Bosnia: 50 migranti coinvolti in uno scontro

Pubblicato il 27 luglio 2018 alle 6:05 in Balcani Immigrazione

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In Bosnia circa 50 migranti sono rimasti coinvolti in scontri in una tendopoli nella periferia della città di Velika Kladuša, il 25 luglio, alcuni di loro sono feriti, ma nessuno sembra essere in pericolo di vita. La città in cui sono avvenuti gli scontri si trova nella parte Nord-occidentale del Paese, al confine con la Croazia, luogo che i migranti erano intenzionati a raggiungere in quanto membro dell’Unione Europea.

Come riportato dal Washington Post, gli stranieri sono approdati in Bosnia per evitare di percorrere altre delle rotte balcaniche esistenti, maggiormente sorvegliate. Il Ministro della Sicurezza bosniaco, Dragan Mektic, ha affermato di voler evitare che la Bosnia diventi un hot-spot in cui i migranti si accumulano nel tentativo di raggiungere l’Europa Centrale. A tal proposito, ha dichiarato che le autorità potrebbero proporre una riforma delle leggi di difesa per far sì che l’esercito possa aiutare a proteggere le frontiere per prevenire il massiccio afflusso dei migranti.

Il Paese, che conta appena 3,9 milioni di abitanti, ad oggi è fornito solo di due centri ufficiali per i richiedenti asilo, di conseguenza, come riportato da Euronews, molti migranti alloggiano in rifugi improvvisati, privi di acqua corrente e servizi igienici, specialmente nelle città di Velika Kladuša e Bihac, vicine al confine con la Croazia. La costruzione di nuove strutture è in programma, ma per metterla in atto è necessario un accordo tra i governi regionali del Paese, alcuni dei quali si oppongono al progetto. Ciò allarma la Croce Rossa, i cui funzionari si dicono preoccupati per il peggioramento delle condizioni di vita dei migranti in Bosnia.

A fronte di questa situazione, un gruppo di circa cinquanta rappresentanti tra sindaci e membri dell’assemblea comunale della Bosnia Nord-Occidentale si sono accordati per protestare, il 26 luglio, all’esterno degli edifici governativi di Sarajevo, contro i falliti tentativi di risolvere la crisi migratoria. L’obiettivo dei funzionari è quello di presentare le loro istanze “in modo pacifico e dignitoso”, come ha puntualizzato Suhret Fazlic, sindaco della città di Bihac, una delle più colpite dall’emergenza. “Vogliamo mettere in guardia sulla difficile situazione in questa parte del paese, soprattutto nella città di Bihac, a causa dei migranti”, ha aggiunto Fazlic, chiarendo che la sua comunità ha fatto il possibile, negli scorsi mesi, per ospitare migranti e rifugiati, ma che da sola non può farcela. Nedzad Zukanovic, sindaco della città di Kljuc, ha chiarito le intenzioni della protesta, affermando che nessuno si oppone al fatto di avere migranti e rifugiati lì, ma che la comunità locale semplicemente non ha le capacità per accoglierli.

La Bosnia occidentale è diventata un importante punto di transito per i migranti per cercare di raggiungere la Croazia. Secondo i dati riportati dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), nei primi cinque mesi di quest’anno, i migranti e i richiedenti asilo in Bosnia sono stati 4.227, somma che comprende più dei due terzi del totale degli strabieri approdati, in quel periodo, nei Balcani occidentali. Come riportato da Frontex, nel 2018 c’è stata un’inversione di rotta in merito ai tragitti percorsi dai migranti nella regione balcanica. Da una parte, quella che fino a poco tempo fa era la principale rotta dei Balcani Occidentali, che prevede il passaggio dalla Serbia all’Ungheria o alla Croazia continua ad essere percorsa da un basso numero di migranti irregolari, come conseguenza del trattato concluso tra l’Unione Europea e la Turchia il 18 marzo 2016. D’altro canto, la pressione migratoria è aumentata in un percorso parallelo, che approda proprio in Bosnia, dove i migranti giungono passando o dalla Serbia o dall’Albania attraverso il Montenegro.

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di Redazione

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