Trump voleva invadere il Venezuela, Maduro gli chiede aiuto

Pubblicato il 7 agosto 2018 alle 6:05 in USA e Canada Venezuela

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“Perché non invadiamo questo paese così problematico?” – sono le parole che avrebbe pronunciato Donald Trump al termine della riunione di gabinetto del 10 agosto 2017 che decise le prime sanzioni USA contro Caracas, secondo la ricostruzione della Associated Press resa nota lo scorso 8 luglio. L’allora Segretario di Stato Rex Tillerson e il consigliere per la sicurezza nazionale McMaster “rimasero di stucco” prima di spiegare al presidente che qualunque azione armata, anche di modesta entità, avrebbe compromesso le relazioni con l’intera America Latina, anche con i paesi più duri nei confronti di Maduro. Trump avrebbe poi ripetuto la proposta incontrando i leader dei paesi del gruppo di Lima (11 paesi latinoamericani più il Canada) a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Trump avrebbe trovato di fronte un compatto coro di No, capitanato da Argentina, Brasile, Cile e Messico.

Il presidente USA considera le invasioni di Grenada e Panama, volute rispettivamente da Ronald Reagan e George Bush padre nel 1983 e nel 1989, “grandi successi” e in più occasioni avrebbe proposto una soluzione simile in Venezuela, sia durante la lunga crisi politico-istituzionale attraversata da Caracas tra marzo e agosto del 2017, sia in seguito, in relazione alla crisi economica e migratoria che vive il paese latinoamericano.

Allo stesso Donald Trump, Nicolás Maduro ha chiesto “aiuto nella lotta contro i gruppi terroristici” legati all’esilio anticastrista di Miami, da cui proverrebbero alcuni degli attentatori che il 4 agosto scorso hanno tentato di uccidere il presidente venezuelano durante la parata militare per l’ottantunesimo anniversario della creazione della Guardia Nazionale venezuelana.

“L’indagine preliminare indica che molti dei responsabili dell’attacco, dei finanzieri e dei pianificatori, vivono negli Stati Uniti, nello stato della Florida” – ha reso noto Maduro in una nota. “Spero che l’amministrazione Trump sia disposta a combattere i gruppi terroristici che commettono attacchi nei paesi pacifici del nostro continente, in questo caso il Venezuela.”

Maduro non ha accusato direttamente gli USA di essere implicati nel fallito attentato di sabato 4 agosto, attribuendone la responsabilità all’estrema destra venezuelana e colombiana in combutta con il governo di Bogotà. Diversa la posizione di Cuba e Bolivia, che hanno indicato in Washington il responsabile politico dell’attacco. L’amministrazione USA ha respinto ogni illazione.  “Gli Stati Uniti non hanno preso parte in alcun modo al tentato assassinio del presidente Maduro” – ha dichiarato su Fox News il consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton.

L’attentato è stato rivendicato dal gruppo Soldados de Franelas.  “L’operazione è stata compiuta con 2 droni carichi di esplosivo C4 verso il palco presidenziale. I cecchini della guardia d’onore hanno abbattuto i droni prima di raggiungere l’obiettivo. Abbiamo dimostrato che sono vulnerabili, stavolta non ce l’abbiamo fatta, ma è solo questione di tempo” — si afferma in un tweet del movimento, che negli ultimi giorni ha pubblicato immagini di esecuzioni sommarie di diversi dittatori, tra cui Gheddafi e Ceausescu, affiancate a immagini di crisi e povertà in Venezuela e commentando: “questa è giustizia (le esecuzioni), questo è terrorismo (le conseguenze della crisi). 

Il gruppo Soldados de Franelas è stato creato nel 2014 ed è legato all’ufficiale di polizia ribelle Óscar Pérez, autore di diverse azioni contro il governo chavista e ucciso durante un’operazione speciale da parte della polizia venezuelana nel gennaio 2018. Il 5 agosto il gruppo ha pubblicato la foto del cadavere di Pérez e dei suoi uomini “uccisi dal dittatore Nicolás Maduro” commentando “questo sí che è terrorismo. Soldados de Franelas si definisce “alleanza di tutte le forze di resistenza nazionale” contro Maduro ed ha pubblicamente smentito i dubbi sollevati dai partiti di opposizione riguardo all’attentato.

 

Il ministro dell’Interno Néstor Luis Reverol ha detto che sei “terroristi” sono stati detenuti domenica, un giorno dopo che il governo ha detto che i droni che trasportano esplosivi hanno preso di mira Maduro nel bel mezzo di un indirizzo televisivo nazionale. Reverol ha detto che tutti gli “autori materiali e intellettuali all’interno e all’esterno del paese” sono stati identificati, ma non ha fornito ulteriori dettagli.

Il ministro delle Comunicazioni e dell’Informazione del Venezuela Jorge Rodríguez ha, invece, dichiarato all’edizione in spagnolo dell’agenzia di stampa russa Sputnik che l’attentato contro il presidente Nicolás Maduro veniva preparato da almeno sei mesi. “La veloce reazione della sicurezza del presidente Maduro non solo ha assicurato l’incolumità del capo di Stato, ma ha portato anche alla cattura di alcuni degli esecutori dell’attacco sul posto. Ora stanno raccontando i dettagli di questa operazione, che è stata preparata da almeno sei mesi” — ha dichiarato Rodríguez.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e dall’inglese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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