Zimbabwe: Mnangagwa vince le elezioni e si riconferma presidente

Pubblicato il 3 agosto 2018 alle 12:28 in Africa Zimbabwe

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L’attuale presidente dello Zimbabwe, Emmerson Mnangagwa, salito al potere dopo le dimissioni forzate dell’ex leader Robert Mugabe, deposto il 21 novembre 2017 con un colpo di stato, ha vinto le elezioni del 30 luglio 2018 e ha ottenuto un nuovo mandato. I risultati elettorali sono stati resi noti ufficialmente giovedì 2 agosto e hanno visto il 75enne Mnangagwa primeggiare con 2,46 milioni di voti contro i 2,15 milioni di voti del principale leader dell’opposizione, Nelson Chamisa.

Le votazioni, le prime dopo 30 anni di governo di Mugabe, eletto nel 1987, si sono svolte in maniera relativamente agevole, ma i disordini che ne sono seguiti hanno rivelato le profonde fratture nella società dello Zimbabwe e le difficoltà nella gestione delle forze di sicurezza. Mercoledì 1 agosto, la polizia e l’esercito, intervenuti anche con veicoli corazzati ed elicotteri militari, si sono scagliati contro una folla di manifestanti che nella capitale, Harare, protestavano contro il partito di governo, lo ZANU-PF di Mnangagwa (Unione Nazionale Africana dello Zimbabwe – Fronte Patriottico), accusandolo di aver truccato le elezioni e commesso brogli. 6 persone sono state uccise negli scontri, dove le forze di sicurezza hanno sparato munizioni vere e lanciato gas lacrimogeni. La polizia ha poi sigillato il quartier generale del Movimento per il cambiamento democratico (MDC) di Chamisa, prima di prendere d’assalto l’edificio e arrestare 16 persone. Il mandato di perquisizione riferiva che gli agenti stavano cercando armi da fuoco, granate e pietre.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters, il raid di mercoledì 1 agosto arreca notevoli danni agli sforzi di Mnangagwa, volti a riabilitare l’immagine di un Paese che finora è stato protagonista di gravi repressioni politiche e di un pesante collasso economico. Mettendo in discussione l’indipendenza della magistratura, Chamisa si è detto riluttante a ricorrere al tribunale per contestare i risultati, affermando che sarebbe come “andare nella tana del leone”. Un funzionario dell’MDC ha dichiarato che l’opposizione respinge i risultati perché non è stata in grado di verificarli. Prima che la polizia assaltasse il quartier generale del Movimento, il segretario generale Douglas Mwonzora aveva riferito che 27 funzionari del partito che eseguivano le tabulazioni dei voti erano rimasti chiusi nei loro uffici perché gli agenti avevano sigillato l’edificio. “Non riconosceremo quel mandato di perquisizione perché vogliono infangare le prove. Volevano solo interrompere il normale processo di tabulazione dei risultati”, ha affermato Mwonzora. Dal canto loro, le forze di polizia hanno negato ogni accusa. “Gli agenti sono lì per fare il proprio lavoro”, ha riferito la portavoce della polizia, Charity Charamba.

Le violenze nella capitale e l’uso dei soldati per rimuovere il dissenso accrescono i sospetti che i generali che hanno espulso Mugabe, tra cui l’ex vicepresidente Constantino Chiwenga, diventato ora capo dell’esercito, siano tuttora al comando. “Lo schieramento di truppe rivela la scomoda verità che, 8 mesi dopo le dimissioni di Mugabe, l’esercito rimane la principale forza politica”, ha affermato un esperto dello Zimbambwe presso il think tank International Crisis Group, Piers Pigou.

Nelle intenzioni di Mnangagwa, le elezioni sono servite a confermare la legittimità del governo post-Mugabe e a permettere al Paese di riprendere i legami con la comunità internazionale dopo anni di ostilità. Ciò, a sua volta, consentirebbe di sbloccare i finanziamenti dei donatori internazionali e gli investimenti necessari a risollevare l’economia di uno Stato, una volta conosciuto come il “granaio dell’Africa”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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