Cuba: la riforma costituzionale vista dall’opposizione

Pubblicato il 4 agosto 2018 alle 6:08 in America Latina Cuba

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La riforma della Costituzione cubana, volta a riconoscere gli elementi di economia di mercato introdotti nel sistema dell’isola e a rafforzarli, è al centro del dibattito non solo a livello ufficiale, con la norma ormai approvata dal parlamento e pronta ad essere sottoposta a consultazione popolare, ma anche negli ambienti anti-castristi, a Cuba e all’estero.

Alcuni membri dell’opposizione cubana, che operano sia dentro sia fuori Cuba, hanno presentato giovedì 2 agosto a Miami un “codice dei diritti e delle libertà” con il dichiarato obiettivo di condurre un’opera dia”alfabetizzazione civico” dei cittadini dell’isola prima che il processo di riforma costituzionale attualmente in corso sia sottoposto a referendum. Gli stessi organizzatori ammettono che una vittoria del NO alla riforma è difficilissima se non impossibile, ma sperano che il voto possa segnare la nascita di un fronte anticastrista elettoralmente significativo. 

Rosa María Payá, Manuel Cao, Ramón Saúl Sánchez, Diego Suárez, Frank Calzon, Orlando Luis Pardo Lazo, Lia Villares e Lilo Vilaplana hanno spiegato nel corso di una conferenza stampa che è “illegittimo” il progetto di riforma della Costituzione adottato la settimana scorsa dall’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, il parlamento dell’isola.

“Questo codice è essenziale. Ci sono diritti che Cuba non riconosce, cominciamo con questa alfabetizzazione civica che è assolutamente necessaria. Non è mai troppo tardi, non è mai abbastanza” – ha spiegato Lia Villares, un’artista grafica incaricata della rappresentazione “visiva” del codice. Il Codice riconosce il diritto di habeas corpus, il diritto a un processo equo, la proprietà, la partecipazione politica, il diritto di sciopero, la libertà di associazionee di culto, i diritti sindacali e del lavoro d’impresa, tra altri.

Intervistata dal quotidiano spagnolo El País, Rosa María Payá, figlia dell’oppositore cattolico Oswaldo Payá, morto nel 2012 in un incidente d’auto, ha definito la riforma della costituzione “puro teatro castrista”, “un mezzo per il governo di legittimare il suo perpetrarsi al potere”. Secondo Payá l’ideologia comunista è scomparsa dall’isola “ormai da molti anni” e quel che rimane “è solo una facciata affinché la famiglia Castro continui a detenere le redini del paese e dello stato”.

L’opposizione, tramite il giornale 14ymedio, attacca la riforma, definita “una trappola”, nel suo punto più significativo: il riconoscimento della proprietà privata. 

“Le forme di proprietà – scrive Miriam Celaya, editorialista del quotidiano d’opposizione – ammesse nel progetto sono: socialista, in cui lo stato canaglia agisce come proprietario ‘in rappresentanza e beneficio di tutto il popolo’; la cooperativa, come concepita dallo stesso Stato-Partito; quella mista, che combina due o più forme di proprietà; quella delle organizzazioni politiche, di massa e sociali, che costituisce un vero ignoto e ad ogni modo rappresenta un pesante onere per il bilancio pubblico; la proprietà privata, che ‘si esercita su alcuni mezzi di produzione’ ed infine quella personale, che ‘si esercita sui beni, senza mezzi di produzione che costituiscono contribuiscono alla soddisfazione dei bisogni materiali e spirituali del suo proprietario’, e che è detto in termini così ambigui da poter includere allo stesso livello sia la casa che l’automobile, come la TV o il deodorante che tutti usano”.

Tradizionalmente debole e divisa, definita “anti-cubana” dalla propaganda ufficiale, spesso associata ad alcuni ambienti anti-castristi di Miami in passato legati all’estrema destra latinoamericana ed europea, l’opposizione cubana cerca nell’opposizione alla riforma di crearsi uno spazio come interlocutore politico credibile non tanto per il governo, quanto per la stessa società cubana.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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