Nave Aquarius ancora in cerca di un porto sicuro, 141 migranti a bordo

Pubblicato il 13 agosto 2018 alle 10:12 in Europa Immigrazione

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Le organizzazioni umanitarie hanno lanciato un appello ai governi europei affinché assegnino un porto sicuro alla nave Aquarius, che trasporta oltre 140 migranti salvati in molteplici operazioni SAR (Search And Rescue) a largo del Mediterraneo.

La nave, nella giornata di domenica 12 agosto, aveva appena iniziato a fare rotta dalla Libia verso nord, in direzione delle coste europee, quando era stata richiamata dal Guardacoste libico per recuperare altri 10 migranti scorti a largo a bordo di una piccola imbarcazione in vetroresina. Mentre Aquarius virava per procedere al salvataggio, le ONG SOS Mediterranee e Medici Senza Frontiere (MSF) hanno lanciato un appello ai Paesi europei per accogliere la loro imbarcazione e i migranti che ha a bordo.

“Ciò che è di enorme importanza è che i sopravvissuti siano condotti in un posto sicuro senza ulteriori ritardi, in un luogo in cui i loro bisogni primari possano essere soddisfatti e dove essi siano protetti da abusi”, ha detto Nick Romaniuk, coordinatore delle operazioni SAR della SOS Mediterranee.

Nella medesima giornata di domenica, le due ONG hanno accusato la Guardia Costiera libica di mettere in pericolo vite umane non dicendo alla nave Aquarius che c’erano imbarcazioni in pericolo vicino alla sua traiettoria. I gruppi umanitari hanno altresì affermato che altri vascelli a largo apparentemente hanno ignorato deliberatamente i migranti in difficoltà. “Le imbarcazioni possono non voler rispondere alle richieste di aiuto di chi si trova in pericolo per via dell’alto rischio di essere abbandonate a loro stesse e vedersi negare un attracco sicuro”, ha spiegato Aloys Vimard, coordinatore di Medici Senza Frontiere a bordo dell’Aquarius. “Le politiche progettate per impedire alle persone di raggiungere l’Europa a ogni costo stanno creando ulteriori sofferenze e obbligando chi è già vulnerabile a compiere viaggi ancora più pericolosi per raggiungere la salvezza”.

La nave umanitaria Aquarius, venerdì 10 agosto, aveva salvato 141 migranti in mare nella sua prima missione dopo l’alterco tra l’Italia e Malta, Paesi che avevano entrambi impedito all’imbarcazione, che all’epoca trasportava 629 persone, di approdare nei propri porti.

L’Aquarius è gestita dall’associazione umanitaria franco-tedesca SOS Mediterranee e da Medici Senza Frontiere (MSF). Venerdì 10 luglio, nella sua prima missione dopo 2 mesi di pausa, la nave aveva salvato dapprima 25 migranti, incluse 6 donne, trovati a bordo di una piccola imbarcazione di legno a circa 25 miglia nautiche dalla costa libica. Nonostante le ottime condizioni meteorologiche, la barca era sovraffollata e si trovava in una condizione di pericolo. In seguito, nella stessa area, erano state portate in salvo altre 116 persone, che viaggiavano anch’esse a bordo di una imbarcazione di legno. A bordo si trovavano 38 donne e 73 minorenni. La guardia costiera libica era stata informata e aveva coordinato i salvataggi, secondo quanto riportato dall’equipaggio dell’Aquarius.

L’imbarcazione opera nella rotta del Mediterraneo centrale sin dall’inizio del 2016, e afferma di aver salvato oltre 29mila persone in pericolo, di cui gran parte erano migranti africani che, fino a quest’estate, venivano poi trasportati in sicurezza in Italia. Tuttavia, tali manovre consuete sono state interrotte dall’insediamento del nuovo governo di coalizione Lega-M5S a Roma, il primo giugno 2018. Da quel momento, il leader della Lega nonché neo-ministro dell’Interno, Matteo Salvini, si è battuto affinché i porti della penisola italiana venissero chiusi alle imbarcazioni delle ONG che trasportano migranti recuperati in mare, e ha accusato le organizzazioni umanitarie di incoraggiare, con il loro operato, l’immigrazione irregolare e dunque anche la tratta di esseri umani gestita dagli scafisti.

Sono oltre 650mila i migranti che hanno raggiunto le coste italiane dal 2014 a oggi, ma i dati inerenti ai nuovi arrivi si sono drasticamente ridotti nell’arco del 2017, in seguito al lancio di operazioni di coordinazione e addestramento della Guardia Costiera libica da parte delle autorità italiane ed europee.

Nonostante le partenze da territorio libico siano sensibilmente diminuite durante il 2018, alcuni trafficanti di persone continuano a far partire imbarcazioni. Circa 720 persone sono morte in mare tra giugno e luglio, ossia da quando le navi umanitarie sono state per lo più assenti nell’area, secondo le stime di Amnesty International, che ha altresì accusato l’Italia e l’Unione Europea di “complicità” con la Libia tramite il loro rafforzato sostegno alla Guardia Costiera affinché essa impedisca le partenze e intercetti i migranti in mare per riportarli sulla terraferma, esponendoli a violenze e violazioni dei diritti umani.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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