Yemen: attacco mortale contro uno scuolabus

Pubblicato il 9 agosto 2018 alle 17:07 in Medio Oriente Yemen

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Un attacco mortale ai danni di uno scuolabus, che trasportava bambini, ha causato dozzine di vittime e numerosi feriti, nella provincia di Saada, in Yemen. 

Secondo l’agenzia di stampa Reuters, l’attacco è stato effettuato dall’alleanza militare formata dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Arabia Saudita. Ghani Nayeb, capo del dipartimento della salute nella provincia dove si sono verificati gli attacchi aerei, ha riferito all’agenzia di stampa che il bilancio delle vittime è di 43 deceduti e 61 feriti. Johannes Bruwer, capo della delegazione del Comitato internazionale della Mezzaluna Rossa (CICR) nello Yemen, ha dichiarato in un post su Twitter: “Decine di morti, ancora più feriti, la maggior parte sotto i 10 anni”. Secondo diverse fonti, l’attacco è avvenuto giovedì 9 agosto nei pressi di un mercato affollato nella città di Dahyan, nella provincia di Saada, controllata dai ribelli Houthi, che confina con l’Arabia Saudita. Al Masirah, una rete televisiva pro-Houthi, ha affermato che l’autobus che è stato preso di mira trasportava un gruppo di studenti che frequentavano corsi estivi di lettura del Corano. Sono stati pubblicati diversi video su Twitter che mostrano le conseguenze dell’attacco, tra cui alcuni che ritraggono diversi bambini deceduti e gravemente feriti. 

L’alleanza guidata dagli Emirati Arabi Uniti ha rilasciato una dichiarazione alla rete al-Arabiya, di proprietà saudita, confermando di aver lanciato un attacco su Saada, ma sostenendo che si trattava di “lanciamissili”. “Gli attacchi aerei erano conformi alle leggi internazionali e umanitarie”, ha riferito in una dichiarazione il colonnello Turki al-Malki. Tuttavia, Nasser Arrabyee, un giornalista yemenita che scrive dalla capitale, Sana’a, ha affermato che non vi erano combattenti Houthi nelle vicinanze del mercato in cui è avvenuto l’attacco. “Il luogo è noto per essere un mercato, non c’è nessuna installazione militare nelle vicinanze, ma i sauditi sono noti per averlo fatto altre volte: attacchi su scuole, matrimoni e così via”, ha riferito il giornalista. Inoltre, la situazione relativa alla gestione delle vittime è estremamente complessa, poichè i centri sanitari nella provincia non riescono a gestire il numero di feriti. “È difficile trattare un così grande numero di feriti a Sana’a, figuriamoci a Saada, che è una zona molto remota. Questo peggiora la situazione, con molti dei feriti che rischiano di morire per mancanza di trattamenti o di medicine”, ha affermato Arrabyee. “Anche i primi soccorritori, sono rimasti uccisi, le loro parti del corpo erano sparse”, ha aggiunto.

A seguito dell’attacco a Saada, una serie di attacchi aerei hanno colpito anche la capitale, Sana’a, nei quartieri meridionale e occidentale. Non è chiaro se sono riportate vittime. Jolien Veldwijk, direttore ad interim di Care International, ha dichiarato ad Al Jazeera English che almeno “cinque intensi attacchi aerei” hanno colpito zone densamente popolate della capitale. “Gli aerei stanno ancora circolando nel cielo e ci aspettiamo altre offensive”, ha affermato. Veldwijk ha, inoltre, aggiunto che con la coalizione saudita-emiratina che continua a colpire inesorabilmente le aree civili, le agenzie umanitarie non sono in grado di continuare il loro lavoro. “Devono fermarsi, non c’è modo di continuare il nostro lavoro con tutti questi attacchi aerei”, ha dichiarato. Nel solo mese di giugno, lArabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno effettuato almeno 258 raid aerei nello Yemen, di questi quasi 1/3 erano diretti verso obiettivi non militari. Martin Griffiths, linviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, ha annunciato, il 3 agosto, che inviterà le parti in guerra a partecipare a dei colloqui di pace nella città svizzera di Ginevra il 6 settembre.

L’alleanza guidata dall’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti aveva lanciato un assalto sulla città yemenita di Hodeida, il 12 giugno, per cercare di indebolire il movimento dei ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, tentando di tagliare i contatti con un punto chiave per l’arrivo di rifornimenti nel Paese. Gli Stati arabi hanno altresì reso pubblica la volontà di riconquistare Hodeida, la quale garantisce l’accesso del 70% delle importazioni in Yemen, inclusi gli aiuti umanitari. Il desiderio di sottrarre la città portuale è guidato dalla smania di privare i ribelli delle loro maggiori risorse finanziarie e prevenire il contrabbando di missili fabbricati in Iran, in precedenza lanciati contro alcune città saudite. Sia gli Houthi che l’Iran hanno respinto tali accuse. La guerra nello Yemen, entrata ormai nel quarto anno, ha causato la morte di almeno 10.000 persone, secondo le stime dell’Onu, che ha definito la situazione nel Paese la “peggiore crisi umanitaria del mondo”. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

 

di Redazione

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