Medici Senza Frontiere: migranti provenienti dalla Libia in gravi condizioni

Pubblicato il 3 agosto 2018 alle 9:40 in Immigrazione Libia

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Medici Senza Frontiere (MSF) ha esortato l’Europa a garantire vie legali per un’immigrazione sicura, dal momento che molti migranti giunti dalla Libia hanno riportato diversi problemi, tra cui ustioni provocate da benzina e acqua salata e segni di torture. Lo ha affermato la preside di Medici Senza Frontiere, Claudia Lodesani, in occasione di una conferenza stampa tenutasi a Roma il 2 agosto, per il ritorno in mare della nave Aquarius.

Secondo quanto riportato da Ansamed, Lodesani ha spiegato che, all’inizio del mese di giugno, l’organizzazione umanitaria aveva chiesto un incontro al nuovo ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che, tuttavia, ha rifiutato. “A noi non interessano giochi politici, noi vogliamo salvare vite”, ha precisato la preside, la quale ha aggiunto che, ancora oggi, è in corso un’emergenza umanitaria nel Paese nordafricano e nel Mediterraneo. Il primo agosto, la nave Aquarius, gestita da MSF e da Sos Mediterranee, è tornata in mare per portare avanti la sua missione. Il coordinatore delle sue operazioni, Nicola Stella, ha riferito che l’equipaggio dell’imbarcazione continuerà a salvare vite, attendendo le indicazioni delle autorità competenti sul porto di sbarco. Tuttavia, ha precisato Stella, i migranti soccorsi non verranno mai riportati in Libia, “perché in contravvenzione con i diritti di chi viene slavato in mare”. Inoltre, il coordinatore ha tenuto a sottolineare che, nel caso in cui, in casi di emergenza, non interverranno subito altri soccorritori, l’Aquarius non si allontanerà.

Tra il 10 e il 17 giugno, l’Aquarius è stata al centro di polemiche in Europa. In seguito al salvataggio dei 629 migranti al largo della Libia, tra il 9 e il 10 giugno, la nave si è vista negare l’autorizzazione ad attraccare in Italia dal ministro Salvini, che ha chiuso tutti i porti, ritenendo che i migranti dovessero essere accolti da Malta, in quanto “porto più sicuro”. Da parte loro, le autorità maltesi hanno negato l’accesso a loro volta, sostenendo “di non essere coinvolte nella questione”. Il premier maltese, Joseph Muscat, ha altresì accusato l’Italia di violare il diritto internazionale con la chiusura dei propri porti ai migranti. Dopo un giorno di stallo causato dal braccio di ferro tra i due Paesi, la Spagna ha deciso di accogliere i 629 migranti. Il premier spagnolo, Pedro Sanchez, ha annunciato, nella giornata di lunedì 11 giugno, che avrebbe fatto attraccare l’imbarcazione presso il porto di Valecia, per offrire un posto sicuro ai migranti lasciati a sé stessi nel Mediterraneo. Allo stesso modo, il premier italiano, Giuseppe Conte, ha commentato la vicenda dell’Aquarius ringraziando l’intervento della Spagna: “Avevamo chiesto un gesto di solidarietà da parte dell’UE su questa emergenza, non posso che ringraziare Madrid per aver accolto l’invito”.

Da quando Salvini è divenuto ministro dell’Interno, il primo giugno, ha inaugurato una politica più rigida e intransigente nei confronti del fenomeno migratorio. A metà luglio, Salvini ha chiesto alle autorità europee di considerare la Libia un porto sicuro, così da permettere anche alle imbarcazioni delle missioni straniere e delle Ong che effettuano attività di soccorso in mare di riportare i migranti nel Paese nordafricano. Tuttavia, l’UE ha replicato che “nessuna operazione europea o nave europea fa sbarchi in Libia perché non la considerano un porto sicuro”, in linea con la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo. Essendo una valutazione puramente giuridica, ha precisato l’Alto Rappresentante, Federica Mogherini, non c’è una decisione politica da prendere. 

Dal rovesciamento del dittatore Muammar Gheddafi, avvenuto nell’ottobre del 2011, la Libia non è mai riuscita di effettuare una transizione democratica, con il risultato che, ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo insediato a Tripoli e appoggiato dall’Onu e dall’Italia, e il secondo insediato a Tobruk e sostenuto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati ed i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno dei migranti, che sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati.

Il 14 novembre 2017, la CNN ha pubblicato un video in cui viene mostrato un gruppo di migranti africani che, a poca distanza da Tripoli, vengono venduti all’asta come schiavi a 400 dollari. Alla luce di ciò, le Nazioni Unite hanno definito la collaborazione tra Unione Europea, Italia e Libia in ambito migratorio “orribile” e “disumana”, poiché “la loro politica di assistere la Guardia Costiera libica per intercettare i migranti in mare e riportarli nel Paese nordafricano, dove gli individui sono condannati alla sofferenza, è un oltraggio alla coscienza umana”. 

Occorre ricordare che, per cercare di fermare i continui flussi migratori verso l’Italia e verso l’Europa attraverso il Mediterraneo, nel 2017, l’Italia, con il supporto dell’Unione Europea, ha dato la priorità al raggiungimento di accordi bilaterali con i Paesi dell’Africa maggiormente coinvolti nel transito dei flussi migratori. In particolare, le autorità di Roma hanno concluso una serie di patti con la Libia, volti a diminuire le ondate di migranti verso l’Italia. La stretta collaborazione tra le autorità del governo di Tripoli e quelle italiane, a partire dal mese di luglio 2017, ha portato a una diminuzione degli sbarchi di migranti in Italia

Secondo i dati del Ministero dell’Interno, dal primo gennaio al 2 agosto 2018, sono sbarcati in Italia 18.645 migranti, di cui 12.088 provenienti dalla Libia. Si tratta di una diminuzione dell’80% rispetto alle cifre registrate nello steso periodo del 2017, quando giunsero nel nostro Paese via mare 92.217 stranieri, di cui più di 91.000 partiti dalla Libia.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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