Controsanzioni russe causano perdite per 8,3 miliardi di dollari l’anno

Pubblicato il 3 agosto 2018 alle 15:00 in Russia

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Le perdite dei Paesi occidentali derivanti dall’embargo agroalimentare imposto dalla Russia in risposta alle sanzioni occidentali seguite all’annessione della Crimea possono ammontare a circa 8,3 miliardi di dollari all’anno, secondo stime basate sui dati forniti dall’agenzia russa delle dogane, riferisce l’agenzia di stampa RIA Novosti.

L’embargo agroalimentare è in vigore da quattro anni: il presidente Vladimir Putin ha firmato il corrispondente decreto il 6 agosto 2014. Come conseguenza della legge, le importazioni in Russia di diversi prodotti alimentari provenienti da Stati Uniti, Unione Europea, Canada, Australia e Norvegia erano state vietate: carne, salsicce, pesce e frutti di mare, verdure, frutta e latticini.

Secondo l’agenzia russa delle dogane, nel 2013, prima delle sanzioni, il volume delle importazioni agroalimentari russe, successivamente bloccate, ammontava a 3,9 milioni di tonnellate per un valore complessivo di 8,3 miliardi di dollari.

La maggior parte dei prodotti venivano importati dai Paesi della UE con quasi 5,9 miliardi di dollari, seguivano la Norvegia con 1,1 miliardi di dollari, gli Stati Uniti con 780 milioni, il Canada con 373 milioni e l’Australia con 182 milioni. Tra i Paesi della UE i principali fornitori erano la Polonia (1,1 miliardi $), l’Austria (852 milioni $) e l’Olanda (794 milioni $). Gravi perdite anche per Italia, Lituania, Spagna, Bulgaria e Grecia. 

Alla fine del 2014 in base ai dati dell’agenzia delle dogane le importazioni erano scese a 2,5 milioni di tonnellate, in termini monetari a 4,9 miliardi di dollari. Dal 2015 le forniture dai paesi colpiti dall’embargo sono state completamente azzerate e gradualmente sono state sostituite con le importazioni di altri Paesi o i prodotti nazionali. Principali beneficiari della domanda russa rivolta ad altri mercati sono stati la Cina e i paesi dell’ex Unione Sovietica, in particolare il Kazakistan, l’Uzbekistan, l’Azerbaigian e l’Armenia, ma anche paesi latinoamericani come il Brasile e l’Argentina.

La quota maggiore delle importazioni sospese riguarda i prodotti a base di carne, le cui consegne ammontavano a 818.000 tonnellate, per un valore di $ 2,1 miliardi. Al secondo posto i prodotti lattiero-caseari (464.000 tonnellate per 1,8 miliardi di dollari), al terzo il pesce e frutti di mare (546 mila tonnellate per 1,7 miliardi). Seguivano frutta e frutta secca (1,3 milioni di tonnellate per 1,4 miliardi di dollari), e verdura (761 000 tonnellate per 706 milioni di dollari). Il resto dei prodotti ormai vietati (materie prime agricole in particolare, pasticceria e prodotti da forno), rappresentavano nel 2013 un import di 104 mila tonnellate per 604 milioni di dollari.

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Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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