Stati Uniti: tribunale ordina di ripristinare programma DACA

Pubblicato il 5 agosto 2018 alle 6:00 in Immigrazione USA e Canada

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La sentenza di un giudice federale impone all’amministrazione Trump di ripristinare a pieno e integrare ulteriormente il programma che protegge dal rimpatrio forzato i giovani immigrati condotti negli Stati Uniti illegalmente quando erano bambini.

Il giudice federale americano John Bates, operativo a Washington, D.C., venerdì 3 agosto, ha emanato un verdetto inerente al futuro del Deferred Action for Childhood Arrival (DACA), conosciuto anche come il Programma per i Sognatori. Bates ha poi affermato che, per quanto l’amministrazione Trump sia tenuta a ripristinare il programma, le concede un lasso di tempo che andrà fino al 23 agosto prossimo affinché l’amministrazione decida se impugnare o meno la sentenza. Bates, che era stato nominato dall’ex presidente statunitense repubblicano George W. Bush, ha inoltre affermato che non tornerà sui suoi passi dopo la decisione presa, poiché gli argomenti addotti a sostegno della posizione presa dall’amministrazione Trump non si sono rivelati convincenti né hanno arginato le sue preoccupazioni. Il primo verdetto del giudice risale al mese di aprile, in cui aveva ordinato al governo federale di continuare a tenere in vita il programma in questione, ivi inclusa la parte di gestione delle nuove richieste di adesione. Dopodiché, Bates aveva concesso al governo 90 giorni di tempo per fornire una spiegazione più articolata in merito ai motivi che lo spingono a porre fine al DACA.

Un portavoce del Dipartimento di Giustizia statunitense, nella medesima giornata di venerdì 3 agosto, ha riferito che il governo continuerà a difendere la propria posizione, sicuro di “agire secondo la sua legittima autorità, scegliendo di chiudere il DACA in maniera appropriata”. Finora il Congresso non è riuscito a far passare una legge che sancisca una volta per tutte il destino dei Sognatori; i più ottimisti sperano che gradualmente si possa arrivare all’ottenimento della cittadinanza.

Altri due tribunali federali, uno in California e l’altro a New York, avevano precedentemente emesso sentenze a favore della continuazione del programma. Tali verdetti, però, a differenza di quest’ultimo, si limitavano a imporre la prosecuzione dei rinnovi di coloro che già beneficiavano del programma, e non lo aprivano a nuove richieste di iscrizione. Ciò che accadrà in seguito a questa terza sentenza non è ancora chiaro. I giovani migranti che godono della protezione del DACA, spesso soprannominati “Sognatori” (Dreamers) sono circa 700.000, mentre altri 1,1 milioni sarebbero idonei a rientrarvi. Chi è protetto dal programma non può essere rimpatriato e ottiene un permesso di lavoro valido per due anni, allo scadere del quale è necessario rinnovare la propria iscrizione al DACA.

Il Deferred Action for Childhood Arrival (DACA) era stato adottato dall’amministrazione Obama nel 2012, per permettere ai giovani immigrati di poter lavorare legalmente negli Stati Uniti. Il piano non conferiva la residenza legale, ma lasciava al pubblico ministero la scelta di attuare o meno le leggi anti-immigrazione. Tuttavia, il 5 settembre 2017, Trump aveva abrogato il programma, scatenando numerose proteste da parte di democratici, repubblicani e attivisti, che avevano definito “crudele” la sua decisione. Il 5 marzo scorso ha segnato la scadenza definitiva del DACA, che è stato anche al centro di uno shutdown del governo tra il 20 e il 23 gennaio, quando i democratici al Congresso, che volevano rinnovare il programma, hanno bloccato una proposta di legge per finanziare il governo fino al 16 febbraio, poiché non erano riusciti a raggiungere un accordo con i repubblicani sull’estensione del piano.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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