Il Myanmar ridimensiona un progetto supportato dalla Cina

Pubblicato il 3 agosto 2018 alle 6:04 in Cina Myanmar

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Il Myanmar ha ridimensionato i piani per la costruzione di un porto, finanziato dalla Cina, sulla costa occidentale del Paese, riducendo drasticamente il costo del progetto, a seguito di alcune preoccupazioni relative a un eccessivo indebitamento. 

La notizia è stata comunicata da un alto funzionario governativo all’agenzia di stampa Reuters. La cifra iniziale di 7,3 miliardi di dollari necessaria alla costruzione del porto di Kyauk Pyu, sulla punta occidentale dello stato di Rakhine, ha allarmato le autorità del Myanmar. Il vice ministro delle Finanze, Set Aung, a guida dei negoziati con la Cina, ha riferito che “la portata del progetto è stata enormemente ridimensionata”. Il costo rivisto sarebbe di “circa $ 1,3 miliardi, una cifra che è molto più plausibile per il Myanmar”, ha affermato Sean Turnell, consigliere economico del leader del Myanmar, Aung San Suu Kyi. La società statale cinese CITIC Group, principale sviluppatore del progetto, ha dichiarato che i negoziati sono ancora in corso e che 1,3 miliardi di dollari saranno spesi per la “fase iniziale” della costruzione del porto, aggiungendo che il progetto è stato diviso in quattro fasi . Non ha riferito ulteriori dettagli relativi alle fasi successive.

Un portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, ha dichiarato, lunedì 30 luglio, che “attualmente entrambe le parti stanno negoziando” sul progetto di Kyauk Pyu. “I colloqui stanno procedendo”, ha affermato Geng durante un briefing del Ministero degli Esteri a Pechino. Il piano originario prevedeva lo sviluppo di circa 10 ormeggi di 25 metri di profondità nel porto, per ospitare petroliere più grandi. Al momento, si prevede la costruzione di solo due ormeggi, ha rivelato Set Aung in un’intervista, rifiutando di fornire ulteriori specifiche, poichè vi sono ancora discussioni tecniche in corso. Il porto di Kyauk Pyu è una parte fondamentale dell’ambiziosa iniziativa cinese della “Belt & Road Initiative”, la cosiddetta “Nuova Via della Seta”, volta a espandere i legami commerciali tra Asia, Africa e Europa. Da parte sua, Pechino afferma che l’iniziativa è reciprocamente vantaggiosa per i propri partner. Tuttavia, sono state sollevate alcune problematiche relative ai Paesi che si sono estremamente indebitate per portare avanti i progetti sostenuti dalla Cina.

In Myanmar, il governo affronta un delicato equilibrio nel rinegoziare il progetto con Pechino, secondo quanto affermano gli analisti. Il Paese è sempre più dipendente dal sostegno diplomatico della Cina, che deve affrontare le critiche occidentali per il trattamento riservato alla minoranza musulmana Rohingya, nello stato di Rakhine, e ha bisogno dell’aiuto di Pechino per porre fine ai conflitti etnici ai suoi confini. Tuttavia, secondo quanto riporta Reuters, in molti in Myanmar sono diffidenti nei confronti di un’eccessiva dipendenza dalla Cina. “C’è una forte corrente di opinioni che è preoccupata di diventare eccessivamente dipendente dalla Cina”, ha dichiarato Richard Horsey, ex diplomatico delle Nazioni Unite e analista politico. “Questo dibattito si sta svolgendo al momento all’interno del governo”.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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