale, all’epoca, trasportava 629 migranti, e aveva rimpallato a Malta la responsabilità di offrire i suoi porti, secondo lui “più sicuri” di quelli italiani. Responsabilità a cui anche La Valletta si era sottratta, costringendo infine, dopo 9 giorni di navigazione di Aquarius senza una meta, la Spagna a farsi carico dei suddetti migranti. Decisione che non sembra voler essere replicata, in questo caso, da Madrid.

Sono oltre 650mila i migranti che hanno raggiunto le coste italiane dal 2014 a oggi, ma i dati inerenti ai nuovi arrivi si sono drasticamente ridotti nell’arco del 2017, in seguito al lancio di operazioni di coordinazione e addestramento della Guardia Costiera libica da parte delle autorità italiane ed europee.

Nonostante le partenze da territorio libico siano sensibilmente diminuite durante il 2018, alcuni trafficanti di persone continuano a far partire imbarcazioni. In questo contesto, a causa delle pressioni esercitate da Italia e Malta, gran parte delle navi gestite dalle ONG umanitarie hanno cessato le loro attività di ricerca e salvataggio in mare a largo delle coste libiche. Circa 720 persone sono morte in mare tra giugno e luglio, ossia da quando le navi umanitarie sono state per lo più assenti nell’area, secondo le stime di Amnesty International, che ha altresì accusato l’Italia e l’Unione Europea di “complicità” con la Libia tramite il loro rafforzato sostegno alla Guardia Costiera affinché essa impedisca le partenze e intercetti i migranti in mare per riportarli sulla terraferma, esponendoli a violenze e violazioni dei diritti umani.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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