La politica estera del governo Conte: i rapporti con Egitto e Libia

Pubblicato il 10 agosto 2018 alle 10:34 in Il commento

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Alessandro Orsini. Fonte: LUISS.

 

Il viaggio in Egitto del ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, è importante. L’Italia ha infatti bisogno di andare d’accordo con l’Egitto per una serie di ragioni che è agevole riassumere. In primo luogo, perché ha bisogno dell’Egitto per stabilizzare la Libia. Se la Libia è insicura, l’Italia è insicura. Lo dimostrano le milizie dell’Isis che si erano formate sulla costa libica, l’immigrazione incontrollata e la collaborazione tra i trafficanti di esseri umani e le reti criminali nostrane. In realtà, il problema della Libia non è tanto la stabilizzazione, quanto la ricostruzione. Il Paese è devastato e l’autorità centrale è crollata. Per comprendere l’importanza del viaggio in Egitto di Moavero Milanesi, occorre sapere che gli Stati che influiscono di più sulla ricostruzione di un Paese distrutto sono quelli confinanti. Un Paese al collasso non può ricostruirsi da sé: ha bisogno dell’aiuto degli altri Stati. Nel caso della Libia, i Paesi confinanti sono sei: Egitto, Tunisia, Algeria, Ciad, Niger e Sudan. Sei attori statali sono un numero considerevole. È necessario avviare manovre diplomatiche con tutti loro e avvolgerli in un patto, giacché basta che uno solo scalci troppo che stabilizzazione e ricostruzione diventano un miraggio nel deserto. Ma la situazione che deve maneggiare il governo Conte è ancora più complessa perché, oltre ai Paesi vicini, ci sono quelli lontani, che pure esercitano un ruolo importante o molto importante nelle dinamiche libiche. Stiamo parlando di Russia, Francia, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Turchia e Stati Uniti. Se contiamo, sono tredici Stati, Italia inclusa, le cui relazioni devono intrecciarsi e, alla fine, combinarsi per accomodarsi su un solo territorio. Trump, nell’incontro a Washington con Giuseppe Conte, ha stabilito che questo ruolo di mediatore spetti all’Italia. Il che significa che Moavero Milanesi ha un bel da fare, soprattutto con l’Egitto. Cerchiamo di capire perché. Dopo la caduta di Gheddafi e varie vicende convulse, la Libia si è divisa in due centri di potere principali. Il primo si trova a Tobruk ed è appoggiato da Egitto, Francia e Russia, mentre il secondo si trova a Tripoli ed è appoggiato dall’Italia. L’Egitto ha rapporti molto stretti con il generale Haftar, l’uomo più potente del governo di Tobruk. Per poter mediare, Moavero Milanesi ha bisogno che l’Egitto eserciti pressioni su Haftar affinché abbia un atteggiamento più conciliante verso l’Italia. È scontato che non lo abbia: l’Italia appoggia il governo avverso di Tripoli. In passato, Haftar aveva addirittura dichiarato di essere pronto a sparare sui soldati italiani. Vi sono altre ragioni per cui i rapporti con l’Egitto richiedono cura e cautela. La prima è che, tra i Paesi che confinano con la Libia, l’Egitto è il più importante sul piano internazionale. La posizione strategica che occupa, a cavallo tra Africa e Medio Oriente, gli consente di essere immerso in una trama di relazioni pregiate che gli altri Paesi non hanno. Per limitarci a pochi esempi, l’Egitto ha un ruolo importante nel conflitto israelo-palestinese, al punto che Netanyahu richiede l’aiuto di al-Sisi, il presidente dell’Egitto, per contenere Hamas. Ha un ruolo anche nella guerra in Yemen e ha ottimi rapporti con l’Arabia Saudita, da cui è considerato alleato strategico. Negli ultimi anni, poi, l’importanza diretta dell’Egitto per l’Italia è addirittura cresciuta, grazie agli interessi notevoli che Eni ha maturato in quel Paese. Si aggiunga che l’Egitto ha un governo laico e, a parte la parentesi dei Fratelli Musulmani – una nota organizzazione islamista al governo dal 30 giugno 2012 al 3 luglio 2013 – è stato un perdurante baluardo di laicità in Africa e Medio Oriente. Ovviamente, ci sono anche le spine. L’omicidio del compianto Giulio Regeni resta una questione aperta e irrisolta, che certamente starà molto a cuore a Moavero Milanesi. Giulio Regeni era un giovane ricercatore; Moavero Milanesi ha raggiunto il vertice della carriera accademica. Il ministro degli esteri italiano dovrà profondere un impegno considerevole nella sua missione, appena iniziata, con il sostegno del presidente degli Stati Uniti.

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Articolo apparso su “il Messaggero”, che gentilmente autorizza la riproduzione.

 

 

di Alessandro Orsini

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