Migranti: Amnesty si scaglia contro l’Italia, ‘complice’ delle violazioni in Libia

Pubblicato il 9 agosto 2018 alle 6:00 in Immigrazione Italia

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Amnesty International ha pubblicato un rapporto sui flussi migratori del Mediterraneo nel quale, oltre a criticare la nuova linea politica di chiusura intrapresa da Roma, accusa l’Italia e l’Unione Europea di “complicità” con la Libia tramite il loro rafforzato sostegno alla Guardia Costiera affinché essa impedisca le partenze e intercetti i migranti in mare per riportarli sulla terraferma, esponendoli a violenze e violazioni dei diritti umani.

Il rapporto della ONG, pubblicato mercoledì 8 agosto, consta di 27 pagine e porta il seguente titolo, di per sé già esplicativo: “Tra il diavolo e il mare blu profondo. L’Europa viene meno ai rifugiati e ai migranti nel Mediterraneo centrale” (in inglese: “Between the devil and the deep blue sea. Europe fails refugees and migrants in the central Mediterranean”). Si noti anche il titolo del primo capitolo del documento: “La nuova pericolosa linea politica dell’Italia: il rifiuto degli sbarchi”.

Nell’introduzione al documento si legge: “Dall’inizio di giugno 2018, il ritiro dell’Italia dal suo ruolo leader nella coordinazione delle operazioni di salvataggio in mare nel Mediterraneo centrale, unitamente alla sua nuova politica di rifiuto degli sbarchi a sfavore delle imbarcazioni che trasportano rifugiati e migranti salvati, ha reso il sistema SAR (Search & Rescue) inaffidabile, imprevedibile e punitivo”. Poco sotto, Amnesty punta il dito contro Italia e Malta accusandole di trattare le ONG in modo sempre più “ostile”, creando penuria di risorse vitali dedicate al salvataggio: “Il trattamento sempre più ostile delle autorità italiane e maltesi nei confronti delle organizzazioni non governative (ONG) che si occupano di salvare vite in mare sta impoverendo il Mediterraneo centrale di risorse vitali di salvataggio. Invece di venire lodate, le ONG, che nel 2017 e fino a maggio 2018 hanno portato a termine circa il 40% dei salvataggi, ora devono affrontare diffamazioni, intimidazioni e denunce. Le autorità hanno recentemente sequestrato numerose imbarcazioni di proprietà delle ONG. Quelle ancora operative devono affrontare rifiuti e ritardi prima di vedersi concedere gli sbarchi. Esse devono intraprendere viaggi sempre più lunghi per attraccare e far sbarcare le persone salvate in mare in porti sicuri, e ciò contravviene al diritto internazionale del mare; in altri casi, devono prevedere più provviste primarie, al costo di non poter operare per lunghi periodi nell’area costiera libica dove le persone necessitano di maggiore assistenza”.

Una condanna alla Libia e un attacco all’Italia e all’UE emerge poi nel seguente paragrafo: “Alcune delle persone sbarcate in Italia erano gravemente disidratate e malnutrite, dopo aver sopportato mesi di privazione alimentare e altri abusi nel periodo di prigionia in Libia prima di partire per il pericoloso viaggio. Ciò testimonia le condizioni estremamente critiche e disumane con cui i rifugiati e i migranti sono trattati in Libia, condizioni che spesso costituiscono il motivo fondante del tentativo di queste persone di lasciare il Paese. Nonostante ciò, l’Italia e l’unione Europea stanno rinforzando la loro politica di appoggio alla Guardia Costiera libica per assicurarsi di impedire le partenze ed effettuare intercettazioni di rifugiati e migranti in mare per rispedirli in Libia. Anche questo contribuisce a rendere la rotta del Mediterraneo centrale più pericolosa, e i salvataggi in mare più imprevedibili”.

“L’UE e l’Italia continuano a perseguire questa politica a dispetto del destino di coloro che vengono rimpatriati in Libia, dove la violenza è dilagante”, recita il testo, rincarando la dose: “Se da una parte l’Unione Europea e l’Italia fanno sempre più affidamento sulla Guardia Costiera libica, dall’altra non hanno chiesto a quest’ultima di rispondere responsabilmente alle sue azioni né di mettere in atto salvaguardie sufficienti per coloro che vengono riportati in Libia”.

“Pertanto, conclude il rapporto della ONG, Italia e UE sono diventate complici delle violazioni dei diritti umani che i migranti e i rifugiati quasi sicuramente dovranno subire una volta fatto ritorno in Libia”.

Inoltre, nei mesi di giugno e luglio 2018, secondo il documento, nella tratta del Mediterraneo centrale sono morti 721 rifugiati e migranti, e nello stesso periodo, per quanto si sia raggiunto l’obiettivo di far calare gli sbarchi in Italia, è altresì aumentato il tasso di mortalità di chi ha tentato di attraversare il mare partendo dalla Libia, arrivando a 1 morto su 16, ossia un netto aumento rispetto al rapporto di 1 su 64 registrato nei primi 5 mesi del 2018.

“Nonostante il calo del numero di persone che cerca di attraversare il Mediterraneo negli ultimi mesi, il numero dei morti in mare si è impennato. La responsabilità per il numero crescente di vittime ricade sui governi europei che sono più preoccupati di tenere le persone fuori piuttosto che salvare vite umane”, ha affermato Matteo de Bellis, ricercatore di Amnesty esperto in asilo e migrazione. “Le politiche europee hanno autorizzato la Guardia costiera libica a intercettare le persone in mare, tolto la priorità ai salvataggi e ostacolato il lavoro vitale delle ONG di salvataggio. Il recente aumento delle morti in mare non è solo una tragedia: è una vergogna”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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