Turchia contro Egitto e Israele per il loro supporto alla politica energetica unilaterale di Cipro

Pubblicato il 31 luglio 2018 alle 16:03 in Cipro Turchia

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Il ministero degli Esteri turco ha richiamato, lunedì 30 luglio, gli ambasciatori di Israele, Egitto e Stati Uniti, accreditati presso la Repubblica di Cipro, la parte meridionale dell’isola, amministrata dalle autorità greche, a causa del loro “supporto alle attività unilaterali legate agli idrocarburi, condotte dai Greco-Ciprioti nel Mediterraneo orientale”. È quanto affermato, in un comunicato diffuso nella serata del 30 luglio, dal portavoce del ministero degli Esteri turco, Hami Aksoy, e riportato dal quotidiano, Hurriyet Daily News.

Le osservazioni in questione, che il comunicato di Ankara definisce “ingiustificate”, sono state fatte dai due diplomatici nel corso della conferenza sulla diaspora greco-cipriota, svoltasi tra il  25 e il 27 luglio, nella capitale Nicosia. In particolare, secondo quanto riportato dall’emittente turca, TRT World, nel corso della conferenza, l’ambasciatore israeliano, Sammy Ravel, ha affermato di augurarsi che “la forza militare non debba essere utilizzata nella regione contro “provocazioni turche”, mentre l’ambasciatore egiziano, Mai Taha Muhammed, ha dichiarato che “l’Egitto non esiterà, “se necessario”, a intraprendere un’azione militare nei confronti delle navi della Marina turca al largo di Cipro”. Da parte sua, l’ambasciatrice statunitense, Cathleen Doherty, secondo quanto riferito dalla stessa emittente turca, ha descritto l’atteggiamento di Ankara nei confronti dell’amministrazione greco-cipriota come “inaccettabile”. “Raccomandiamo ai rappresentanti dei Paesi interessati di non oltrepassare i limiti della loro autorità”, ha dichiarato Aksoy nella nota.

Il richiamo si inserisce nell’ambito della più ampia questione cipriota, ossia la disputa tra Cipro e Turchia in merito alla sovranità sull’isola, il cui territorio risulta diviso dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord e abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara ha inviato le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo.

“È inaccettabile che la parte greco-cipriota continui a comportarsi come se fosse la sola proprietaria dell’isola e persista nelle sue attività unilaterali legate agli idrocarburi in assenza di una risoluzione giusta e duratura della questione cipriota”, ha affermato Ankara nel comunicato. Secondo le autorità turche, “con tali attività, la parte greco-cipriota non tiene conto dei diritti inalienabili sulle risorse naturali dei Turco-Ciprioti, che sono i comproprietari dell’isola”. La Turchia accusa altresì i Greco-Ciprioti di avere un atteggiamento “lontano da ogni spirito di compromesso”.

La nota del ministero degli Esteri ribadisce la determinazione della Turchia nella difesa dei diritti e degli interessi dei Turco-Ciprioti e la sua volontà di continuare a supportarli. Del resto, ricorda il comunicato, il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, ha già espresso tali intenzioni nel corso della conferenza stampa congiunta con il presidente turco-cipriota, Mustafa Akinci, durante la sua visita nella Repubblica Turca di Cipro del Nord, il 23 e 24 luglio.

Da oltre 40 anni, i leader turco-cipriota e greco-cipriota, insieme ai rappresentanti dei Paesi garanti (Turchia, Grecia e Regno Unito), hanno avuto colloqui sostenuti dalle Nazioni Unite, volti a risolvere la controversia. L’ultimo round negoziale si è svolto nel luglio 2017, presso la località svizzera di Crans-Montana, ma si è risolto in un fallimento. Anche in considerazione di ciò, il 26 luglio, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha adottato all’unanimità una risoluzione che rinnova il mandato della Forza di Peacekeeping delle Nazioni Unite a Cipro (UNFICYP) per un periodo di 6 mesi, estendendone pertanto l’incarico fino al 31 gennaio 2019.

Con particolare riguardo alla questione dello sfruttamento delle risorse naturali nelle acque di Cipro, consistenti principalmente in gas naturale, secondo TRT World, da tempo Ankara insiste sulla necessità di concludere un accordo di pace duraturo tra le due parti, prima di siglare accordi internazionali relativi alle riserve di idrocarburi, che già Cipro vende a Egitto e Israele. Per il momento, né i tre Paesi di provenienza dei diplomatici coinvolti, né la Repubblica di Cipro hanno replicato ufficialmente alle dichiarazioni di Ankara.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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