Crollo lira turca, Erdogan: “se loro hanno il loro dollaro, noi abbiamo il nostro Dio”

Pubblicato il 10 agosto 2018 alle 12:12 in Turchia USA e Canada

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Il presidente della Turchia, Tayyip Erdogan, ha replicato alle inquietudini sul crollo della lira, generate dalle recenti tensioni con Washington, dicendo ai cittadini turchi di non preoccuparsi, perché se gli americani “hanno il loro dollaro, noi abbiamo il nostro popolo, il nostro Dio”.

Nella mattina di venerdì 10 agosto la lira turca ha registrato un nuovo record in negativo, toccando il minimo storico di 6 nei confronti del dollaro statunitense, dopo che la delegazione turca ha fatto ritorno da Washington, giovedì 9 agosto, senza apparenti soluzioni in merito alla crisi bilaterale attualmente in corso.

Nel pomeriggio di giovedì 9 agosto, prendendo la parola in un comizio di suoi sostenitori nella provincia turca di Rize, sul Mar Nero, Erdogan ha minimizzato le forti inquietudini suscitate dalle fluttuazioni della lira nel Paese e tra gli altri membri dell’Unione Europea, sostenendo che è una conseguenza della campagna mediatica messa in atto ai danni di Ankara. “Ci sono varie campagne in corso al momento, non prestate loro attenzione”, ha affermato il capo di Stato, aggiungendo una frase controversa che ha destato non poche critiche: “Non dimenticatevi che se loro hanno i loro dollari, noi abbiamo il nostro popolo, il nostro Dio”. Il presidente ha poi concluso affermando: “Stiamo lavorando sodo. Guardate dove eravamo 16 anni fa e guardateci ora”.

La recente svalutazione della moneta nazionale è stata alimentata dalle preoccupazioni di molti investitori in merito alla rigida politica monetaria condotta da Erdogan nel quadro della sua nuova presidenza, connotata da un esecutivo molto forte, e anche per via della recente disputa con gli Stati Uniti, come Ankara alleati in seno alla NATO, concernente la liberazione di Andrew Brunson, pastore evangelico americano attualmente detenuto in Turchia previa accuse di terrorismo. Il presidente statunitense, Donald Trump, ha richiesto l’immediato rilascio di Brunson, e la mancata esecuzione di tale richiesta è costata ad Ankara sanzioni americane su due ministri al governo e minacce di un’eventuale restrizione commerciale con Washington.

Erdogan, che si è descritto come un “nemico dei tassi di interesse”, vuole che le banche concedano prestiti a tassi ridotti per alimentare la crescita nel Paese, tuttavia gli investitori temono che questa misura andrà a schiacciare l’economia sul lungo periodo, penalizzando la nazione. Un altro motivo di perplessità e paure è la prospettiva che la banca centrale turca non riesca a tener saldo il timone della situazione finanziaria in un clima di costante inflazione a due cifre in cui, per di più, il presidente invoca continui abbassamenti del tasso di interessi.

Nella prima settimana di agosto, Erdogan ha lanciato un appello ai cittadini affinché convertano sia l’oro sia il denaro contante in lire turche, in modo da sostenere la valuta nazionale, al momento fortemente instabile, tramite una “presa di posizione interna e nazionale”. L’approccio non convenzionale del presidente, il quale è alle redini della politica del Paese da oltre 15 anni (dapprima come primo ministro, per tre mandati consecutivi, dal 2003 al 2014, e subito dopo in qualità presidente della Repubblica, ricarica rivestita dal 28 agosto 2014 fino al presente), ha innervosito e inquietato gli investitori, che hanno manifestato preoccupazioni circa la traiettoria sempre più autoritaria verso la quale Erdogan sta portando la nazione.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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