Tunisia autorizza sbarco dei 40 migranti in stallo da due settimane

Pubblicato il 30 luglio 2018 alle 10:03 in Immigrazione Tunisia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le autorità della Tunisia hanno acconsentito allo sbarco dei 40 migranti a bordo della nave tunisina Sarost 5 a Zarzis, ponendo fine allo stallo di due settimane.

Il premier tunisino, Youssef Chahed, la sera di domenica 29 luglio, ha comunicato che l’imbarcazione era autorizzata ad attraccare nel porto di Zarzis per motivi umanitari, permettendo ai profughi tratti in salvo di sbarcare in Tunisia e ricevere assistenza medica. Chahed ha spiegato che lo stallo è stato provocato da una controversia in merito alla responsabilità del Paese che avrebbe dovuto acconsentire allo sbarco. Secondo il premier tunisino, dal momento che il salvataggio era avvenuto al largo di Malta, sarebbe stata competenza di La Valletta accogliere i migranti.

Da circa metà luglio, l’imbarcazione commerciale tunisina vagava nel Mediterraneo, al largo della Tunisia, attendendo l’autorizzazione a sbarcare in un porto tra Tunisia, Malta e Italia. I 40 migranti erano stati soccorsi al largo di Malta, poiché il gommone sul quale viaggiavano era andato in avaria. Dopo 11 giorni di stallo, il 23 luglio, uno degli ufficiali dell’organizzazione umanitaria Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, Monji Slim, aveva reso noto che il governo tunisino aveva chiesto a Malta e all’Italia di accettare i 40 migranti, mentre il Ministero dell’Interno italiano aveva declinato qualsiasi commento. Secondo quanto riportato da Slim, l’imbarcazione navigava a 12 miglia dalla Tunisia e i migranti africani a bordo erano in gravi condizioni, dal momento che il capitano della nave si stava rifiutando di accettare qualsiasi aiuto per aumentare la pressione sulle autorità tunisine.

Successivamente, il 26 luglio, l’organizzazione non governativa Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftdes) ha chiesto al governo di Tunisi di rispondere alla richiesta di soccorso, per poter far sbarcare gli stranieri nel porto di Zarzis, affinché ricevessero assistenza medica. In un comunicato, la ong ha inoltre evidenziato la difficile situazione umanitaria in cui si trovano i miranti a bordo della nave. “L’Europa sta applicando la politica del fatto compiuto per quanto riguarda le piattaforme di accoglienza dei migranti in Tunisia, rifiutandosi di aprire loro le porte e imponendo una politica sistematica di sanzioni contro tutti coloro che prendono parte alle operazioni di soccorso, attraverso restrizioni sull’azione di imbarcazioni di salvataggio delle organizzazioni umanitarie”, ha dichiarato l’ong tunisina, che ha condannato le politiche dell’UE, definendone “disumane”.

L’episodio della nave tunisina in stallo non è il primo in cui migranti soccorsi rimangono per giorni in una situazione di stallo in mare. Nella giornata di domenica 10 giugno, il ministro degli Interni italiano, Matteo Salvini, aveva vietato alla nave Aquarius, cogestita dalle ong Sos Mediterranee e Medici Senza Frontiere, con a bordo 629 migranti, di attraccare nei porti italiani, inviando una lettera urgente alle autorità maltesi, chiedendo loro di far approdare a La Valletta la nave, in quanto “porto più sicuro”. Malta aveva risposto negativamente alla richiesta di Salvini, ritenendosi non direttamente coinvolta nell’operazione di salvataggio. Dopo un giorno di stallo causato dal braccio di ferro tra i due Stati, l’11 giugno il premier spagnolo, Pedro Sanchez, ha offerto Valencia come porto sicuro per la nave Aquarius. Il 17 giugno, l’Aquarius è arrivata in Spagna, ponendo fine all’odissea dei migranti. 

Da quando Salvini è salito alla guida del Ministero dell’Interno, il primo giugno scorso, ha inaugurato una politica più rigida e intransigente nei confronti del fenomeno migratorio, chiudendo i porti italiani alle imbarcazioni delle Ong e delle missioni europee. Subito dopo la nomina di Salvini sono emerse tensioni tra l’Italia e la Tunisia in seguito ai commenti rilasciati dal Salvini, il quale aveva affermato che “la Tunisia non manda nel nostro Paese soltanto gentiluomini ma, spesso e volentieri, anche i galeotti”. Il 4 giugno, il Ministero degli Esteri tunisino ha ricevuto l’ambasciatore italiano a Tunisi, a cui ha riferito che le parole di Salvini “non riflettono la cooperazione tra i due Paesi nell’ambito dell’immigrazione e indicano altresì una conoscenza incompleta dei vari meccanismi di coordinamento esistenti tra i servizi tunisini e italiani”. Occorre ricordare che, il 9 febbraio 2017, l’Italia e la Tunisia avevano firmato una dichiarazione congiunta sull’immigrazione. In tale occasione, l’allora ministro degli Esteri, Angelino Alfano, e l’omologo tunisino, Khemaies Jhinaoui, avevano concluso un accordo sulla gestione del fenomeno migratorio, sul traffico di esseri umani e sul rafforzamento delle frontiere. A tale proposito, il primo ministro tunisino, Yussef al-Shahed, aveva dichiarato che l’Europa aveva bisogno di avviare progetti strategici con tutti gli Stati a sud del Mediterraneo per aumentare il controllo dei flussi migratori. Salvini ha replicato alle affermazioni del Ministero tunisino, giustificando di aver detto soltanto che “i flussi dalla Tunisia portano in Italia non solo persone per bene”. Da parte sua, l’ambasciatore italiano a Tunisi ha specificato che Roma vuole continuare a collaborare con la Tunisia in ambito migratorio.

Nel 2017, sono stati 9.329 i migranti tunisini che hanno tentato di raggiungere l’Italia. Di questi, il 66% è riuscito ad arrivare sulle nostre coste, mentre il restante 34% è stato bloccato dalle autorità di Tunisi. Il rapporto della Ong ha formulato tali stime basandosi sui dati del Ministero dell’Interno italiano, dell’a UN Refugee Agency (UNHCR) e sui comunicati del Ministero dell’Interno tunisino. Nel 2018, i tunisini costituiscono la principale nazionalità di migranti giunti nel nostro paese, con una cifra pari a 3.166 dal primo gennaio al 23 luglio 2018. Secondo il Viminale, l’anno scorso sono sbarcati illegalmente in Italia complessivamente 6.151 tunisini. In particolare, la maggioranza degli arrivi si è verificata a partire dai mesi estivi, in concomitanza ad una drastica diminuzione di sbarchi dalla Libia, principale porto di partenza dei migranti del Nord Africa.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.