ONU rinnova mandato forza di peacekeeping a Cipro, Ankara: “No condizioni per ripresa dei negoziati”

Pubblicato il 28 luglio 2018 alle 6:17 in Cipro Turchia

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La Turchia si è espressa contro la decisione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU di rinnovare il mandato della Forza di Peacekeeping delle Nazioni Unite a Cipro (UNFICYP) per un periodo di 6 mesi, estendendone pertanto l’incarico fino al 31 gennaio 2019. La risoluzione è stata adottata all’unanimità, il 26 luglio, dall’organo esecutivo dell’ONU, che ha invitato i leader delle due comunità conviventi sull’isola, nonché tutte le parti coinvolte, a impegnarsi pienamente in un processo di risoluzione della questione cipriota, servendosi dei meccanismi di consultazione messi a disposizione dalle Nazioni Unite per riavviare i negoziati.

Le tensioni a Cipro risalgono agli anni Sessanta e vanno rintracciate nella convivenza sull’isola di due comunità, quella greco-cipriota e quella turco-cipriota. In seguito agli scontri verificatisi a partire dal 21 dicembre 1963 tra i due gruppi, le Nazioni Unite hanno istituito, nel 1964, l’UNFICYP, il cui mandato era quello di impedire ulteriori scontri tra le due comunità e ripristinare la normalità sull’isola. Le responsabilità della missione di peacekeeping, una delle più longeve fra quelle istituite dall’ONU, si sono estese nel 1974, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, seguito, il 20 luglio, dall’intervento militare della Turchia, le cui truppe, inviate da Ankara “a protezione della minoranza turco-cipriota”, hanno stabilito il controllo sulla parte settentrionale dell’isola. Negli oltre 50 anni in cui è stata operativa, l’UNFICYP, attualmente guidata dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale, Elizabeth Spehar, ha supervisionato le linee del cessate il fuoco, fornito assistenza umanitaria e mantenuto una zona cuscinetto tra le forze turco-cipriote, stabilitesi nel nord, e le forze greco-cipriote, posizionate nel sud. I tentativi di risolvere il conflitto, inclusi i numerosi colloqui sostenuti dall’ONU, che mirano a riunificare l’isola, che rimane divisa dall’invasione turca del 1974, sono stati finora senza risultato, anche se le relazioni tra nord e sud sono migliorate nel corso degli anni. L’ultimo round di colloqui di pace si è svolto nel luglio 2017, presso la località svizzera di Crans-Montana, ma si è risolto in un fallimento. 

Rilevando la mancanza di progressi in vista di una soluzione dalla Conferenza di Crans-Montana, il Consiglio di Sicurezza, nella risoluzione adottata il 26 luglio, ha incoraggiato le parti a cogliere l’opportunità offerta dalla nomina del consulente delle Nazioni Unite, Jane Holl Lute, per condurre negoziati approfonditi sul percorso da seguire e ha esortato le parti a migliorare “l’atmosfera pubblica per le negoziazioni”, astenendosi dall’uso di una retorica che potrebbe rallentare il processo di risoluzione ed esprimendo al contrario messaggi costruttivi. Ha altresì incoraggiato l’attuazione di misure miranti al rafforzamento della fiducia reciproca.

Se il ministero degli Esteri cipriota ha accolto con favore la decisione del Consiglio di Sicurezza, da Ankara, il ministero degli Esteri ha espresso scetticismo. “Riteniamo che qualsiasi processo nel prossimo futuro possa avere successo solo se si basa sulla realtà attuale dell’isola e sull’esperienza acquisita durante i negoziati condotti nel corso dell’ultimo mezzo secolo e solo se punta ad aspettative e risultati adeguati”, ha dichiarato in un comunicato scritto il ministero degli Esteri turco, il 26 luglio. Sottolineando che l’ultimo tentativo di risolvere la questione cipriota, risalente al luglio 2017, è fallito a causa dei Greco-ciprioti, il comunicato afferma che non sussistono, attualmente, le condizioni per la ripresa di qualsivoglia processo negoziale. Ankara infine ha precisato che, quando ha acconsentito alla nomina del diplomatico americano, Jane Holl Lute, come consulente speciale temporaneo del Segretario Generale per la questione cipriota, allo scopo di tenere contatti esplorativi con le due parti dell’isola, “la Turchia ha reso noto il suo punto di vista secondo cui questa nomina temporanea non avrebbe implicato alcun riavvio del processo negoziale che si è concluso nel 2017”.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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