Trump: le aziende che fanno affari in Iran non potranno farli negli USA

Pubblicato il 8 agosto 2018 alle 16:06 in Iran USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Donald Trump ha dichiarato che le imprese che continueranno a fare affari con l’Iran non potranno intrattenere rapporti commerciali con gli Stati Uniti, in un tweet di martedì 7 agosto. Lunedì, invece, l’Unione Europea ha reso noto che le società che si atterranno alle misure restrittive americane saranno a loro volta sanzionate dall’UE, secondo quanto ha riferito alla BBC Nathalie Tocci, la special adviser dell’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri, Federica Mogherini. L’obiettivo di questa mossa, ha dichiarato da Nathalie Tocci, è di “segnalare agli Iraniani, diplomaticamente, che gli europei sono seri”. Nello specifico, le misure dell’UE vietano alle imprese di adempiere alle sanzioni statunitensi senza il permesso dell’Unione.

“Le sanzioni sono state ufficialmente lanciate. Queste sono le misure più incisive che siano mai state imposte, e a novembre raggiungeranno un nuovo livello. Chiunque faccia affari con l’Iran non li farà con gli Stati Uniti. Io sto chiedendo la pace nel mondo, niente di meno” è questo il contenuto del tweet di Trump. Il capo della Casa Bianca ha inoltre fatto riferimento alla seconda tranche di sanzioni, che dovrebbe entrare in vigore il 4 novembre e riguarderà, tra le altre cose, le importazioni di petrolio dal Paese mediorientale.

Federica Mogherini ha dichiarato che l’Unione Europea sta facendo del suo meglio per mantenere l’Iran all’interno dell’accordo sul nucleare e per far sì che continui a beneficiare dei vantaggi economici che questo arreca al suo popolo. Martedì 7 agosto, il Consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Bolton, ha sottolineato che le sanzioni stavano già mostrando la loro efficacia nel disincentivare le imprese europee, dicendo: “i Governi europei stanno ancora rispettando l’accordo sul nucleare, ma le loro imprese se ne stanno andando il più velocemente possibile, quindi l’effetto delle sanzioni americane sta  procedendo a prescindere”.

Le aziende americane a fare affari in Iran non sono molte, quindi l’impatto delle sanzioni dipenderà dall’abilità di Washington a disincentivare le compagnie europee ed asiatiche che operano nel Paese, come riporta Reuters. Tra le principali imprese che hanno rilasciato dichiarazioni a questo proposito emerge la compagnia petrolifera francese Total, che ha comunicato che lascerà il progetto South Pars 11 entro novembre, a meno che le sanzioni non vengano eliminate, secondo quanto è stato riportato dalla BBC. Similmente, il gruppo danese Maersk, che si occupa di trasporto marittimo di energia, ha riferito che porterà a termine gli impegni già sottoscritti in Iran, ma che non concluderà nuovi contratti.

Per quanto riguarda il volume degli affari tra l’Unione Europea e Teheran, nel 2017 i Paesi dell’UE hanno esportato beni in l’Iran per oltre 10.8 miliardi di euro. Si è trattato principalmente di macchinari e attrezzature per il trasporto, prodotti chimici e manufatti. Le importazioni invece ammontano a circa 10.1 miliardi di euro, e sono prevalentemente legate all’energia, con i combustibili minerali che costituiscono l’88.7% dell’import europeo da Teheran, come dimostrano i dati pubblicati dalla Commissione Europea.

Le sanzioni imposte all’Iran dagli Stati Uniti sono effettive da martedì 7 agosto, e sono la conseguenza dell’uscita di Washington dall’accordo sul nucleare iraniano, il Piano di Azione Congiunto Globale (PACG), che è stato firmato a Vienna il 14 luglio 2015 da Iran, Stati Uniti, Francia, Russia, Cina, Regno Unito, Germania Unione Europea. L’accordo aveva stabilito dei limiti al programma nucleare iraniano, soprattutto riguardanti l’arricchimento dell’uranio, in cambio di un alleggerimento delle sanzioni verso Teheran. Da quel momento, l’economia del Paese mediorientale è passata da una fase di contrazione ad una di significativo sviluppo, registrando nel 2016, un tasso di crescita del 12,5%, secondo le stime della Banca Mondiale. Questo è stato possibile in seguito all’adozione di riforme strutturali basate sui principi dell’economia di mercato.

L’intenzione di uscire dal patto era stata resa nota da Washington l’8 maggio. L’entrata in vigore delle misure restrittive contro Teheran era stata seguita da una dichiarazione congiunta di Francia, Germania, Regno Unito ed Unione Europea, che hanno preso le distanze dalla mossa di Washington, affermando che l’accordo sul nucleare iraniano sta funzionando e sta raggiungendo il suo obiettivo, vale a dire assicurare che il programma nucleare iraniano rimanga esclusivamente pacifico, come è stato confermato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica in 11 rapporti consecutivi”.

Le sanzioni entrate in vigore il 7 agosto riguardano l’acquisto o l’acquisizione di dollari statunitensi da parte del governo di Teheran, il commercio di oro o di altri metalli preziosi, e le transazioni in rial, la valuta iraniana, la vendita diretta e indiretta, la fornitura o il trasferimento verso l’Iran di grafite, alluminio, acciaio e carbone. Le misure mirano a colpire l’industria automobilistica e il settore del siderurgico, limitando l’accesso alle materie prime a alle parti essenziali

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.