Cuba: la riforma nel segno di Raúl Castro

Pubblicato il 27 luglio 2018 alle 6:07 in America Latina Cuba

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Continua a Cuba il processo di rigenerazione del sistema politico di Castro. Il modello promosso dal generale Raúl Castro nei suoi due mandati da presidente (2008-2018), volto a liberalizzare gradualmente l’economia senza rinunciare ad alcun aspetto del controllo politico totale da parte del Partito Comunista di Cuba, entra in una nuova fase con la riforma della Costituzione del 1976, ispirata a quella sovietica.  Il Parlamento cubano ha approvato domenica 22 luglio la bozza della nuova Carta, che sarà sottoposta ad una complessa consultazione popolare tra il 13 agosto e il 15 settembre prossimi, prima di essere approvata definitivamente dall’Assemblea Nazionale del Potere Popolare e quindi sottoposta a un definitivo referendum. La portata delle modifiche proposte – incluso il riconoscimento della proprietà privata e l’eliminazione del riferimento al comunismo come politica statale – rimane ancora un mistero.

“La riforma è cambiamento e continuità, ma con più continuità che cambiamento – afferma il politologo Armando Chaguaceda al quotidiano spagnolo El País – Il regime politico non dà segni di cambiamento e il cuore del sistema monopartitico non viene toccato dalla riforma”. Nel corso del dibattito parlamentare, il segretario del Consiglio di Stato, Homero Acosta, ha sottolineato che il disegno di legge della riforma è “coerente” con il quadro di trasformazione limitata delineato da Raúl Castro e ha ricordato il suo appello del 2012 a “lasciarsi alle spalle la zavorra della vecchia mentalità e a forgiare con una mentalità trasformatrice e molta sensibilità politica la visione per il presente e il futuro del paese, senza lasciare, nemmeno per un istante, il fondamento ideologico del nostro processo rivoluzionario”.

La scomparsa della parola comunismo dal testo costituzionale sembra essere una delle zavorre cui faceva riferimento Castro. “Può sembrare un gesto retorico, ma le parole sono importante” – afferma l’accademico Michael J. Bustamante. “Eliminando quel termine viene inviato un segnale. È evidente che stiamo cercando di adeguare la Costituzione ai tempi attuali, anche se ciò non significa che siamo di fronte a un cambiamento di sistema. La realtà è che c’è un’evoluzione graduale verso un altro tipo di stato socialista che ancora non sappiamo cosa possa essere. “

Andy Gomez, ex direttore dell’Istituto di studi cubani dell’Università di Miami, dice che è “vero cambiamento”, in linea con il pragmatismo di Raul Castro. “È consapevole di dover stabilire una sorta di ordine, diverso da quello creato da suo fratello Fidel, in modo che la rivoluzione possa sopravvivergli. Cercano di trovare la chiave per mantenere il controllo politico, migliorare l’economia e fornire un’infrastruttura che consenta di attrarre investimenti stranieri”.

Secondo William Leo Grande, professore dell’Università di Washington, “il regime sta compiendo un difficile esercizio di funambolismo tra il socialismo e l’economia di mercato. Esaminano ciò che è stato fatto in Vietnam e in Cina, ma non vogliono un sistema che abbia gli stessi livelli di disuguaglianza che è stato generato in quei paesi. Si muovono su una corda sottile”.

Secondo l’economista Carmelo Mesa-Lago, la riforma costituzionale è stata ancora attuata secondo i dettami della vecchia guardia. “Raúl Castro è stato il presidente della commissione e ha guidato il processo per anni” – assicura.

Tutti gli analisti concordano sul fatto che la riforma apre ad una gestione più collegiale del potere, in questo senso si interpreta il rinato ruolo del primo ministro, soppresso nel 1976, che gestirà l’amministrazione quotidiana del governo. Nella struttura gerarchica, il premier sarà subordinato al presidente, Miguel Díaz-Canel, ma questi rimane gerarchicamente inferiore a Raúl Castro, il cui mandato a capo del Partito comunista di Cuba scade nel 2021.

“Raúl Castro ha smantellato la maggior parte delle chimere imposte da suo fratello” – scrive il giornalista Reinaldo Escobar sul quotidiano cubano indipendente 14ymedio . “Ora, quando il suo pensionamento definitivo non sembra richiedere più di cinque anni, ha chiarito che il destino di questo esperimento dovrà essere definito da altri”.

“Bisogna congratularsi con Raúl Castro, non fosse altro per aver avuto il coraggio politico o almeno il pragmatismo di abbandonare l’impegno a raggiungere mete irraggiungibili” – assicura Escobar.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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