L’Iraq si conformerà all’embargo USA, no dialogo Teheran-Washington

Pubblicato il 8 agosto 2018 alle 13:04 in Iran Iraq

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Il primo ministro iracheno, Haider al-Abadi, ha dichiarato che, nonostante non approvi le rinnovate sanzioni americane all’Iran, Baghdad si conformerà ai termini dell’embargo, mentre l’Iran denuncia l’inaffidabilità degli Stati Uniti.

“Non supportiamo le sanzioni perché sono un errore strategico, ma le faremo rispettare”, ha affermato. “In generale, le sanzioni sono ingiuste”, ha aggiunto. Gli Stati Uniti hanno minacciato i Paesi e le società che fanno affari in Iran, con nuove sanzioni, martedì 7 agosto. L’Iraq è un importante partner commerciale per l’Iran ed è il secondo importatore di prodotti iraniani non derivati dagli idrocarburi. Gli iracheni hanno speso circa 6 miliardi di dollari in beni importati da Teheran nel 2017. A destare maggiore preoccupazione è il fatto che l’Iraq compra energia elettrica prodotta dall’Iran, per far fronte ai cronici tagli energetici, che hanno portato a proteste di massa durante l’estate. “Ci impegniamo a proteggere la nostra gente e i suoi interessi”, ha affermato Abadi.

Baghdad è alleato sia dell’Iran sia degli Stati Uniti e si è basato sui buoni rapporti con entrambe le potenze per eliminare la presenza del gruppo dello Stato Islamico nel proprio territorio, nel 2017. L’Iran, inoltre, è un attore chiave nella politica irachena e ha un’enorme influenza su figure politiche, forze paramilitari e milizie. Le compagnie iraniane hanno recentemente interrotto le forniture di energia alla provincia costiera petrolifera di Bassora, in Iraq, a causa di numerosi pagamenti in sospeso. Secondo quanto riporta il quotidiano in lingua inglese, The New Arab, l’Iran soffre già di alti tassi di disoccupazione e inflazione e le sanzioni danneggeranno senza dubbio ulteriormente l’economia iraniana. Una seconda ondata di sanzioni ancora più severe inizierà il 5 novembre, prendendo di mira il settore petrolifero e del gas di Teheran. A partire da aprile 2018, il rial iraniano ha perso quasi la metà del proprio valore. Gli iracheni, a loro volta, sono memori delle dure sanzioni, subite a partire dal 1990, a seguito dell’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein.

Da parte sua, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha dichiarato, mercoledì 8 agosto, che è difficile immaginare nuovi colloqui con gli Stati Uniti e che Washington ha perso la fiducia del mondo intero a causa del proprio errato processo decisionale, riferendosi alla reintroduzione delle sanzioni. “Immaginiamo di negoziare ora, ma come possiamo fidarci di loro?” ha dichiarato Zarif ai giornalisti sull’emittente statale IRINN. “L’America procede a zig-zag costantemente, quindi ora nessuno si fida di loro”, ha aggiunto. Il ministro degli Esteri si è espresso in questi termini, il giorno successivo alla reintroduzione della prima tranche di sanzioni da parte di Washington, la cui intenzione era stata dichiarata l’8 maggio. Il presidente Donald Trump ha affermato di voler avviare una serie di colloqui con l’Iran, per negoziare un nuovo accordo che prenda in considerazione l’intera gamma del suo “comportamento malvagio” nella regione. L’Iran ha respinto l’idea di tale nuovo accordo. “C’è una grande differenza questa volta”, ha affermato Zarif. “Prima nessuno appoggiava l’Iran, ma ora tutti i Paesi del mondo sono dalla nostra parte”.

Le sanzioni imposte all’Iran dagli Stati Uniti sono effettive da martedì 7 agosto, e sono la conseguenza dell’uscita di Washington dall’accordo sul nucleare iraniano, il Piano di Azione Congiunto Globale (PACG), che è stato firmato a Vienna il 14 luglio 2015 da Iran, Stati Uniti, Francia, Russia, Cina, Regno Unito, Germania Unione Europea. L’accordo aveva stabilito dei limiti al programma nucleare iraniano, soprattutto riguardanti l’arricchimento dell’uranio, in cambio di un alleggerimento delle sanzioni verso Teheran. Da quel momento, l’economia del Paese mediorientale è passata da una fase di contrazione ad una di significativo sviluppo, registrando nel 2016, un tasso di crescita del 12,5%, secondo le stime della Banca Mondiale

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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