Libia: ambasciatore italiano dichiarato “persona non grata”

Pubblicato il 10 agosto 2018 alle 18:40 in Italia Libia

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In Libia, la Commissione Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti ha dichiarato l’ambasciatore italiano sul territorio, Giuseppe Perrone, persona non grata. Il motivo di tale presa di posizione risiederebbe nella presunta dichiarazione rilasciata da Perrone a una tv libica, con sede in Giordania, nella quale il diplomatico si è espressamente opposto alle elezioni nel Paese nordafricano senza riconciliazione nazionale e base costituzionale.

Il Comitato, che si trova sotto il controllo del generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk, situato a est, ha rilasciato la dichiarazione per l’espulsione dell’ambasciatore Perrone, mercoledì 8 agosto, giudicando il suo intervento sulle elezioni come “una palese interferenza negli affari interni libici”. L’organo ha anche sostenuto che le affermazioni dell’ambasciatore “potrebbero avere un impatto negativo sulle relazioni italo-libiche a livello governativo e pubblico e danneggiare gli interessi italiani in Libia”. L’ambasciata italiana nel Paese nordafricano ha negato, con un tweet, la presunta dichiarazione del suo ambasciatore, sostenendo che Perrone abbia esclusivamente rivelato, nell’intervista sul canale televisivo, che solo i libici possono decidere quando tenere le elezioni.

Alcuni analisti hanno evidenziato che la dichiarazione del diplomatico italiano si inserisce nel quadro di una chiara competizione tra Italia e Francia su chi assume il ruolo guida nella crisi libica, perché i seguaci di Haftar, che rifiutano il ruolo italiano, stanno invece chiudendo un occhio sull’interferenza francese e si stanno dimostrando interessati ai tentativi di Parigi di organizzare le elezioni quest’anno senza una base costituzionale precisa.

Il Comitato, che si è espresso in merito alle affermazioni dell’ambasciatore, non avrebbe invece commentato l’affermazione del portavoce di Haftar, Ahmed Al-Mismari, il quale, lo stesso mercoledì 8 agosto, avrebbe chiesto l’intervento russo in Libia per limitare l’influenza di Italia, Qatar e Turchia nel Paese. Al-Mismari avrebbe auspicato un intervento della Russia, simile a quello avvenuto in Siria, “per liberarsi di giocatori stranieri nel Paese”. Il portavoce di Haftar ha sostenuto che Libia e Siria stanno affrontando la stessa situazione e il popolo libico cerca un alleato forte come la Russia. “L’intervento della Russia in Siria ha avuto successo e il suo ruolo nell’eliminare i giocatori stranieri è stato fondamentale”, ha dichiarato Al-Mismari.

Da quando il regime del dittatore libico Muammar Gheddafi è stato rovesciato dall’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre del 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governo. Il primo ha sede a Tripoli, è guidato dal premier Fayez Serraj, ed è sostenuto dall’Onu e dall’Italia. Il secondo ha sede a Tobruk ed è sostenuto da Russia ed Egitto. I trafficanti di esseri umani, ormai da anni, si approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. La mancanza di una solida unità politica comporta altresì che i confini libici siano scarsamente controllati, permettendo non solo il passaggio dei flussi migratori gestiti dai trafficanti, ma anche di gruppi criminali e terroristici.

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Chiara Gentili

di Redazione

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