Tibet: premier cinese in visita, “regione è parte inseparabile della Cina”

Pubblicato il 29 luglio 2018 alle 10:52 in Cina Tibet

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Il premier cinese, Li Keqiang, durante una visita in Tibet ha ripetuto che la regione è una parte inseparabile del territorio “sacro” della Cina e che le figure religiose dovrebbero promuovere l’unità nazionale e l’armonia etnica.

I leader di alto livello del governo cinese raramente si recano in visita in Tibet, per cause relative alla sicurezza e al clima. Il primo ministro ha visitato il Tibet dal 25 al 27 luglio, recandosi presso i due principali siti connessi al buddismo tibetano. Di fronte al Tempio Jokhang, simbolo dell’alleanza tra la regione e la dinastia cinese Tang, Li ha sottolineato che fin dai tempi antichi, il Tibet è stato parte “della madrepatria”.

Li ha visitato altresì il Palazzo del Potala, che una volta ospitava il Dalai Lama, la più alta carica del buddismo tibetano. L’attuale Dalai Lama si trova in esilio in India dal 1959, dopo una insurrezione fallita contro il governo cinese. Pechino lo accusa di essere un pericoloso separatista, nonostante l’uomo abbia dichiarato di desiderare solamente l’autonomia per il Tibet. Il primo ministro cinese ha dichiarato di sperare che la regione mantenga l’unità nazionale e una situazione di pace e stabilità.

Il premier cinese ha visitato altresì un ospedale tibetano, promettendo che il governo di Pechino fornirà risorse mediche e aumenterà il sostegno alla regione per la costruzione di ospedali e università. Inoltre, Li ha lodato i risultati ottenuti dal Tibet, augurandosi che, in futuro, la cooperazione con il governo di Pechino si fortifichi e la regione aderisca alla strategia della Cina, così da promuovere ulteriormente la prosperità e lo sviluppo economico e sociale, così come suggerisce la nuova era del socialismo con caratteristiche cinesi promossa dal presidente cinese, Xi Jinping.

I gruppi per i diritti umani hanno spiegato che la situazione dei tibetani nel territorio che la Cina definisce “Regione Autonoma del Tibet” resta estremamente difficile. A giugno, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha dichiarato che le condizioni nell’area “stanno deteriorando velocemente”.

Le truppe dell’esercito cinese marciarono sul Tibet nel 1950, in quella che la Cina definisce una liberazione pacifica, e fin da allora ha governato la regione con pugno di ferro. La questione del Tibet è una delle problematiche più sensibili per Pechino, che per questo motivo è stata ripetutamente colpita da numerose proteste. Nonostante ciò, la regione è rimasta tranquilla dall’ultima manifestazione in larga scala, avvenuta nel 2008. La Cina nega le accuse dei gruppi per i diritti umani e sostiene da sempre che il suo governo ha messo fine alla schiavitù e ha portato la prosperità nella regione, nel pieno rispetto dei diritti del popolo tibetano.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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