Venezuela: Maduro nega emergenza inflazione

Pubblicato il 28 luglio 2018 alle 8:00 in America Latina Venezuela

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Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha rifiutato di riconoscere il grave problema inflazionario che affligge il Paese latinoamericano, e non ha pertanto delineato strategie per affrontarlo; a riferirlo, durante un’intervista, è stato l’ex ministro delle Finanze del Venezuela.

“Per mettere fine a qualsiasi emergenza inflazionaria c’è bisogno di un programma monetario; il Venezuela non si salverà con la retorica”, ha affermato Rodrigo Cabeza, ex ministro delle Finanze del Paese. “Ciò di cui il governo ha bisogno, è realizzare che le situazioni di grave inflazione sono create dai governi”, ha aggiunto, spiegando che, a suo dire, la causa principale del problema è l’aumento indiscriminato della produzione di moneta. “Non c’è alcuna gestione professionale della politica economica venezuelana”, ha inoltre commentato Cabeza. L’intervista rilasciata dall’ex ministro delle Finanze del Paese latinoamericano giunge in preparazione di un congresso del Partito socialista attualmente al potere in Venezuela; tali incontri dovrebbero iniziare lunedì 30 luglio e protrarsi nell’arco della settimana. Tra i punti in agenda, il presidente Maduro ha anticipato che si discuteranno nuove misure atte a risollevare l’economia nazionale.

Cabeza fu nominato ministro delle Finanze nel 2007, in seno al governo guidato dal socialista Hugo Chavez, in un periodo in cui l’aumento globale dei prezzi del petrolio stava ingrossando i fondi statali del Venezuela, membro dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC). Gli afflussi di denaro permisero a Chavez di fornire generosi sussidi alla fascia più povera dei cittadini e, al contempo, finanziare le importazioni dei beni di consumo. Durante il suo mandato, Cabeza ha compiuto sforzi per riuscire a sradicare l’inflazione, rimuovendo con successo tre zeri dalla valuta nazionale. Di recente egli ha affermato di aver preso le distanze dall’attuale dirigenza del Partito socialista venezuelano.

Maduro, che sostiene che il suo Paese sia vittima di una “guerra economica”, di recente ha affermato che il governo ha intenzione di accorciare i prezzi correnti di 5 zeri; tale mossa, secondo i critici, non avrà alcuna conseguenza benefica né sull’aumento incalzante dei prezzi né sull’obiettivo di alleviare la costante carenza statale di scorte alimentari e medicinali.

Il collasso del prezzo del petrolio, avvenuto nel 2014, ha segnato un momento di profonda crisi per il Venezuela, il quale non è riuscito a mantenere il sistema economico vigente in precedenza. Con l’economia nazionale in caduta libera, un numero sempre più allarmante di venezuelani ha avviato una massiccia emigrazione dal Paese, nel tentativo di fuggire dalla crisi. Oltre 1,5 milioni di persone hanno lasciato il paese dal 2015 a oggi, di cui circa mezzo milione nel solo 2018. Ad oggi oltre 800.000 venezuelani sono rifugiati nella vicina Colombia, 300.000 negli USA, 220.000 in Spagna. Destinazioni secondarie sono inoltre Cile, Uruguay, Panama e Costa Rica.

Come specificato da Alfonso Markina, membro del comitato finanziario dell’Assemblea nazionale del Paese, da gennaio a giugno 2018, l’inflazione accumulata ha raggiunto il 4684,3%. Su base annua, tra giugno 2017 e giugno 2018, è stata pari al 46305%. In Venezuela, i dati ufficiali sugli aumenti dei prezzi hanno smesso di essere pubblicati tre anni fa, nel 2015; a seguito di ciò, l’Assemblea Nazionale ha deciso di creare una commissione apposita per valutare l’inflazione e il costo della vita.

Maduro sostiene che i leader d’affari dell’opposizione politica siano i principali responsabili del problema; secondo la sua ipotesi, essi starebbero arbitrariamente aumentando i prezzi con l’obiettivo di minare il suo governo.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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