Zimbabwe: scontri tra esercito e manifestanti all’indomani delle elezioni

Pubblicato il 2 agosto 2018 alle 14:18 in Africa Zimbabwe

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Gli osservatori del Commonwealth hanno condannato, giovedì 2 agosto, l’uso eccessivo e letale della forza da parte dell’esercito dello Zimbabwe nello scioglimento delle proteste che hanno avuto luogo nella capitale, Harare, dove sostenitori dell’opposizione hanno accusato il partito di governo di aver commesso brogli alle elezioni presidenziali del 30 luglio 2018. L’ex potere coloniale britannico ha anche affermato di essere profondamente preoccupato per la situazione, mentre le Nazioni Unite avevano già in precedenza fatto un appello alla moderazione a tutte le parti coinvolte nel sanguinoso episodio di mercoledì 1 agosto. 3 persone sono state uccise negli scontri, dove i soldati dell’esercito e le forze di polizia si sono scagliate contro i manifestanti sparando munizioni vere, gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. L’esercito è stato chiamato a intervenire mercoledì 1 agosto dopo che la polizia era stata ritenuta incapace di riuscire a sedare le rivolte da sola.

Nel frattempo, il presidente Emmerson Mnangagwa ha riferito di aver parlato con il leader dell’opposizione e suo principale rivale, Nelson Chamisa, per cercare di disinnescare la tensione dopo gli scontri per le strade di Harare. Ma la disputa sulla condotta delle elezioni e le successive violenze hanno minato la speranza che lo Zimbabwe possa entrare in una nuova era di democrazia dopo decenni di repressione politica e di rovina economica.

Il punto di vista della comunità internazionale sulle elezioni è cruciale per il Paese africano che aspira ad ottenere finanziamenti e investimenti necessari per ricostruire la sua economia e tenta di riprendere le relazioni con gli altri Stati dopo anni di ostilità sotto l’ex presidente Mugabe, in carica dal 1980 fino alle dimissioni forzate del 21 novembre 2017.

Ma gli osservatori del Commonwealth, il gruppo di colonie britanniche cui il presidente Mnangagwa sperava di aderire nuovamente dopo l’uscita nel 2003, non hanno usato mezzi temini.“Denunciamo categoricamente l’uso eccessivo della forza contro i civili disarmati”, ha detto l’ex presidente del Ghana, John Mahama, in una dichiarazione a nome del Commonwealth. Quest’ultimo ha anche sollecitato la Commissione elettorale dello Zimbabwe ad accelerare l’annuncio dei risultati elettorali, non ancora rilasciati. Mercoledì 1 agosto gli osservatori hanno riferito di aver rilevato una serie di problemi con il sondaggio, tra cui l’intimidazione degli elettori. Il ministro degli Esteri britannico, Harriet Baldwin, ha sollecitato i leader politici a garantire calma e moderazione. Dal canto suo, l’Unione europea ha dichiarato che le elezioni sono state competitive e le libertà sono state rispettate, ma che mancava una “vera parità di condizioni”. La Cina, importante fonte di finanziamento sotto i presidenti Mugabe e Mnangagwa, ha affermato che, a suo parere, le elezioni si sono svolte in modo ordinato.

Il sito web della Commissione elettorale, che dovrebbe iniziare ad annunciare i risultati delle elezioni presidenziali giovedì 2 agosto, è tuttora offline dopo essere stato manomesso durante la notte da hacker non identificati.

Il 93enne Mugabe era il capo di Stato più anziano del mondo. Durante il suo mandato, era stato ampiamente accusato di aver represso violentemente l’opposizione e manipolato le elezioni. Nel corso dell’assedio militare che lo costrinse a dimettersi, il 21 novembre 2017, l’esercito confinò Mugabe nella propria abitazione, per poi prendere il controllo della televisione di Stato e impedire l’accesso agli edifici governativi. Tale assedio sarebbe stato causato dalla decisione di Mugabe di licenziare l’allora suo vice, Emmerson Mnangawa, il quale gli succedette alla guida del Paese. Nelle elezioni di lunedì 30 luglio, quest’ultimo ha sfidato il giovane Nelson Chamisa, suo avversario principale e capo del socialdemocratico Movement for Democratic Change, nato nel 2005. Mentre Mnangagwa si presenta alle elezioni come candidato della lista del partito di governo, Zanu-PF (Unione Nazionale Africana dello Zimbabwe – Fronte Patriottico), di ideologia conservatrice e di sinistra, Chamisa è subentrato alla guida del Movement For Democratic Change a febbraio 2018, dopo che il precedente leader, Morgan Tsvangirai, convinto oppositore di Mnangagwa, è venuto a mancare.

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Chiara Gentili

di Redazione

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