Guardia Costiera libica intercetta e riporta in Libia 292 migranti

Pubblicato il 2 agosto 2018 alle 9:32 in Immigrazione Libia

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La Guardia Costiera libica ha intercettato e fermato 292 migranti al largo delle coste della Libia. Il portavoce Ayoub Qassem ha riferito che, nello specifico, gli stranieri viaggiavano a bordo di 3 gommoni, sui quali erano presenti 42 donne e 10 bambini. I migranti sono stati individuati e fermati nella giornata di mercoledì 1 agosto, di fronte a Zawiya, nell’ovest del Paese. Una volta riportati a terra, hanno ricevuto cure mediche e sono stati trasferiti presso il campo per rifugiati di Tajoura.

Dall’inizio del 2018, la Guardia Costiera libica ha aumentato significativamente la propria attività, con il risultato che il numero di sbarchi sulle coste italiane è diminuito dell’80% rispetto al 2017. Secondo le stime del Ministero dell’Interno, dal primo gennaio al primo agosto 2018, sono sbarcati in Italia 18.549 migranti, di cui 12.088 partiti dalla Libia. Si tratta di cifre molto inferiori rispetto ai 95.215 stranieri approdati in territorio italiano nello stesso periodo del 2017, con 91.135 persone partite dal Paese nordafricano.

Più volte, la Guardia Costiera libica è stata accusata di interferire con le operazioni di salvataggio condotte dalle imbarcazioni delle Ong nel Mediterraneo. Tra questi episodi, l‘ultimo risale al 17 luglio, quando Proactiva Open Arms ha puntato il dito contro gli ufficiali libici su Twitter, accusandoli di aver lasciato morire una donna e un bambino che si trovavano a bordo di un gommone, al largo della Libia. “La Guardia Costiera libica ha riferito di aver intercettato una barca con a bordo 158 persone alla quale è stata fornita assistenza, ma non ha detto di aver lasciato in mare due donne e un bambino perché non volevano salire sulle motovedette”, ha spiegato il fondatore della Ong, Oscar Camps, il quale ha continuato riferendo che, quando Proactiva è giunta sul luogo dell’incidente, una delle due donne era ancora viva, ma non è stato possibile fare niente per l’altra e per il bambino. Poche ore dopo, tuttavia, è arrivata la smentita del Viminale e della Guardia Costiera libica

Da quando Salvini è divenuto ministro dell’Interno, il primo giugno, ha inaugurato una politica più rigida e intransigente nei confronti del fenomeno migratorio, chiudendo i porti italiani alle imbarcazioni delle Ong e delle missioni europee. Dalla sera del 31 luglio, l’Italia e la sua Guardia Costiera sono al centro di una polemica relativa al salvataggio di 108 migranti da parte del rimorchiatore italiano Asso 18, che ha riportato i superstiti in Libia, guidato dagli ufficiali della Guardia Costiera libica.  L’accusa contro le autorità italiane è partita dal deputato di Liberi e Uguali Nicola Fratoianni, che ha denunciato l’accaduto, parlando di un precedente “gravissimo” se l’ordine di riportare i migranti soccorsi in Libia fosse partito da Roma. Tuttavia, Salvini, la Guardia Costiera italiana e l’armatore del rimorchiatore hanno dichiarato che sono stati i libici a dirigere l’intera operazione di salvataggio.

In merito alla questione, un portavoce della Commissione europea ha riferito che, trattandosi di un fatto di diritto internazionale, non è compito dell’esecutivo comunitario valutare le circostanze, fermo restando che “tutte le imbarcazioni che battono bandiera” di un Paese europeo, “parte di operazioni dell’Unione o meno, devono rispettare il principio di non respingimento contenuto nella legge Ue e internazionale”. Tuttavia, altri osservatori insistono a far notare che l’operazione di salvataggio è avvenuta in acque territoriali libiche e che è intervenuto un rimorchiatore che lavora per una piattaforma petrolifera in Libia, motivo per cui non ci sarebbe alcuna violazione.

La Libia, ormai da anni, costituisce il principale punto di partenza delle imbarcazioni di migranti alla volta dell’Europa. Dal rovesciamento de dittatore Muammar Gheddafi, avvenuto nell’ottobre del 2011, il Paese nordafricano non è mai riuscito ad effettuare una transizione democratica, con il risultato che, ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo insediato a Tripoli e appoggiato dall’Onu e dall’Italia, e il secondo insediato a Tobruk e sostenuto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati ed i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno dei migranti, che sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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