Mike Pompeo: “la Russia deve porre fine all’occupazione della Crimea”

Pubblicato il 26 luglio 2018 alle 12:05 in Russia USA e Canada

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Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha dichiarato, il 25 luglio, che gli Stati Uniti non riconosceranno l’annessione russa della Crimea, e l’Ambasciata russa a Washington ha definito le sue parole come una conferma del fatto che i partner americani “vivono in un’altra realtà”. Pompeo, pochi giorni dopo l’incontro tra Trump e Putin, avvenuto ad Helsinki il 16 luglio, ha riaffermato la consolidata posizione statunitense in merito alla Crimea, esortando la Russia a “rispettare i principi a cui ha sempre preteso di aderire e di porre fine alla sua occupazione”. Fino a quel momento, ha aggiunto il segretario di Stato, non ci sarà nessun sollievo dalle sanzioni imposte a Mosca a causa dei fatti del 2014.

Le parole di Pompeo sono state percepite come uno sforzo per riaffermare la posizione dell’attuale amministrazione da una sorta di “confusione diplomatica” nata quando Trump, il 29 giugno, ad una domanda riguardo alle sue intenzioni di riconoscere o meno l’annessione della Crimea, ha risposto: “Dovremo vedere”. Ancora prima, precisamente l’8 giugno, durante il summit del G7 in Quebec, Trump ha proposto la riammissione, all’interno del Gruppo, della Russia, che era stata espulsa nel 2014 dall’allora G8, in seguito all’annessione della Crimea. Pompeo ha chiarito che, dopo il vertice di Helsinki, la politica degli Stati Uniti sulle sanzioni russe è “completamente immutata” e che la NATO rimarrà un pilastro indispensabile per la sicurezza nazionale americana. Ricordiamo inoltre che venerdì 20 luglio gli Stati Uniti hanno annunciato, in un comunicato stampa, che forniranno 200 milioni di dollari all’Ucraina come fondi di sicurezza. Questa somma fa parte di una serie di aiuti, che oggi ammonta a più di un miliardo di dollari, che il Pentagono ha iniziato ad elargire dal 2014 al fine di migliorare l’interoperabilità delle forze Ucraine con quelle della NATO e di salvaguardare l’integrità territoriale del Paese. Inoltre, il 30 aprile, è stato reso noto che Washington ha consegnato all’Ucraina alcuni missili anticarro Javelin.

Durante il suo intervento, il segretario di Stato americano ha fatto riferimento alla Dichiarazione di Welles del 1940, con cui gli Stati Uniti non riconobbero l’annessione sovietica di Estonia, Lettonia e Lituania. Pompeo ha sostenuto che, come avvenne in quel caso, “gli Stati Uniti ribadiscono il loro rifiuto di riconoscere le pretese di sovranità del Cremlino su un territorio ottenuto con la forza in violazione del diritto internazionale”. La Dichiarazione di Welles rimase un pilastro ed un importante linea guida per la politica estera di Washington nei confronti di Mosca durante la Guerra Fredda.

In risposta, l’Ambasciata russa a Washington ha affermato che la dichiarazione di Pompeo non costituisce nulla di nuovo, e non è altro che la conferma del fatto che i partner americani “vivono in un’altra realtà”. A loro avviso le cose stanno diversamente, e lo dimostra il fatto che “centinaia di migliaia di ucraini scelgono la Crimea russa come destinazione per le vacanze, eliminando così il mito dell’occupazione e dell’aggressione russa”. La missione diplomatica russa ha inoltre riportato che, in occasione dei Mondiali di calcio, oltre 90.000 tifosi americani hanno avuto l’opportunità di visitare la Russia e di constatare “l’irrilevanza delle raccomandazioni del Dipartimento di Stato di non visitare il Paese”. In merito al rispetto del diritto internazionale, l’Ambasciata ha aggiunto che le disposizioni sul diritto del popoli all’autodeterminazione “sono state alla base della riunificazione della Crimea con la Russia nel 2014”.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ufficiale russa TASS, la Repubblica di Crimea e la città di Sebastopoli “hanno rifiutato di riconoscere la legittimità delle autorità portate al potere, tra le rivolte, durante il colpo di Stato in Ucraina nel febbraio 2014”. Ricordiamo che l’esito della rivoluzione ucraina è stato la cacciata dell’allora presidente Viktor Janukovyč, il 22 febbraio 2014. La presidenza venne successivamente affidata a Oleksandr Turchynov per un breve periodo, per poi passare a Petro Poroshenko il 7 giugno 2014. In seguito a questi eventi, l’11 marzo dello stesso anno, la Repubblica di Crimea e la città di Sebastopoli dichiararono unilateralmente l’indipendenza dall’Ucraina. Il 16 marzo 2014 venne svolto il referendum sulla loro autodeterminazione, durante il quale il 96,77% degli elettori della Crimea e il 95,6% di quelli della città autonoma di Sebastopoli, si espresse in favore alla riunificazione con la Russia. L’Unione Europea, lo stesso giorno, in una dichiarazione congiunta dei presidenti del Consiglio e della Commissione, definì la consultazione illegale e illegittima, in quanto contraria al diritto internazionale.  Il 18 marzo 2014 è stato firmato al Cremlino il Trattato tra la Federazione Russa e la Repubblica di Crimea sull’Adesione alla Federazione Russa, che è stato ratificato dalla Duma il 20 marzo 2014. “Nonostante i risultati del referendum, assolutamente convincenti, l’Ucraina, gli Stati Uniti e l’Unione Europea si sono rifiutati di conoscere la Crimea come parte della Russia”, riporta la TASS.

In merito alle dichiarazioni di Pompeo, il Ministero degli Affari Esteri dell’Ucraina ha scritto in un tweet: “Accogliamo con favore la posizione degli Stati Uniti sull’unità territoriale dell’Ucraina e il non riconoscimento del tentativo della Russia di annettere la Crimea”, aggiungendo che “nessuno ha il diritto di cambiare con la forza i confini degli stati sovrani”. Dello stesso tenore è stata la dichiarazione rilasciata da Maja Kocijancic, portavoce di Federica Mogherini, che ha affermato che quanto dichiarato da Pompeo “illustra la costante e radicata posizione degli Stati Uniti sull’annessione illegale della Crimea e di Sevastopoli, e la violazione della sovranità e dell’unità territoriale dell’Ucraina”.

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di Redazione

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