USA: tornano le sanzioni conto l’Iran

Pubblicato il 7 agosto 2018 alle 14:02 in Iran USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno reintrodotto le sanzioni nei confronti dell’Iran, che sono effettive a partire da martedì 7 agosto. Il presidente Donald Trump ha promesso “severe conseguenze” per chi continuasse ad intrattenere rapporti commerciali con Teheran. “Gli Stati Unito sono fermamente impegnati a far rispettare tutte le misure, lavoreremo a stretto contatto con i Paese che commerciano con l’Iran per garantirne la piena conformità”, ha dichiarato il capo della Casa Bianca, sottolineando che “le persone o le entità che non riusciranno a bloccare tali attività con l’Iran rischiano gravi conseguenze”. Bruxelles ha affermato che adotterà misure legali per proteggere le società europee che fanno legittimamente affari nel Paese mediorientale.

Donald Trump si è dichiarato disponibile ad incontrare la sua controparte iraniana per negoziare un altro trattato sul nucleare. Il presidente dell’Iran, Hassan Rouhani, ha commentato gli eventi in un discorso trasmesso in diretta alla televisione di Stato, lunedì 6 agosto. “Non ho precondizioni, se il Governo degli Stati Uniti è disposto, iniziamo subito” ha affermato, ricordando che “se c’è sincerità, Teheran ha sempre accolto con favore il dialogo ed i negoziati”. Rouhani ha così lasciato intendere che Teheran sarebbe disponibile a dialogare, a condizione che Washington dimostri la sua affidabilità. Il presidente iraniano ha successivamente reso il concetto, affermando che “se pugnalate una persona con un coltello e poi dite di voler parlare, la prima cosa che dovete fare è rimuovere il coltello”. Rouhani ha inoltre ricordato che, mentre il precedente segretario di Stato, Rex Tillerson, si era mostrato aperto al confronto ed aveva incontrato il ministro degli Esteri iraniano, “ad aver voltato le spalle al dialogo e ai negoziati sono stati Trump e la sua amministrazione”.

Alcune ore prima dell’entrata in vigore delle sanzioni, il Consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Bolton ha invitato l’Iran a prestare attenzione agli inviti alle negoziazioni provenienti da Washington, affermando, senza mezzi termini, che “se gli ayatollah vogliono uscire dalla stretta, dovranno venire a sedersi” aggiungendo inoltre che “la pressione non cesserà mentre i negoziati seguiranno”.

Le sanzioni entrate in vigore il 7 agosto riguardano l’acquisto o l’acquisizione di dollari statunitensi da parte del governo di Teheran, il commercio di oro o di altri metalli preziosi, e le transazioni in rial, la valuta iraniana, che a marzo ha perso 15 punti percentuali rispetto al dollaro se comparato al cambio del trimestre precedente. Le misure andranno inoltre a colpire la vendita diretta e indiretta, la fornitura o il trasferimento verso l’Iran di grafite, alluminio, acciaio e carbone. Le misure mirano a colpire l’industria automobilistica e il settore del siderurgico, limitando l’accesso alle materie prime a alle parti essenziali. Si tratta della prima di due tranche di sanzioni, La seconda, che dovrebbe entrare in vigore entro il 4 novembre, riguarderà, tra le altre cose, il settore petrolifero. Riguardo alla sfida che le sanzioni hanno posto al Paese, Rouhani ha affermato che le pressioni verranno affrontate con unità dalla popolazione iraniana.

Le sanzioni contro Teheran erano state rimosse nel 2015, come conseguenza dell’accordo sul nucleare iraniano, il Piano di Azione Congiunto Globale (PACG), che è stato firmato a Vienna il 14 luglio 2015 dall’Iran, i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, insieme alla Germania e l’Unione Europea. L’accordo aveva stabilito dei limiti al programma nucleare iraniano, soprattutto riguardanti l’arricchimento dell’uranio, in cambio di un alleggerimento delle sanzioni. Da quel momento, l’economia del Paese mediorientale è passata da una fase di contrazione ad una di significativo sviluppo, registrando nel 2016, un tasso di crescita del 12,5%, secondo le stime della Banca Mondiale. Questo è stato possibile in seguito all’adozione di riforme strutturali basate sui principi dell’economia di mercato.

Tuttavia, l’8 maggio, Trump ha annunciato che gli Stati Uniti sarebbero usciti dall’accordo nucleare con l’Iran. Gli altri firmatari continuano ad attenersi al patto. Francia, Germania, Regno Unito e UE in una dichiarazione di martedì 6 agosto hanno preso le distanze dalla decisione di Washington, affermando che “il PACG sta funzionando e raggiungendo il suo obiettivo, vale a dire assicurare che il programma nucleare iraniano rimanga esclusivamente pacifico, come è stato confermato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica in 11 rapporti consecutivi”.

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di Redazione

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