Guerra commerciale Usa-Cina: i rischi per la sicurezza

Pubblicato il 12 agosto 2018 alle 16:56 in Asia Cina

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Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina continuano ad aumentare. Nel mese di giugno, il presidente Usa, Donald Trump, ha annunciato che avrebbe imposto dazi del 25% sulle esportazioni cinesi pari a un valore di 50 miliardi di dollari, con la prima ondata che punta a colpire 800 prodotti per un valore di 34 miliardi. La Cina ha risposto impostando un suo set di dazi nei confronti del settore agricolo e industriale degli Usa. Trump ha reagito nuovamente estendendo il dazio alle altre esportazioni cinesi per un volume totale di 200 miliardi.

Di fronte a questo botta e risposta continuo, molti osservatori sono preoccupati delle potenziali conseguenze di una guerra commerciale aperta che potrebbe destabilizzare l’economia mondiale. Queste non sono però le uniche conseguenze a cui occorre pensare. Vi sono una serie di implicazioni di lungo termine, in campo di sicurezza. Finora, i rapporti economici tra Stati Uniti e Cina sono stati un deterrente efficace per evitare l’aumentare della sfiducia strategica, secondo l’analista Ali Wyne della RAND Corporation. Una Cina meno impegnata e coinvolta nei legami economici con gli Stati Uniti potrebbe rappresentare una minaccia strategica maggiore per la politica estera degli Stati Uniti.

Le radici delle tensioni commerciali

Gli Stati Uniti importano più prodotti cinesi di qualsiasi altro Paese. La Cina è il maggiore partner commerciale degli Usa e il mercato in cui le esportazioni americane crescono a velocità maggiore. Il presidente Trump ha spesso espresso la sua frustrazione per le dimensioni del deficit commerciale degli Stati Uniti nei confronti della Cina, ma in realtà alla base delle tensioni commerciali vi è la concorrenza dei due Paesi nel settore high-tech.

Gli Usa vedono il progresso tecnologico della Cina come una sfida alla sicurezza nazionale. “L’investimento della Cina nelle tecnologie strategiche può rappresentare un enorme pericolo per la base industriale manifatturiera e della difesa americana. I dazi costituiranno una linea di difesa critica contro le pratiche commerciali predatorie che la Cina ha usato per danneggiare le industrie americane”, afferma uno dei consiglieri economici di Trump, Peter Navarro.

La Cina cerca di diventare un leader globale nella manifattura avanzata. La politica “Made in China 2025” del presidente Xi Jinping dà la priorità a 10 settori industriali – che comprendono l’IT, l’aerospazio e i nuovi materiali – e mira a far crescere la porzione prodotta internamente di “componenti base centrali e materiali di base importanti” e farli raggiungere il 40% entro 2020 e il 70% entro il 2025. Alla fine di aprile, il presidente della Cina, Xi Jinping, ha affermato che “il prossimo passo nel gestire la tecnologia è quello di mettere da parte le illusioni e affidarci a noi stessi”. Sembra ci sia una comunanza di vedute in questo senso tra Trump e Xi Jinping. Trump è convinto che gli Stati Uniti abbiano eroso la loro competitività entrando negli accordi multilaterali.

Secondo il New York Times, questo allineamento di vedute tra i due leader è un presagio di un tempo in cui “i motori economici di Cina e Stati Uniti non saranno così strettamente collegati, in particolar modo nelle industrie high-tech”. Una perdita nel collegamento tra la prima e la seconda economia del mondo non avrà implicazioni solo economiche, ma anche in campo di sicurezza.

Le conseguenze in ambito di sicurezza

La Cina e gli Stati Uniti sono due Paesi profondamente diversi, con prospettive diverse e antitetiche sulla governance interna così come sulla politica estera. In assenza di interdipendenza economica, i legami tra Cina e Stati Uniti sarebbero diventati più tesi, se non antagonistici, negli ultimi 40 anni.

Nel lungo periodo, una Cina economicamente slegata dagli Stati Uniti potrebbe rivedere le cooperazioni bilaterali esistenti e ridurre il suo supporto finanziario nelle istituzioni economiche internazionali attuali, come il Fondo Monetario Internazionale. Pechino potrebbe avere come priorità quella dello sviluppo di un assetto economico e di sicurezza che lasci fuori gli Stati Uniti – come la Partnership Economica Regionale Comprensiva e la Shanghai Cooperation Organization – o nuove istituzioni da creare ad hoc.

Inoltre, Pechino potrebbe tentare di mettere in discussione la pressione degli Usa sulla Corea del Nord, e non “esercitare il controllo e l’applicazione delle sanzioni multilaterali come ha fatto negli ultimi 12 mesi”, come ha affermato il segretario di stato Mike Pompeo.

In merito all’Iran, dopo il ritiro degli Usa dal Piano d’Azione Condiviso Comprensivo, la Cina potrebbe decidere di non partecipare ad alcuna azione avviata dagli Stati Uniti per sanzionare il regime qualora dovesse riprendere la sua cerca per armi nucleari. Oppure potrebbe anche spingersi oltre, secondo Foreign Affairs, e aumentare i suoi legami energetici e la vendita di armi a Teheran, espandendo l’asse Pechino-Mosca e aumentando la pressione sulla politica estera Usa in Medio Oriente e in Europa Orientale.

La Cina potrebbe anche accelerare le azioni di militarizzazione già in corso in un’area strategica cruciale per gli Stati Uniti, il Mar Cinese Meridionale e il Mar Cinese Orientale; nonché aumentare i preparativi per un attacco all’isola di Taiwan, protettorato di fatto degli Stati Uniti.

Guardando all’equilibrio economico globale, una tale situazione di allontanamento totale tra la Cina e gli Stati Uniti potrà realizzarsi solo molto lentamente. Ciò che è certo, conclude l’analista di Foreign Affairs, la forza economica cinese continuerà ad aumentare e “nessuno dovrà aspettarsi che la Cina possa mandare giù qualcosa che possa mettere in pericolo i suoi interessi”, come ha dichiarato il presidente Xi Jinping.

È plausibile aspettarsi per il futuro un aumento nella capacità e nella volontà della Cina di assorbire l’impatto di un allontanamento economico dagli Stati Uniti. Una tendenza che probabilmente l’amministrazione Trump vorrà accelerare, ma le cui conseguenze andranno oltre le implicazioni puramente economiche e si estenderanno alla sicurezza e alla politica estera.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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