Turchia, Erdogan: “Non implementeremo le sanzioni contro l’Iran”

Pubblicato il 26 luglio 2018 alle 16:37 in Iran Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, si è dichiarato contrario alla rottura dei legami economici con l’Iran, nonostante gli Stati Uniti si preparino a imporre nuove sanzioni nei confronti di Teheran. Secondo il leader di Ankara, tagliare i legami con alcuni Paesi, solo perché lo richiedono gli Stati Uniti, va contro l’essenza stessa dell’indipendenza degli Stati.

Con particolare riferimento all’Iran, il presidente turco ha fatto riferimento al Paese mediorientale come a un “vicino e partner strategico”. “Chi riscalderà il mio Paese per tutto l’inverno?”, ha chiesto provocatoriamente Erdogan, mettendo in luce l’importanza di Teheran per la Turchia in quanto fonte di approviggionamento energetico. Da gennaio ad aprile 2018, la Turchia ha importato dall’Iran 3 milioni di tonnellate di petrolio greggio, corrispondenti al 55% delle sue forniture complessive di greggio e al 27% delle sue importazioni totali di energia.

Anche il ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, ha ribadito che la Turchia non implementerà le sanzioni che gli Stati Uniti imporranno unilateralmente su Teheran e ha affermato che Ankara ne ha già informato Washington, avendolo comunicato al sottosegretario del Dipartimento del Tesoro americano per il Finanziamento del Terrorismo, Marshall Billingslea, in visita ad Akara il 20 luglio. Secondo quanto riferito da Çavuşoğlu, alla delegazione statunitense le autorità turche avrebbero spiegato proprio che Ankara non dispone di altre opzioni per l’acquisto del petrolio e che, in ogni caso, il greggio iraniano è importato “in condizioni appropriate”. Il ministro turco ha aggiunto che Ankara non si è limitata a spiegare le ragioni per le quali non obbedirà alle sanzioni, ma anche espresso la sua opinione al riguardo, cioè che le sanzioni statunitensi contro Teheran non sono appropriate. “Non dobbiamo rispettare le sanzioni imposte a un Paese da un altro Paese. Non troviamo nemmeno giuste quelle sanzioni”, ha chiarito Çavuşoğlu, nel corso di una conferenza stampa in Azerbaigian.

Le sanzioni contro l’Iran fanno parte della strategia adottata dall’amministrazione Trump contro Teheran. L’8 maggio 2015, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ritirato Washington dall’accordo sul nucleare iraniano, firmato il 14 luglio 2015, tra Teheran e i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia e Cina, più la Germania. L’accordo prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli Stati Uniti, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e del consenso a sottoporre il programma nucleare a rigorose verifiche. Il 2 luglio, inoltre, il Dipartimento di Stato americano ha annunciato di aver elaborato una campagna di massima pressione economica e diplomatica su Teheran. Tale campagna consiste, innanzitutto, nell’imposizione di sanzioni che entreranno in vigore in due tranches, il 4 agosto e il 6 novembre. Washington ha altresì chiesto a tutti gli alleati e partener americani nel mondo di tagliare le importazioni di petrolio iraniano, in modo da ridurre a zero gli introiti di Teheran sulle vendite di greggio.

Ankara ha riferito che le autorità turche sono al lavoro per impedire che la Turchia venga colpita dalle misure americane la cui caratteristica, in quanto sanzioni secondarie, è la extraterritorialità, cioè la capacità di essere applicate nei confronti di quasiasi soggetto indipendentemente dalla nazionalità e, pertanto, l’idoneità a colpire non solo il Paese oggetto di sanzioni, ma anche tutti coloro che intrattengono relazioni con il soggetto sanzionato.

La tensione fra Turchia e Stati Uniti in merito alle sanzioni contro l’Iran, peraltro, arriva in un momento in cui i rapporti fra Ankara e Washington sono particolarmente tesi a causa di svariate questioni, incluso il caso Brunson e gli F-35. Con riferimento al caso Brunson, il 18 luglio, un tribunale nella provincia turca di Smirne ha respinto gli appelli per la liberazione dell’omonimo pastore americano, detenuto in Turchia dall’ottobre 2017, con l’accusa di terrorismo e spionaggio, stabilendo che sarà trattenuto in carcere in attesa del processo. L’acquisizione dei jet F-35 da parte della Turchia, invece, è ostacolata dall’intenzione di Ankara di servirsi del sistema di difesa aerea russo, S-400, che Washington considera incompatibile con i sistemi utilizzati dalla NATO.

Çavuşoğlu tuttavia ha messo in guardia sull’inefficacia di un eventuale approccio duro nei confronti di Ankara. “Gli Stati Uniti devono capire che non è possibile ottenere un risultato dalla Turchia attraverso sanzioni. Vedranno risultati se si avvicinano alla Turchia con il dialogo e il rispetto”, ha avvertito il ministro turco. “Non ci inchineremo a pressioni, sanzioni o minacce. Tutti si abitueranno alla nuova Turchia”, ha concluso Çavuşoğlu.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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