Immigrazione: i fatti più importanti del luglio 2018

Pubblicato il 1 agosto 2018 alle 6:01 in Approfondimenti Immigrazione

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Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), dal primo gennaio al 29 luglio 2018, sono giunti in Europa 57.571 migranti, di cui 22.858 in Spagna, 18.392 in Italia, 15.970 in Grecia, 243 a Malta e 108 a Cipro. Il numero di morti in mare nello stesos periodo, invece, ammonta a 1.514.

Il mese di luglio si è aperto con l’inizio della presidenza austriaca del Consiglio Europeo, per la terza volta, succedendo alla Bulgaria. Vienna manterrà tale carica fino al 31 dicembre 2018, per essere poi sostituita dalla Romania. Il 3 luglio, il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, durante il discorso di presentazione del programma della presidenza austriaca davanti al Parlamento Europeo, ha posto come priorità la protezione dei confini esterni dell’Unione Europea. “Nell’ultimo anno abbiamo realizzato che noi, come politici, non possiamo dare l’Europa per scontata, ma dobbiamo lavorare duro per preservare questo progetto per la stabilità e la pace in Europa”, ha dichiarato Kurz, individuando l’immigrazione illegale come priorità.

Nel frattempo, il 2 luglio, è stato lanciato il “Piano Salvini”, in occasione della riunione della Commissione bilaterale italo-libica a Tripoli. Tale piano prevede che l’Italia fornisca ulteriore equipaggiamento alla Guardia Costiera, alla Marina e alla Guardia di frontiera libiche, come gommoni e veicoli. Nello specifico, la bozza del decreto legge all’esame del pre-Consiglio dei ministri prevede lo stanziamento di 400.000 euro in 2 anni per la manutenzione dei mezzi e per la formazione del personale della Marina e della Guardia Costiera libica, che riceveranno altresì 12 motovedette e 2 unità navali dalla Guardia di Finanza italiana. Il decreto è composto da 4 articoli, i quali stabiliscono la cessazione a titolo gratuito di 12 unità navali Cp, classe 500, in dotazione al Corpo della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera, insieme a 2 unità navali di un massimo di 27 metri, classe Corruba, in dotazione alla Guardia di Finanza. Per quanto riguarda la suddivisione dei 400.000 euro, 150.000 saranno stanziati per il ripristino in efficienza e l’adeguamento strutturale e il trasferimento in Libia dei mezzi, mentre 370.000 euro serviranno per la manutenzione delle unità navali e l’addestramento del personale libico. 

Il 6 luglio, i funzionari dell’Unione Europea si sono detti preoccupati del flusso di migranti lungo la rotta del Mediterraneo occidentale, che collega il Nord Africa alla Spagna, che è divenuta il principale Paese europeo per numero di arrivi. Per la prima volta nel corso degli ultimi anni, tale area è divenuta la tratta più attiva dell’intera area, superando persino quella del Mediterraneo centrale che collega l’Italia alla Libia. Il numero dei migranti che hanno raggiunto la Spagna via mare è aumentato del 166% rispetto al 2017, con quasi 6.400 arrivi nel solo mese di giugno e un totale di 18.016 sbarchi dal primo gennaio al 15 luglio 2018. Ad oggi, la Spagna è il principale Paese di primo approdo dell’Unione Europea per tutti gli stranieri che salpano dalle coste nordafricane. Nella prima metà del 2018 sono state circa 14.700 le entrate irregolari, segnando raddoppiamento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le prime tre nazionalità di migranti giunti in Spagna finora sono marocchina, guineana e maliana.

Il 7 luglio, Italia e Libia hanno riattivato un vecchio trattato di amicizia. In tale data, il premier tripolino Sarraj ha incontrato il ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, nella capitale libica per riattivare il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione, stretto 10 anni fa fra i governi dei due Paesi, che permette, tra le altre misure, di rimpatriare i migranti in territorio libico. L’accordo originale era stato firmato a Bengasi, il 30 agosto 2008, dall’ex dittatore della Libia, Muammar Gheddafi, e dall’allora primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, con l’obiettivo di cambiare la relazione fra i due Paesi dopo 40 anni di alti e bassi. Il patto prevedeva investimenti italiani in Libia per una cifra pari a 4,2 miliardi di euro, come compensazione alla colonizzazione del Paese africano da parte di Roma. In cambio, la Libia si sarebbe impegnata per fermare i migranti irregolari dal partire dalle proprie coste e avrebbe riaccolto nel suo territorio tutti i richiedenti asilo che venivano mandati indietro. L’accordo era stato sospeso nel febbraio del 2011, dopo le rivolte che avevano sollevato e in seguito ucciso Gheddafi.

Il 12 luglio, in occasione dell’incontro trilaterale tenutosi ad Innsbruck prima del vertice UE, i ministri degli Interni di Italia, Germania e Austria hanno concordato di voler limitare le partenze dei migranti e di voler diminuire ulteriormente gli sbarchi in Europa. In particolare, il capo del Viminale, Matteo Salvini, ha affermato che il “modello Italia” potrebbe diventare europeo. “Sarà una soddisfazione se le proposte italiane potranno diventare europee con una riduzione delle partenze, degli sbarchi, dei morti e dei costi”, ha affermato il ministro italiano, aggiungendo che l’obiettivo è quello di proteggere le frontiere esterne dell’UE e far arrivare nel continente solo le persone che fuggono dalle guerre. Inoltre, ad avviso di Salvini, le navi delle missioni internazionali non devono attraccare in Italia. In linea con tale posizione, il ministro degli esteri, Enzo Moavero, ha sottolineato che Roma non vuole sottrarsi dai propri impegni internazionali ma, al contrario, vi è pienamente dentro. Un altro punto su cui ha insistito Salvini riguarda i movimenti secondari e il ricollocamento in Italia dei migranti inizialmente registrati nel nostro Paese, ma che poi sono andati in Austria e Germania. Chi è arrivato in territorio italiano ma è poi andato all’estero, ha spiegato Salvini, non può rientrare. 

Il 16 luglio, le autorità italiane hanno confermato che Malta, Francia, Germania, Spagne e Portogallo avrebbero accolto 50 migranti ciascuno dei 450 stranieri soccorsi nel corso dei giorni precedenti nel Mediterraneo. Secondo Salvini, si è trattato di una grande vittoria, anche se ha chiesto un ulteriore sforzo di solidarietà da parte dei governi europei. La notizia è stata annunciata dal premier Giuseppe Conte, il quale ha reso noto che La Valletta, Parigi, Madrid, Lisbona e Berlino avevano risposto alla sua richiesta di appoggio ai governi dell’Unione Europea per dividersi la gestione dei migranti salvati. “È un risultato molto importante”, ha scritto Conte su Facebook, pubblicando anche una copia della lettera inviata agli ufficiali della Commissione Europea, nella quale ha esortato gli altri membri dell’UE a mostrarsi solidali verso l’Italia. I 450 migranti in questione erano stati salvati da un peschereccio il 13 luglio. Subito dopo, le autorità maltesi e italiane avevano iniziato a discutere sullo sbarco e sulla loro accoglienza. Da una parte, La Valletta sosteneva di aver adempiuto ai propri obblighi, monitorando l’imbarcazione e chiedendo se necessitasse aiuto. Quest’ultima, secondo quanto riferito da Malta, aveva risposto che intendeva procedere verso Lampedusa. Dall’altra parte, Roma aveva insistito che Malta dovesse aprire i propri porti e accogliere il peschereccio. La mattina del 14 luglio, gli stranieri sono stati fatti salire a bordo di un’imbarcazione di Frontex, l’agenzia europea della guardia costiera e di frontiera, e su una nave della polizia di confine italiana. Il governo maltese ha poi reso noto che il primo ministro, Joseph Muscat, aveva acconsentito al ricollocamento dei migranti, decidendo di accoglierne 50.

Il 17 luglio, la Ong spagnola Proactiva Open Arms ha denunciato la Guardia Costiera libica, sostenendo che i suoi ufficiali hanno lasciato morire una donna e un bambino che si trovavano a bordo di un gommone, al largo del Paese nordafricano. “La Guardia Costiera libica ha riferito di aver intercettato una barca con a bordo 158 persone alla quale è stata fornita assistenza, ma non ha detto di aver lasciato in mare due donne e un bambino perché non volevano salire sulle motovedette”, ha spiegato il fondatore della Ong, Oscar Camps, il quale ha continuato riferendo che, quando Proactiva è giunta sul luogo dell’incidente, una delle due donne era ancora viva, ma non è stato possibile fare niente per l’altra e per il bambino. A bordo dell’imbarcazione della Ong c’era anche il deputato Leu Erasmo Palazzotto, che su Twitter si è rivolto al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, sferrando un attacco diretto: “Questo è quello che fa la Guardia Costiera libica quando fa un salvataggio umanitario. Open Arms ha salvato l’unica superstite, mentre i tuoi amici hanno ucciso una donna e un bambino, almeno oggi abbi [Salvini] la decenza e il rispetto di tacere e aprire i porti”. Poco dopo, tuttavia, è arrivata la smentita del Viminale e della Guardia Costiera libica stessa, secondo cui la notizia riportata da Proactiva Open Arms sarebbe falsa. 

Il 20 luglio, la Commissione europea ha annunciato che avrebbe deferito l’Ungheria alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, per il mancato rispetto delle norme comunitarie nella sua legislazione in materia di diritto di asilo e di rimpatri. La Commissione ha altresì avviato la procedura di infrazione con riferimento alla cosiddetta normativa Stop Soros, che criminalizza le attività svolte da privati o organizzazioni a sostegno del diritto di asilo, limitandone, peraltro, nel Paese il diritto di richiesta. Con riferimento alla normativa ungherese in materia di asilo, Bruxelles aveva già avviato la procedura di infrazione nei confronti dell’Ungheria alla fine del 2015, a causa delle disposizioni facenti parte della legislazione ungherese in materia di immigrazione. Tuttavia, dopo oltre due anni, lamenta la Commissione, “la maggior parte delle preoccupazioni espresse non sono state ancora accolte”. 

Il 24 luglio, Salvini, ha firmato una direttiva per ridefinire il modello di accoglienza dei migranti in Italia, con l’obiettivo di ottimizzare i servizi e contenerne i costi. Nello specifico, secondo quanto riportato dal comunicato ufficiale del Viminale, verranno applicate diverse modalità di assistenza per i richiedenti asilo, razionalizzando al contempo le spese. Il nuovo modello prevede che i servizi delle varie fasi dell’accoglienza vengano differenziati, in linea con le norme internazionali ed europee, e assicurando un risparmio della spesa pubblica, sulla base delle raccomandazioni formulate dalla Corte dei Conti lo scorso marzo.

Due giorni dopo, la Commissione europea ha proposto di costruire piattaforme di sbarco per i migranti nei Paesi terzi, in collaborazione con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, UN Refugee Agency (UNHCR) e Stati terzi. L’obiettivo della Commissione è quello di garantire una responsabilità regionale che sia realmente condivisa nella risposta alle sfide migratorie, al fine di diminuire il numero dei morti in mare, garantendo uno sbarco prevedibile e ordinato. In particolare, la Commissione ha sottolineato che non si tratterà né di centri di detenzione né di campi profughi e che la gestione delle nuove strutture sarà in linea con il diritto internazionale ed il rispetto dei diritti umani. Grazie alle piattaforme proposte, lo sbarco dovrebbe divenire ordinato e prevedibile, incoraggiando altresì tutti i Paesi che affacciano sul Mediterraneo a definire le proprie zone di ricerca e soccorso (SAR). Inoltre, verranno istituiti partenariati con i Paesi terzi interessati dal fenomeno migratorio, offrendo così un sostegno adeguato alle specifiche situazioni politiche, socio-economiche e di sicurezza. Infine, ad avviso della Commissione, i nuovi centri dovrebbero essere localizzati “il più lontano possibile” dai punti di partenza irregolari.

Infine, sempre il 26 luglio, almeno 602 persone hanno scavalcato il muro di frontiera che separa l’enclave nordafricana spagnola di Ceuta dal Marocco lanciando calce viva e altre sostanza urticanti contro gli agenti dislocati alla frontiera. Il 30 luglio, il governo spagnolo ha chiesto un sostegno immediato all’Unione Europea, pari a 35 milioni di euro, per far fronte all’ondata migratoria che coinvolge le enclavi nordafricane di Ceuta e Melilla e lo stretto di Gibilterra. La richiesta di Madrid ha generato polemiche politiche, poiché la scorsa settimana, quando 600 persone scavalcarono il muro che separa Ceuta dal Marocco, il ministro dell’interno Fernando Grande-Marlaska aveva negato l’emergenza, ora riconosciuta dallo stesso dicastero.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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