Immigrazione: cresce la rotta dalla Turchia all’Europa

Pubblicato il 31 luglio 2018 alle 13:19 in Immigrazione Turchia

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È in crescita la rotta dei migranti dalla Turchia all’Europa. Ansamed riferisce che, da gennaio a luglio 2018, la Guardia Costiera turca ha fermato 14.470 persone che tentavano di raggiungere le rive europee, senza documenti regolari. Si tratta di un aumento del 60% rispetto ai 9.152 migranti che nello stesso periodo del 2017 hanno cercato di andare in Europa. La maggior parte degli stranieri, pari a 13.336, è stata sorpresa nel mar Egeo, in procinto di sbarcare sulle isole greche, mentre i restanti sono stati individuati nel mar Nero e nel Mediterraneo. Il mese che ha registrato il numero più alto di tentativi è stato maggio, con più di 3.000 fermati.

Nello stesso periodo, la Guardia Costiera di Ankara ha calcolato 54 morti, un numero più alto rispetto ai 20 riscontrati nei primi sette mesi del 2017. L’ultimo incidente in mare si è verificato il 29 luglio, quando 6 persone, di cui 3 neonati, sono morte in seguito al rovesciamento in mare, a largo delle coste occidentali turche, di un’imbarcazione che trasportava 16 migranti. L’imbarcazione, in base alle ricostruzioni della Guardia costiera, prima di capovolgersi stava facendo rotta verso l’isola greca Lesbo, la quale si trova a circa 20 chilometri di distanza dalla costa della Turchia.

La chiusura della rotta balcanica, avvenuta con la firma di un accordo tra l’Unione Europea e la Turchia, il 18 marzo 2016, avrebbe dovuto arrestare il traffico di esseri umani e l’immigrazione illegale. Tale accordo, tuttavia, non ha prodotto gli effetti sperati in quanto, già il 14 febbraio 2017, Amnesty International aveva pubblicato un reclamo, in cui denunciava la situazione di migliaia di rifugiati, i quali, destinati a essere rimandati in Turchia, si trovavano ancora in un limbo nelle isole greche, in condizioni di grave disagio. A tale proposito, Gauri Gulik, vice-direttore di Amnesty International per l’Europa, definì l’accordo sull’immigrazione, firmato con Ankara, “un disastro”. I migranti che sono arrivati sulle isole greche in seguito all’accordo con la Turchia possono raggiungere il territorio della Grecia continentale soltanto dopo l’esame delle loro richieste asilo. Date i lunghi periodi di attesa, i campi di rifugiati delle isole sono sovraffollati a mal gestiti.

Secondo le stime dell’Onu, la Turchia starebbe ospitando più di 3,5 milioni di rifugiati siriani. Nel settembre 2016, Ankara aveva avviato la costruzione del primo muro volto a separare la Turchia dalla Siria, per un investimento di 400 milioni di dollari. I primi 556 km, sono stati completati nel luglio 2017. Una volta terminati i lavori, il muro raggiungerà i 911 km.

Nel corso del mese di luglio, Human Rights Watch (HRW) ha accusato la Turchia di aver smesso di registrare i rifugiati siriani ad Istanbul e in altre 9 province turche al confine con la Siria, suscitando la reazione dei funzionari turchi che hanno negato tali accuse. L’organizzazione umanitaria ha formulato la sua accusa dopo aver intervistato 32 siriani che avevano presentato domanda di protezione temporanea a Istanbul, Hatay e Gaziantep, tre province turche situate in prossimità del confine siriano. Da tali interviste è emerso che la polizia turca sta deportando i rifugiati siriani in gruppi di 20 persone ciascuno, in quanto prive di permessi e documenti di protezione temporanea.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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