La Thailandia chiede l’estradizione dell’ex primo ministro

Pubblicato il 1 agosto 2018 alle 6:05 in Asia Thailandia

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La Thailandia ha chiesto alla Gran Bretagna l’estradizione dell’ex primo ministro, Yingluck Shinawatra, dimessosi a seguito di un colpo di stato nel 2014 e condannato per negligenza, secondo quanto ha dichiarato, il 31 luglio, il primo ministro Prayuth Chan-ocha.

Yingluck è fuggita dal Paese lo scorso agosto per evitare di essere incarcerato a causa di una serie di perdite per miliardi di dollari dovute ad uno schema di sussidi sul riso. Da parte sua, Yingluck  ha negato i torti e ha dichiarato che il processo era mosso da ragioni politiche. La Corte suprema l’ha condannata in contumacia a cinque anni di prigione nel settembre del 2018. Il primo ministro Prayuth ha dichiarato che la richiesta di estradizione alla Gran Bretagna è una procedura necessaria tra i due Paesi, che condividono un trattato di estradizione. “Non possiamo andare e arrestare le persone all’estero, quindi spetta a quel Paese arrestarle e mandarle a noi”, ha affermato Prayuth.

Yingluck e suo fratello, hanno fatto cadere il governo dell’ex primo ministro, Thaksin Shinawatra, e sono stati al centro di una lotta per il potere che ha dominato la politica thailandese per oltre un decennio, che contrapponeva la tradizionale élite militare contro la famiglia Shinawatra e i loro sostenitori nel nord rurale e del nord-est. Non è chiaro perché il governo thailandese abbia aspettato così a lungo per richiedere l’estradizione di Yingluck o quale sarà la risposta della Gran Bretagna. 

La giunta miliare attualmente al governo ha preso il potere con un colpo di stato il 22 maggio 2014 deponendo il governo eletto di Yingluck. Negli ultimi quattro anni l’esercito è riuscito a imporre una sorta di stabilità su un Paese diviso. Le riunioni a fine politico e le proteste sono ufficialmente vietate, ma questo non ha impedito ai dissidenti di continuare la loro attività di destabilizzazione del PaeseAlcuni militanti, soprattutto nei gruppi pro-democrazia sono stati arrestati o uccisi. Nel corso degli ultimi dieci anni, la Thailandia ha vissuto diverse proteste finite in bagni di sangue, una serie di governi eletti durati in carica per periodi molto brevi e due colpi di mano militari che li hanno deposti.

L’ultimo colpo di stato, che ha portato al comando l’attuale giunta militare, è stato il 12° nella storia della Thailandia. Secondo i generali, il paese aveva bisogno di stabilità e di ripulirsi dalla corruzione, per questo era necessaria la presa di potere. La popolazione più indigente del Paese vorrebbe tornare al voto e ripristinare il governo democratico degli Shinawatra, eletti democraticamente dal 2001, ma osteggiati dall’élite della società che appoggia, invece, l’esercito.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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