La Corea del Sud schiera una nave da guerra in Libia

Pubblicato il 3 agosto 2018 alle 18:20 in Corea del Sud Libia

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Seoul ha dichiarato, il 3 agosto, di aver schierato una nave da guerra in Libia a seguito del rapimento di un sudcoreano e di 3 filippini nel Paese nordafricano.

La nave sudcoreana da 4.000 tonnellate che è in viaggio verso coste libiche, chiarata Munmu La Grande, si trovava precedentemente nel Golfo di Aden, dove partecipava alle operazioni anti-pirateria, secondo quanto hanno riferito i funzionari sudcoreani. Oltre a “svolgere il proprio dovere di protezione delle navi mercantili, la nave da guerra si sta preparando a tutte le possibilità, inclusa la necessità di supporto militare”, ha affermato un portavoce del ministero della Difesa, senza fornire ulteriori dettagli. La decisione di schierare la nave è stata presa a seguito del rapimento di 3 ingegneri filippini e un sudcoreano, sequestrati dopo un attacco a un sito per progetti idrici, nella parte occidentale della Libia il 6 luglio.

I governi della Corea del Sud e delle Filippine hanno confermato che un video dei soggetti rapiti è stato condiviso sui social media, questa settimana. Sebbene non sia chiaro quando sia stato girato, il video mostra i quattro uomini che si rivolgono alla telecamera in inglese, con una guardia armata seduta dietro di loro nella sabbia. I loro rapitori non sono stati identificati e l’attacco non è stato rivendicato da nessun gruppo. “L’ambasciata filippina a Tripoli ha confermato che i tre uomini nel video sono i 3 tecnici filippini che sono stati rapiti da alcuni uomini armati in Libia”, ha dichiarato il portavoce del Dipartimento per gli Affari Esteri filippino, Elmer Cato. Un portavoce dell’ufficio presidenziale di Seoul ha affermato che il governo sta facendo “il massimo, con tutte le risorse possibili”. “Il suo Paese e il suo presidente non l’hanno dimenticato”, ha sottolineato in una nota il portavoce, Kim Eui-kyeom. “Il governo ha mantenuto una stretta collaborazione con il governo della Libia e altri alleati, come le Filippine e gli Stati Uniti, dal giorno dell’incidente e lo farà fino al suo rilascio”, ha dichiarato Kim. 

La situazione in Libia è instabile a seguito di una serie di rivolte, iniziate nel 2011 e che si sono concluse, il 21 ottobre 2011, con l’uccisione del colonnello Muammar Gheddafi, al governo del Paese dal 1969. Attualmente, in Libia sono presenti due governi rivali. Il primo, a Tripoli, è riconosciuto dalla comunità internazionale ed è stato creato con l’accordo di Skhirat, firmato il 17 dicembre 2015. È riuscito a installarsi nella capitale il 30 marzo 2016. Il secondo governo di Tobruk, invece, riconosce è sostenuto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Ad oggi, il Paese non è ancora riuscito a compiere una transizione democratica. A tale proposito, l’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, ha parlato da Tripoli lunedì 16 luglio. Salamè ha riferito che le elezioni non saranno possibili se prima non verranno affrontate questioni chiave come la distribuzione della ricchezza e il saccheggio delle risorse. “Senza un chiaro e forte messaggio a coloro che tentano di bloccare o interrompere il voto, le giuste condizioni nel Paese non saranno soddisfatte”, ha spiegato l’inviato dell’ONU, esprimendo i suoi timori in merito allo svolgimento delle prossime elezioni, previste per il 10 dicembre 2018. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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