Immigrazione: nave Aquarius salva 141 migranti, attende porto dove sbarcare

Pubblicato il 11 agosto 2018 alle 8:34 in Immigrazione Libia

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La nave umanitaria Aquarius ha salvato 141 migranti in mare nella sua prima missione dopo l’alterco tra l’Italia e Malta, che avevano entrambe impedito all’imbarcazione, con a bordo 629 persone, di approdare ai propri porti.

L’Aquarius è gestita dall’associazione umanitaria franco-tedesca SOS Mediterranee e da Medici Senza Frontiere. Venerdì 10 luglio, nella sua prima missione dopo 2 mesi di pausa, la nave ha salvato dapprima 25 migranti, incluse 6 donne, trovati a bordo di una piccola imbarcazione di legno a circa 25 miglia nautiche dalla costa libica. Nonostante le ottime condizioni meteorologiche, la barca era sovraffollata e si trovava in una condizione di pericolo. In seguito, nella stessa area, sono state portate in salvo altre 116 persone, che viaggiavano anch’esse a bordo di una imbarcazione di legno. A bordo si trovavano 38 donne e 73 minorenni. La guardia costiera libica è stata informata e ha coordinato i salvataggi, secondo quanto riportato dall’equipaggio dell’Aquarius.

All’imbarcazione non è stato ancora indicato un porto sicuro dove approdare. Secondo la legge internazionale, i rifugiati salvati in mare non possono essere rimandati nel Paese da dove sono partiti, se questo è considerato un luogo non sicuro. L’equipaggio della nave ha dichiarato di essere in attesa di istruzioni da parte del Centro di coordinamento per i salvataggi della Libia. L’Aquarius ha chiarito subito che non avrebbe rimandato le persone salvate in territorio libico, che non è considerato sicuro né dalle Nazioni Unite né dall’Unione Europea.

Il nuovo governo italiano, installatosi a giugno, si rifiuta di accogliere i migranti salvati dalle navi appartenenti alle organizzazioni umanitarie, accusate di “fungere da taxi”, in un tentativo di coinvolgere di più i partner europei e dividere equamente il numero di migranti che arrivano nell’Unione Europea. Mercoledì 8 agosto, uno dei funzionari di Amnesty International, Matteo de Bellis, ha condannato le politiche europee nel Mar Mediterraneo dichiarando che, in questa situazione, impedendo lo sbarco dei migranti nei suoi porti, l’Italia sta utilizzando vite umane come carta di scambio. Secondo Reuters, a causa delle pressioni di Roma e La Valletta, molte imbarcazioni umanitarie non navigano più lungo la costa della Libia.

Nonostante le partenze da territorio libico siano sensibilmente diminuite durante il 2018, alcuni trafficanti di persone continuano a far partire imbarcazioni. Circa 720 persone sono morte in mare tra giugno e luglio, ossia da quando le navi umanitarie sono state per lo più assenti nell’area, secondo le stime di Amnesty International, che ha altresì accusato l’Italia e l’Unione Europea di “complicità” con la Libia tramite il loro rafforzato sostegno alla Guardia Costiera affinché essa impedisca le partenze e intercetti i migranti in mare per riportarli sulla terraferma, esponendoli a violenze e violazioni dei diritti umani.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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