USA: sbloccati 195 milioni di $ in aiuti militari all’Egitto

Pubblicato il 27 luglio 2018 alle 13:17 in Egitto USA e Canada

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L’amministrazione Trump ha deciso di sbloccare 195 milioni di dollari in aiuti militari all’Egitto, che, nell’agosto 2017, l’allora segretario di Stato americano, Rex W. Tillerson, aveva congelato a causa delle preoccupazioni per la situazione dei diritti umani nel Paese nordafricano e le sue relazioni con la Corea del Nord. È quanto riferito mercoledì 25 luglio da un anonimo funzionario del Dipartimento di Stato americano, che ha spiegato che Washington intende, in tal modo, riconoscere “i passi avanti fatti dall’Egitto nell’ultimo anno in risposta a specifiche preoccupazioni statunitensi” e rispettare lo spirito del rafforzamento della partnership tra Washington e il Cairo.

La fonte tuttavia non ha spiegato quali misure a tutela dei dirtti umani, in concreto, l’Egitto avrebbe implementato per giustificare lo sblocco di tale somma, sostenendo anzi che permangono “serie preoccupazioni riguardo ai diritti umani e alla governance in Egitto”, tali da giustificare l’impiego, da parte degli Stati Uniti, “dei numerosi strumenti a disposizione per alleviarle”. Il funzionario statunitense ha altresì rassicurato che Washington continuerà a ribadire la necessità che l’Egitto faccia progressi. I fondi in questione erano stati trattenuti dagli Stati Uniti lo scorso anno, quando l’amministrazione Trump aveva deciso di bloccarli sostenendo che l’Egitto non aveva compiuto progressi in merito al rispetto dei diritti umani e delle regole democratiche. Nel mirino di Washington c’era, in particolare, una legge che regolamentava l’attività delle organizzazioi non governative, limitandone fortemente il lavoro, in un modo che, secondo gli Stati Uniti, faceva parte di un piano più ampio delle autorità egiziane, finalizzato alla repressione del dissenso. Contro tale legge si era espressa anche Human Rights Watch che, l’anno scorso, ha messo in guardia sul fatto che la normativa avrebbe determinato “livelli di repressione senza precedenti” e “avrebbe criminalizzato il lavoro di molte ONG”.

Ad aprile, il Dipartimento di Stato americano ha pubblicato l’ultimo rapporto in merito alla situazione dei diritti umani in Egitto. Il report dà conto di una serie di questioni controverse in merito alla tutela di tali diritti nel Paese nordafricano, inclusi limiti alla libertà di espressione, controllo governativo sulle organizzazioni non governative, processi di civili dinanzi a tribunali militari e impiego della tortura. Secondo quanto riportato da Al Arabiya english, dal 2013, gruppi internazionali che operano per la tutela dei diritti umani hanno ripetutamente condannato il governo egiziano, guidato dal presidente Abdel Fattah al-Sisi, per la sua repressione di attivisti laici e di sinistra, nonché degli Islamisti vicini all’organizzazione dei Fratelli Musulmani, fondata nel 1928 allo scopo di ricondurre la religione islamica al centro della vita politica e sociale della comunità musulmana. Dal luglio 2013, quando il generale al-Sisi ha commesso il colpo di Stato ai danni dell’allora presidente, Mohamed Morsi, le autorità egiziane hanno lanciato una severa campagna repressiva contro i Fratelli Musulmani e i loro sostenitori. Dichiarati organizzazione terroristica nel dicembre 2013 e accusati di avere contatti con altri gruppi jihadisti affiliati al al-Qaeda, i Fratelli Musulmani si sono sempre dichiarati un’organizzazione pacifica e hanno ripetutamente negato i presunti legami con la militanza islamista.

Il quotidiano americano The New York Times, da parte sua, getta luce sull’aumento esponenziale della popolazione carceraria in Egitto e sulla distruzione delle abitazioni di 3.000 famiglie nel Sinai, commessa, secondo gli attivisti per i diritti umani, dall’esercito egiziano nell’ambito delle operazioni contro lo Stato Islamico. Esempi, questi, secondo i gruppi che operano in tutela dei diritti umani, che la garanzia dei diritti fondamentali in Egitto sta peggiorando, “alimentando il risentimento e, in alcuni casi, la radicalizzazione” e aumentando il rischio di un’ulteriore destabilizzazione del Paese nordafricano che potrebbe, in ultima analisi, “indebolire gli stessi interessi americani”. In tale contesto, il rilascio dei fondi statunitensi rappresenterebbe la perdita di una “leva preziosa” sul presidente al-Sisi.

Con riferimento, invece, alla partnership tra Washington e il Cairo, alleato chiave degli Stati Uniti, il funzionario americano ha indicato nella volontà di preservare, migliorare e rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza, con particolare riguardo alla lotta contro gruppi militanti, una delle ragioni per il rilascio delle risorse americane. Cooperare con l’Egitto nell’ambito della sicurezza, ha spiegato il funzionario statunitense, “è importante per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”. Ecco perché, ha concluso la fonte, il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha stabilito il rilascio del capitale. Secondo il New York Times, peraltro, la decisione di sbloccare i fondi americani si inserisce perfettamente nella politica estera americana condotta da Pompeo e dal consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, che sarebbero disposti ad un atteggiamento più accondiscendente con “autocrati come al-Sisi che condividono la loro ostilità verso l’Islam politico”.

Secondo quanto riportato dal quotidiano americano, gli Stati Uniti, negli ultimi 40 anni, hanno donato all’Egitto 47 miliardi di dollari in aiuti militari e 24 miliardi di dollari in aiuti economici. I fondi attualmente destinati all’aiuto militare all’Egitto ammontano in totale a 195 milioni di dollari, inseriti nel bilancio del governo americano per l’anno fiscale 2016. Tale somma, etichettata come “Finanziamento Militare Straniero”, è diretta all’acquisto da parte del Cairo di equipaggiamenti militari statunitensi.

Nell’agosto 2017, il ministero degli Esteri egiziano aveva definito la decisione di Washington di congelare i fondi un “errore di valutazione”, aggiungendo che “rimpiangeva la decisione”. Dal Cairo, il portavoce del ministero degli Esteri, Ahmed Abu Zeid, ha dichiarato che la decisione degli Stati Uniti di revocare la sospensione degli aiuti militari all’Egitto sottolinea le relazioni significative fra i due Paesi e il loro desiderio di sostenere i legami bilaterali.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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