Zimbabwe: prime elezioni presidenziali dopo 30 anni

Pubblicato il 30 luglio 2018 alle 14:26 in Africa Zimbabwe

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Nello Zimbabwe si sono aperte le votazioni per eleggere il nuovo presidente del Paese, lunedì 30 luglio. Dopo le dimissioni forzate dell’ex leader Robert Mugabe, avvenute il 21 novembre 2017, lo Stato africano è pronto a un voto spartiacque che molti sperano possa liberarli da uno status di emarginazione globale e innescare una ripresa dell’economia. Le elezioni vedono l’attuale presidente 75enne, Emmerson Mnangagwa, nominato ad interim dopo le dimissioni del suo predecessore, affrontare, come avversario principale, il giovane Nelson Chamisa, avvocato 40enne e leader del socialdemocratico Movement for Democratic Change. Mentre Mnangagwa si presenta alle elezioni come candidato della lista del partito di governo, Zanu-PF (Unione Nazionale Africana dello Zimbabwe – Fronte Patriottico), di ideologia conservatrice e di sinistra, Chamisa è subentrato alla guida del Movement For Democratic Change a febbraio 2018, dopo che il precedente leader, Morgan Tsvangirai, convinto oppositore di Mnangagwa, è venuto a mancare. La sua leadership è stata tuttavia contestata da una fazione rivale, guidata dal precedente vice primo ministro, Thokozani Khupe.

Le votazioni sono iniziate alle 7 di mattina e termineranno alle 7 di sera. I cittadini dello Zimbabwe hanno aspettato con impazienza l’opportunità di esprimere il loro voto in quelle che saranno le prime elezioni del Paese dopo le dimissioni di Mugabe, in carica dal 31 dicembre 1987 per circa 30 anni. Anche se sono almeno 50 i partiti che si schierano contro quello dell’attuale presidente Mnangagwa, Chamisa è l’oppositore che ha riscosso i maggiori consensi. Entrambi gli uomini hanno condotto una dura campagna nel Paese dell’Africa meridionale, tenendo le loro ultime manifestazioni nella capitale, Harare.

Intervenendo poco prima dell’inizio delle votazioni, Mnangagwa ha affermato che l’ex presidente Mugabe si sarebbe alleato con Chamisa per cacciare lo Zanu-PF dal potere. Il leader ha anche aggiunto che la decisione di far concorrere quest’ultimo sarebbe parte di una strategia pianificata dal presidente estromesso.
“É chiaro a tutti che Chamisa ha stretto un accordo con Mugabe. Non possiamo più credere che le sue intenzioni siano quelle di trasformare lo Zimbabwe e ricostruire la nostra nazione. La scelta è chiara, o si vota per Mugabe con la finta elezione di Chamisa o si vota per un nuovo Zimbabwe sotto la mia guida e quella dello Zanu-PF. Il vero cambiamento sta arrivando. Dovremmo tutti essere parte di esso”, ha dichiarato Mnangagwa.

La settimana scorsa Mugabe aveva denunciato che il voto non sarebbe stato libero perché gestito da un “governo militare”. Rispondendo a queste dichiarazioni, Mnangagwa aveva affermato, nel corso di un’intervista alla televisione di Stato: “Posso assicurarvi che questo Paese gode di uno spazio democratico che non è mai stato sperimentato prima”.

Mugabe, 93enne e in carica dal 1980, era il capo di Stato più anziano del mondo. Durante il suo mandato, era stato ampiamente accusato di aver represso violentemente l’opposizione e manipolato le elezioni. Nel corso dell’assedio militare che lo costrinse a dimettersi, l’esercito confinò Mugabe nella propria abitazione, per poi prendere il controllo della televisione di Stato e impedire l’accesso agli edifici governativi. Tale assedio sarebbe stato causato dalla decisione di Mugabe di licenziare l’allora suo vice, Emmerson Mnangawa, il quale gli succedette alla guida del Paese. I suoi sostenitori lo vedevano come un nazionalista che aveva combattuto contro il colonialismo e contro le potenze occidentali “neo-imperialiste”; i suoi oppositori, invece, lo biasimavano per aver distrutto l’economia del Paese, una volta conosciuto come il “granaio dell’Africa”. Ad oggi, lo Zimbabwe, Stato dell’Africa orientale, versa in una grave situazione sociale ed economica.

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Chiara Gentili

di Redazione

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