USA conferma impiego droni armati in Niger

Pubblicato il 31 luglio 2018 alle 14:09 in Niger USA e Canada

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Il Comando Africa dell’esercito degli Stati Uniti ha confermato che le sue forze hanno iniziato a impiegare droni armati in Niger a partire dall’inizio di quest’anno. Secondo quanto riportato da Al Jazeera English, il governo del Paese africano aveva concesso alle forze americane il permesso di armare i propri droni nel novembre 2017, ma fino ad ora nessuna delle due parti aveva confermato il loro schieramento.

“In coordinamento con il governo del Niger, il Comando Africa USA ha armato aerei di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR) nel Paese africano per migliorare la nostra capacità congiunta di rispondere alle minacce e agli altri problemi di sicurezza nella regione. I velivoli ISR armati hanno iniziato a essere operativi da inizio 2018”, ha dichiarato la portavoce del Comando Africa degli Stati Uniti, Samantha Reho, lunedì 30 luglio.

I droni armati sono attualmente impiegati nella Base Aerea 101 situata nella capitale del Niger, Niamey. Reho ha sottolineato che il governo africano ha sostenuto l’iniziativa, giudicandola fondamentale per il proseguimento della partnership strategica a lungo termine che i due Paesi hanno stretto per contrastare i gruppi armati attivi in quell’area. In aggiunta, i droni MQ-9 che attualmente volano fuori da Niamey verranno trasferiti nella Base Aerea Nigerien 201, che è in costruzione ad Agadez, ai margini del deserto del Sahara. Il progetto di costruzione della base, che vale 110 milioni di dollari, è il più grande nella storia degli Stati Uniti, secondo i funzionari dell’Air Force. La vasta gamma di droni consentirà loro di raggiungere un ampio numero di Paesi dell’Africa occidentale e settentrionale.

A fine gennaio 2013, il Niger aveva dato il permesso ai droni di sorveglianza statunitensi di stazionare sul suo territorio al fine di migliorare le attività d’intelligence nei confronti dei combattenti legati ad al-Qaeda, presenti nel nord del Mali e in generale in gran parte del Sahara.

Negli ultimi anni, la presenza militare statunitense in Niger è aumentata arrivando a costituire una forza di 800 persone che accompagna le truppe africane nella raccolta di informazioni militari e nella conduzione di missioni. Nell’ottobre 2017, un’imboscata rivendicata da un affiliato locale dell’ISIS, operativo nelle regioni del Niger occidentale, aveva ucciso 4 soldati statunitensi. Gruppi di ribelli con sede nel vicino Mali hanno anche colpito obiettivi civili e militari fino a raggiungere la Costa d’Avorio.

Le forze armate considerano i droni un modo economicamente efficiente per contrastare i combattenti armati, ma il programma USA è stato pesantemente criticato in molte delle sue operazioni. La New America Foundation traccia le incursioni di droni statunitensi in Pakistan, Somalia e Yemen. Secondo i suoi dati, dal 2004, gli Stati Uniti hanno effettuato un totale di 414 attacchi di droni in Pakistan con un numero complessivo di almeno 3.000 morti. In Yemen, dal 2002, ci sono stati 267 attacchi con droni e almeno 1.500 morti. Infine in Somalia ci sono stati un totale di 92 attacchi di droni dal 2003, con una stima complessiva di 700 morti.

Il Bureau of Investigative Journalism, che tiene conto dei raid effettuati dai droni statunitensi e delle altre operazioni segrete attuate in diversi Paesi, ha riferito che gli Stati Uniti hanno effettuato un minimo di 4.076 attacchi in Afghanistan dal 2015, con circa 4.000 morti segnalati, inclusi almeno 313 civili e 50 bambini.

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Chiara Gentili

di Redazione

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