Immigrazione: UE propone piattaforme di sbarco nei Paesi terzi

Pubblicato il 26 luglio 2018 alle 8:23 in Europa Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Commissione europea ha proposto di costruire piattaforme di sbarco per i migranti nei Paesi terzi, in collaborazione con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, UN Refugee Agency (UNHCR) e Stati terzi.

L’obiettivo della Commissione è quello di garantire una responsabilità regionale che sia realmente condivisa nella risposta alle sfide migratorie, al fine di diminuire il numero dei morti in mare, garantendo uno sbarco prevedibile e ordinato. In particolare, la Commissione ha sottolineato che non si tratterà né di centri di detenzione né di campi profughi e che la gestione delle nuove strutture sarà in linea con il diritto internazionale ed il rispetto dei diritti umani. Grazie alle piattaforme proposte, lo sbarco dovrebbe divenire ordinato e prevedibile, incoraggiando altresì tutti i Paesi che affacciano sul Mediterraneo a definire le proprie zone di ricerca e soccorso (SAR). Inoltre, verranno istituiti partenariati con i Paesi terzi interessati dal fenomeno migratorio, offrendo così un sostegno adeguato alle specifiche situazioni politiche, socio-economiche e di sicurezza. Infine, ad avviso della Commissione, i nuovi centri dovrebbero essere localizzati “il più lontano possibile” dai punti di partenza irregolari.

Oltre alle strutture di controllo, i leader europei hanno chiesto alla Commissione di valutare il concetto di “sbarco regionale”, in cooperazione con IOM, UNHCR e Paesi terzi. L’obiettivo sarebbe quello di fornire uno sbarco veloce e sicuro su entrambe le sponde del Mediterraneo, nel rispetto del diritto internazionale e del principio del non-respingimento. Le caratteristiche principali dello sbarco regionale dovrebbero essere:

  • Regole chiare e precise per tutto, al fine di ridurre le morti in mare ed assicurare uno sbarco ordinato;
  • La partnership dovrebbe porre tutti sullo stesso piano;
  • Supporto finanziario e operazionale fornito dall’UE sia per le operazioni di sbarco, sia per la gestione dei confini e le fasi post-sbarco.

Per quanto riguarda i Paesi UE, la Commissione ha invitato i leader europei ad aprire centri controllati su base volontaria, al fine di migliorare e velocizzare le procedure di asilo ed i rimpatri degli irregolari. Inoltre, agli Stati che accetteranno di ricevere migranti trasferiti dai Paesi di primo approdo verranno forniti 6.000 euro per ogni profugo, insieme all’assistenza di squadre dell’UE. Il documento elaborato dalla Commissione è basato sulle indicazioni del Consiglio Europeo fornite il mese scorso in relazione alla gestione e condivisione dei flussi migratori. È previsto che venga avviato, il prima possibile, una fase pilota per testare il meccanismo dei centri controllarli. In tale ambito, la Commissione avrà il ruolo di coordinatrice.

La proposta dei 6.00 euro è stata respinta dal ministro dell’interno italiano, Matteo Salvini, il quale ha affermato che “l’Italia non ha bisogno di elemosina”. “L’ipotesi non esiste, anche perché nel corso del tempo ogni richiedente asilo costa tra i 40.000 e i 50.000 euro”, ha spiegato il capo del Viminale, aggiungendo che l’Italia non chiede soldi ma “dignità”.

Nel frattempo, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha dichiarato che è necessaria una strategia globale per l’Africa e che, da parte sua, l’Europa, avendo i mezzi per aiutarla, dovrebbe investire almeno 40 miliardi di euro nel budget 2021-2028, arrivando fino a 50 miliardi. Tale proposta era già stata formulata in autunno da Tajani che, in occasione di una conferenza di alto livello UE-Africa, il 22 novembre 2017, aveva proposto l’istituzione di un “Piano Marshall per l’Africa” per chiudere la rotta centrale del Mediterraneo, al fine di favorire la stabilità e la lotta al terrorismo. “È illusorio credere che rallenteremo i movimenti della popolazione bloccando alcuni porti”, ha evidenziato Tajani, sottolineando altresì che serve un “vero e proprio lavoro di squadra di tutti i Paesi europei”. In particolare, secondo il presidente dell’Europarlamento, Salvini dovrebbe cambiare l’alleanza sui migranti, dal momento che “i paesi del gruppo Visengrad rifiutano qualsiasi solidarietà europea”. Al contrario, la giusta via su cui puntare, ha continuato Tajani, è quella già intrapresa in Niger, dove l’UE ha investito 1 miliardi di euro tra il 2014 e il 2020, con l’appoggio dell’Onu.

Da quando Salvini è salito alla guida del Ministero dell’Interno, il primo giugno scorso, ha inaugurato una politica più rigida e intransigente nei confronti del fenomeno migratorio, chiudendo i porti italiani alle imbarcazioni delle Ong e delle missioni europee. Il giugno, l’Italia e la Spagna, insieme ai Paesi del gruppo Visegrad, quali Austria, Romania, Ungheria, Slovenia e Slovacchia, si sono opposti alla proposta della presidenza bulgara sulla riforma del sistema di Dublino, in occasione del summit dei ministri dell’Interno a Lussemburgo, tenutosi a Lussemburgo. Estonia, Polonia e Gran Bretagna, al contrario, non si sono espressi, mentre gli altri 18 Paesi membri dell’Unione, tra cui Grecia, Malta e Cipro, pur non soddisfatti, hanno lasciato la porta aperta al negoziato. Durante la settimana passata, Salvini ha chiesto alle autorità europee di considerare la Libia un porto sicuro, così da permettere anche alle imbarcazioni delle missioni straniere e delle Ong che effettuano attività di soccorso in mare di riportare i migranti nel Paese nordafricano.  Tuttavia, l’UE ha replicato che “nessuna operazione europea o nave europea fa sbarchi in Libia perché non la considerano un porto sicuro”, in linea con la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo. Essendo una valutazione puramente giuridica, ha precisato l’Alto Rappresentante, Federica Mogherini, non c’è una decisione politica da prendere. Salvini, inoltre, in occasione della prima visita ufficiale in Libia, il 25 giugno scorso, in qualità di ministro dell’Interno, ha proposto l’apertura di hotspot per l’accoglienza di migranti in Libia, in modo da ridurre il numero di rifugiati che giungono sulle coste italiane ed europee ogni giorno.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.