La Cina controlla davvero la Corea del Nord?

Pubblicato il 9 agosto 2018 alle 15:00 in Asia Cina

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Un mese dopo lo storico incontro tra il presidente Usa, Donald Trump, e la sua controparte della Corea del Nord, Kim Jong-un, sembra che i progressi fatti dai due leader stiano svanendo.

Secondo il presidente Trump la colpa sarebbe della Cina, ma Pechino può davvero “controllare” Pyongyang e le sue azioni? La risposta è no, secondo Shannon Tiezzi, editorialista di punta di The Diplomat. Il rapporto tra Pechino e Pyongyang è più complesso di un semplice gioco forza della Cina sulla Corea del Nord e l’equilibrio geopolitico tra i due Paesi molto delicato.

“Eravamo d’accordo sulla denuclearizzazione della Corea del Nord”, ha scritto Trump su Twitter, “la Cina … starebbe influenzando negativamente l’accordo per via della nostra posizione sul commercio con Pechino – Spero di no!”. Il Presidente degli Stati Uniti non è l’unico a pensarla così. Dopo l’insuccesso della visita del 6 e 7 luglio in Corea del Nord del segretario di stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo, il senatore repubblicano Lindsey Graham ha affermato: “Vedo la mano cinese su tutto questo. Siamo in guerra con la Cina. Se fossi il presidente Trump non lascerei che la Cina usi la Corea del Nord per farmi indietreggiare sulla disputa commerciale”.

Si tratta di dichiarazioni che rafforzano un pensiero molto diffuso tra gli ufficiali e gli analisti americani: la Cina può determinare il comportamento della Corea del Nord.

Un’idea condivisa dallo stesso presidente Trump che durante la campagna elettorale aveva affermato che la Cina “controlla la Corea del Nord”, per poi ritrattare leggermente dopo i colloqui con il presidente Xi Jinping e affermare che Pechino ha “un enorme potere su Pyongyang, ma non è facile come si potrebbe pensare”.
Trump continua ad essere convinto che la Cina deve essere ritenuta responsabile per ogni “cambio di atteggiamento” da parte di Pyongyang, tanto da affermare che la prima cancellazione dell’incontro tra lui e Kim Jong-un fosse dovuta all’incontro che quest’ultimo aveva avuto con il leader cinese Xi Jinping.

Si può parlare di un cambiamento nell’atteggiamento di Pyongyang?

No, secondo l’analisi di Shannon Tiezzi su The Diplomat. In realtà, spiega l’analista, la Cina non può essere accusata di aver generato un cambio nell’atteggiamento da parte di Pyongyang, perché ciò non è avvenuto.

La realtà è che Kim Jong-un non è mai stato d’accordo sulla denuclearizzazione della Corea del Nord che gli Stati Uniti vorrebbero. Nonostante nella dichiarazione congiunta pubblicata da Mike Pompeo dopo il vertice tra Trump e Kim Jong-un si parli di “completa denuclearizzazione della Corea del Nord”, questa non sarebbe la versione “completa, verificabile e irreversibile” desiderata da Washington.

Non si può ritenere che la Cina sia il burattinaio che muove le fila delle azioni della Corea del Nord. La Cina “controlla” la Corea del Nord quanto gli Stati Uniti “controllano” le azioni dei loro alleati, sebbene sia interessante vedere come a Pechino spesso gli Usa vengono accusati di essere dietro le quinte di quelli che vengono percepiti come “comportamenti sbagliati” da parte del Giappone, della Corea del Sud o delle Filippine.

Gli obiettivi della Cina per la penisola coreana non sono completamente allineati con quelli di Washington, ma non corrispondono nemmeno all’atteggiamento che Pyongyang ha tenuto negli ultimi mesi. L’obiettivo prioritario della Cina è la stabilità. Una stabilità raggiungibile solo attraverso la trasformazione economica, come è avvenuto con il progetto di “Riforme e Apertura” avviato nel 1978 dal presidente cinese Deng Xiaoping.

Una Corea del Nord affidabile e integrata a livello mondiale solleverebbe la Cina dal peso di dover sostenere uno “stato cliente” instabile e aiuterebbe Pechino a eliminare una zona grigia nella sua reputazione internazionale, secondo l’editorialista di The Diplomat.
Finora la Corea del Nord non sembra considerare la via della trasformazione economica, questo, secondo Shannon Tiezzi, fa sorgere un quesito: se la Cina davvero controlla la Corea del Nord, perché non ha ancora raggiunto il suo obiettivo?

La realtà, secondo l’analista, è che tra Cina e Corea del Nord non esiste un rapporto di controllore-controllato, ma un’alleanza bilaterale. Da un lato, Pyongyang dipende da Pechino economicamente. Dall’altro, Pechino ha bisogno di Pyongyang da un punto di vista strategico. Se la Cina prendesse il “controllo” totale sulla Corea del Nord, creerebbe caos sul suo confine con la penisola coreana e modificherebbe l’equilibrio geopolitico in un modo che potrebbe andare a vantaggio degli Stati Uniti.

Una situazione simile si può riscontrare nella situazione dell’alleanza tra Stati Uniti e Tailandia. Il colpo di stato del 2014 – che ha dato inizio al governo militare – ha rappresentato un colpo forte alla democrazia tailandese ed è in netta contrapposizione con i valori statunitensi. Washington avrebbe potuto esercitare una forma di “controllo” sul suo alleato per fermare la deriva verso la dittatura. Se lo avesse fatto, però, sostiene Shannon Tiezzi, avrebbe messo in pericolo l’alleanza Usa-Tailandia e avrebbe anche potenzialmente aperto le porte all’ingresso della Cina. Questa è la ragione per cui gli Stati Uniti hanno chiuso un occhio e accettato il colpo di stato, in nome di un beneficio strategico di lunga durata proveniente dall’alleanza.

L’approccio della Cina nei confronti della Corea del Nord è stato di base lo stesso nelle ultime decadi. Nonostante negli ultimi mesi gli incontri bilaterali si sono moltiplicati – con la visita di Kim Jong-un in Cina – i rapporti tra Pyongyang e Pechino non sono stati facili negli ultimi due anni. “Si tratta di un matrimonio infelice, ma i costi del divorzio sarebbero superiori a quelli del rimanere insieme”, scrive l’editorialista di The Diplomat.

Si tratta di un calcolo strategico da parte di Pechino che risale a quasi 70 anni fa, quando l’allora presidente cinese Mao Zedong decise di intervenire nella Guerra di Corea – 1950-53- per proteggere il regime di Kim Il Sung – nonno dell’attuale leader nordcoreano – dalla controffensiva di Usa e Corea del Sud. L’attacco che Kim Il Sung aveva sferrato alla Corea del Sud era contro gli interessi cinesi. La Cina stava uscendo dalla guerra civile, la Repubblica Popolare era stata appena fondata e il governo uscente nazionalista era fuggito a Taiwan. Non era un buon momento per entrare in guerra per Pechino, tuttavia Mao Zedong sapeva che era nel suo interesse strategico proteggere la Corea del Nord. La memoria dell’invasione del Giappone del 1937 ai danni della Cina resa possibile dal controllo di Tokyo sulla penisola coreana era ancora fresca nella memoria del leader di Pechino.

Ad oggi, la Cina ha senza dubbio un’influenza sulla Corea del Nord, ma si tratta di un potere limitato. Pyongyang è consapevole di essere utile a Pechino e ha saputo bene come trasformare tale utilità in benefici diplomatici, economici e militari. Se Pyongyang sta aiutando la Cina disturbando i piani di Trump per la denuclearizzazione coreana proprio mentre la guerra commerciale sino-americana imperversa, conclude Tiezzi, ciò non è dovuto al “controllo” cinese su Kim Jong-un, ma a una sua deliberata volontà politica.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

 

di ilariatipa

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