Siria: almeno 215 morti per mano dell’ISIS

Pubblicato il 25 luglio 2018 alle 9:33 in Medio Oriente Siria

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Almeno 215 persone sono state uccise e più di 78 sono state ferite in una serie di attacchi suicidi dell’ISIS nel sud della Siria. 3 attentatori hanno preso di mira esclusivamente la città di Sweida, mentre altri hanno colpito diversi villaggi a nord e ad est del Paese. Loffensiva in questione rappresenta lassalto più letale degli ultimi mesi, secondo lOsservatorio siriano per i diritti umani.

L’ISIS è apparso nel nord e nell’est della Siria nel 2013, dopo la conquista di vaste porzioni del territorio iracheno. Tuttavia, in seguito alla battaglia di Raqqa, avvenuta il 17 ottobre 2017, ha perso terra, mantenendo solamente il controllo dell’area vicino a Abu Kamal, attualmente circondata ad ovest da forze governative e ad est da forze curde, e la zona di al-Hajar al-Aswad, a sud di Damasco.

Nonostante il gruppo terroristico ad oggi controlli meno del 3% del territorio siriano, esso continua a condurre offensive sempre meno sporadiche contro le forze del presidente Bashar al-Assad e i suoi alleati. La stessa provincia di Sweida è altresì sotto il controllo del regime. Il gruppo jihadista Jaish Khaled bin al-Walid, il quale ha giurato fedeltà allISIS, ritiene circa 1.000 combattenti nella vicina provincia di Daraa. Anche Hayat Tahrir al-Sham, un gruppo composto principalmente da ex membri delluna volta affiliata Al Qaeda, ha diverse centinaia di uomini nella regione.

Per contrastare la minaccia dello Stato Islamico, ancora estremamente rilevante in Siria, il 22 luglio alcuni jet siriani e russi hanno bombardato un bastione dell’ISIS lungo il confine israelo-giordano, nella parte meridionale della Siria, per impedire ai militanti di entrare nelle aree abbandonate dagli altri gruppi ribelli. Le forze affiliate allo Stato Islamico, trincerate nel bacino di Yarmouk, confinante con le alture del Golan occupate da Israele e con la Giordania, hanno respinto lattacco a terra da parte dell’esercito siriano e da i suoi alleati. L’area è diventata il principale campo di battaglia della regione, dopo che una vasta offensiva dell’esercito siriano, sostenuto dalla Russia, ha mandato via altri gruppi di ribelli che una volta erano sostenuti da Stati Uniti, Giordania e Stati del Golfo.

L’esercito siriano ha dichiarato che le incursioni aeree e i bombardamenti nel bacino di Yarmouk hanno ucciso “decine di terroristi”, come parte di una campagna che ha come obiettivo distruggere i militanti. L’esercito e i suoi alleati stanno cercando di espandere la loro presenza nei pressi della frontiera del Golan negoziando accordi di resa con i gruppi di ribelli e permettendo loro di spostarsi in aree sotto il controllo dell’opposizione, nel nord della Siria.

Secondo una fonte dell’intelligence, tra 1.000 e 1.500 combattenti dello Stato Islamico stanno resistendo nell’area, nonostante la campagna di bombardamenti, che dura da ormai 13 giorni e ha causato numerose vittime tra i civili. Uno dei residenti dell’area ha dichiarato che i cittadini dei villaggi bombardati si sono messi in salvo in aree sotto il controllo dell’esercito e dei ribelli.

Un’altra fonte, rimasta anonima, ha spiegato che l’ISIS è riuscito a espandere il suo territorio nel corso dell’ultima settimana, prendendo il controllo di almeno 18 villaggi abbandonati da altri ribelli sotto la bandiera dell’Esercito siriano libero (FSA). Lo Stato Islamico ha approfittato del collasso dei suoi rivali dell’FSA, che considera apostati. I ribelli dell’Esercito siriano libero una volta erano armati dagli Stati Uniti, ma all’inizio dell’offensiva russa e siriana Washington ha comunicato che non sarebbe intervenuta. Nonostante abbia tagliato tutta una serie di aiuti ai ribelli, il governo statunitense ha continuato a fornire armi a coloro che combattono lo Stato Islamico.

I bombardamenti dell’esercito siriano sono parte dell’offensiva militare lanciata dal governo del Paese il 19 giugno nella Siria sudoccidentale, la quale comprende le provincie di Daraa e Quneitra, rispettivamente vicine al confine con la Giordania e alla frontiera con le alture del Golan occupate da Israele. La corrente offensiva del presidente siriano, Bashar al-Assad è finalizzata ad ottenere il controllo dell’area strategica, conosciuta come il “triangolo della morte”, la quale collega la campagna meridionale di Damasco con le provincie di Daraa e Quneitra. Tale zona è un baluardo delle milizie ribelli sostenute dall’Iran, compreso il gruppo Hezbollah, ragion per cui lo Stato Ebraico è tanto interessato a mantenere le alture del Golan demilitarizzate e sotto il proprio controllo.

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Alice Bellante

di Redazione

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