USA pianificano riduzione di truppe e missioni in Africa

Pubblicato il 4 agosto 2018 alle 6:14 in Africa USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno pianificato la riassegnazione di centinaia di truppe americane e la riduzione delle missioni militari “Special Operations” nel continente africano, come parte della strategia di difesa nazionale dell’amministrazione Trump. Tale strategia, presentata a gennaio dal segretario alla Difesa, James Mattis, ha nell’attenzione contro le minacce provenienti dalla Russia e dalla Cina il suo focus.

La modifica della presenza militare americana in Africa fa parte del piano presentato dal generale Thomas D. Waldhauser, capo dell’Africa Command degli Stati Uniti, che tuttavia ha precisato che il riassetto delle forze americane in Africa non significa il ritiro degli Stati Uniti dal continente ma semplicemente una razionalizzazione delle capacità militari americane in tutto il mondo. Non a caso, il generale Waldhauser ha spiegato che, sebbene l’Africa Command sia stato il primo ad essere esortato a presentare un piano di riassetto organizzativo, la sua previsione è che la richiesta del Pentagono coinvolgerà anche gli altri comandi attivi nel resto del mondo. Il generale Waldhauser ha aggiunto che, in ogni caso, gli Stati Uniti “si riservano il diritto di ritornare unilateralmente” nelle aree lasciate, per proteggere, se necessario, gli interessi americani.

Secondo quanto affermato da alcuni funzionari del Dipartimento della Difesa americano e riportato dal quotidiano statunitense The New York Times, i tagli riguarderanno principalmente le truppe e le operazioni attive nell’Africa centrale e occidentale, dove attualmente si occupano di addestramento delle forze armate africane in vista della lotta contro gruppi militanti di ideologia islamica estremista, inclusi lo Stato Islamico, Boko Haram e i gruppi affiliati ad Al-Qaeda, che tuttavia non hanno mai attaccato direttamente gli Stati Uniti in Africa. Il generale Waldhauser, da parte sua, ha informato che la riduzione della presenza militare americana in Africa comincerà in Paesi come il Camerun, dove i soldati americani sono attualmente circa 300 e dove la missione di addestramento ha avuto un tale successo che le forze del Paese africano non hanno più bisogno del supporto statunitense. Secondo quanto riferito invece da un funzionario del Dipartimento della Difesa, anche le forze del Niger sono prossime a essere considerate autonome. Proprio in Niger, tuttavia, il 4 ottobre, 4 soldati americani, 4 soldati nigerini e un traduttore sono stati uccisi in un’imboscata in cui è caduto il loro convoglio al confine con il Mali. L’8 giugno, invece, un soldato americano è rimasto vittima di un attacco nella Somalia sudoccidentale. Precisamente in Paesi come la Somalia, secondo J. Peter Pham, specialista dell’Africa presso l’Atlantic Council di Washington, la presenza di truppe americane potrebbe ridurre l’incentivo delle forze locali di raggiungere l’autonomia. D’altra parte, mette in guardia Pham, riportato dal new York Times, “una grande competizione di potere si svolge anche in Africa”. Emblematica al riguardo, secondo lo specialista americano, è il contrasto fra Washington e Pechino a Gibuti, dove entrambi i Paesi hanno basi militari.

Di fronte al ripensamento della presenza militare americana in Africa, non sono mancate le voci di quanti, dal mondo militare, hanno espresso preoccupazione in merito alla riduzione delle truppe e delle operazioni statunitensi nel continente. In particolare, il quotidiano americano riporta che l’ex generale dell’esercito e capo dell’Africa Command, Carter F. Ham, ha dichiarato che, pur essendo “in linea di principio” d’accordo con la strategia di difesa nazionale dell’amministrazione Trump, il suo timore è che un’ulteriore riduzione del coinvolgimento americano in Africa, già modesto, “ridurrà la probabilità di ottenere buoni risultati in tutto il continente”. Ad oggi, il Pentagono destina all’Africa una percentuale di investimenti minima rispetto a quella destinata alla Germania, alla Corea del Sud o al Giappone.

Con riferimento alla presenza militare americana nel mondo, gli Stati Uniti hanno attualmente più di 7.300 truppe attive in tutto il globo nell’ambito delle Special Operations. Di quelle, 1.200 sono di stanza in Africa. Laddove la riduzione richiesta diventasse effettiva, le truppe statunitensi in Africa si ridurrebbero a circa 700, riportando la presenza militare americana sul continente africano ai livelli del 2014, secondo i dati dell’Africa Command, riportati dal New York Times. Tale modifica rientrerebbe nell’ambito delle direttive del Dipartimento della Difesa che, da 7 mesi, è al lavoro per implementare la nuova strategia di difesa nazionale americana, annunciata da Mattis il 19 gennaio. In quell’occasione, il segretario americano alla Difesa ha spiegato che, sebbene gli Stati Uniti persisteranno nella lotta al terrorismo, “la grande competizione per il potere, non per il terrorismo, è adesso il principale obiettivo della sicurezza nazionale degli Stati Uniti”.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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