USA: nuove sanzioni contro la Russia per il caso Skripal’

Pubblicato il 9 agosto 2018 alle 16:06 in Russia USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno imposto alla Russia nuove sanzioni che saranno effettive a partire dal 22 agosto, a causa degli eventi legati all’avvelenamento dell’ex spia russa Sergej Skripal’ e sua figlia Julija. Dopo Teheran, è stata Mosca ad entrare nel mirino di Washington per quanto riguarda le misure restrittive. L’annuncio è arrivato mercoledì 9 agosto dal Dipartimento di Stato americano, con alcuni mesi di distanza da quando il Congresso ha formalmente richiesto al Presidente Trump di stabilire se la Russia avesse effettivamente violato il diritto internazionale. Alle fine, gli Stati Uniti hanno determinato che Mosca ha utilizzato del gas nervino contro l’ex agente russo residente nel Regno Unito, ha riportato la BBC. La portavoce del Dipartimento di Stato, Heather Nauert, ha riferito che la Russia “ha usato armi chimiche o biologiche in violazione del diritto internazionale”.

Le misure restrittive riguarderanno le esportazioni di merci sensibili per la sicurezza nazionale, come dispositivi elettronici ed altre tecnologie. Attualmente, le autorizzazioni per esportare questo genere di beni vengono accordate caso per caso. Un alto funzionario americano ha dichiarato: “Stiamo applicando queste sanzioni essenzialmente contro tutte le imprese statali o finanziate dallo Stato”, ed ha poi evidenziato la grande portata che queste sanzioni potrebbero avere per la Russia, dichiarando che circa “il 70% della loro economia e il 40% della loro forza lavoro rientra in quei campi”. Per quanto riguarda l’impresa statunitense, ha riferito che il valore delle esportazioni interessate potrebbe raggiungere centinaia di milioni di dollari.

La mossa è stata accolta con favore dal Regno Unito, il cui ministro degli Esteri ha riferito, in un comunicato stampa che “la forte risposta internazionale nei confronti dell’uso di un’arma chimica nelle strade di Salisbury fa capire inequivocabilmente alla Russia che il suo comportamento provocatorio non rimarrà incontestato”.

Era il 4 marzo quando l’ex spia russa Sergej Skripal’ e sua figlia Julija sono stati trovati, incoscienti, nella città di Salisbury, in Inghilterra. Le indagini hanno portato il governo britannico a ritenere che l’avvelenamento fosse stato causato l’agente nervino Novichok, che è stato sviluppato in Unione Sovietica. Mosca ha subito negato qualsiasi coinvolgimento. In seguito a questo evento, diversi Paesi, soprattutto europei, hanno proceduto all’espulsione di diplomatici russi. Negli Stati Uniti sono stati 60, ed è stato chiuso il Consolato Generale di Seattle

Washington ha avvisato che una seconda tranche sanzioni entrerà in vigore tra tre mesi e potrebbe includere il declassamento delle relazioni diplomatiche e la sospensione del diritto di Aeroflot, la compagnia di bandiera russa, di volare nello spazio aereo degli Stati Uniti. Tuttavia, questo secondo round di misure restrittive non entrerà in vigore nel caso in cui Mosca si impegnasse a fornire garanzie affidabili del fatto che non userà più armi chimiche e accettasse delle ispezioni in loco da parte delle Nazioni Unite. Condizioni, queste, difficili da raggiungere. “Sicuramente spetta a Mosca prendere questa decisione”, ha dichiarato un alto funzionario statunitense, ricordando che “la seconda tranche di sanzioni è generalmente più draconiano del primo”.

Ricordiamo che nei confronti della Russia sono già in vigore delle sanzioni statunitensi, imposte in seguito all’annessione della Crimea, avvenuta in seguito al referendum del 16 marzo 2014, durante il quale il 96,77% degli elettori della Crimea e il 95,6% di quelli della città autonoma di Sebastopoli, si espresse in favore alla riunificazione con la Russia, che è stata poi ufficializzata con firma del Trattato tra la Federazione Russa e la Repubblica di Crimea, ratificato dalla Duma il 20 marzo 2014. Si tratta di sanzioni individuali, che prevedono divieti di viaggio, congelamento di beni e restrizioni commerciali, come la possibilità di ottenere finanziamenti dalle banche, nei confronti di quasi 700 persone fisiche e giuridiche russe, in un tentativo di tangere il governo di Vladimir Putin. Queste misure sono state approvate con quattro ordini esecutivi approvati tra marzo e dicembre 2014.

Inoltre, a giugno gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a cinque società e tre individui russi, in risposta ai presunti attacchi informatici contro Washington, approvate con diversi ordini esecutivi tra il 2015 e il 2016.

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di Redazione

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