Ministro della Difesa Trenta in visita in Libia

Pubblicato il 25 luglio 2018 alle 8:16 in Immigrazione Italia Libia

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Il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, si trova in visita ufficiale a Tripoli, dove ha incontrato l’omologo Najim Owida.

Nell’occasione, Trenta ha dichiarato che è necessario fermare il traffico di esseri umani e dell’immigrazione irregolare che attraversano il Paese nordafricano, che si torva in una situazione di forte instabilità dal 2011. Il ministro ha inoltre specificato che l’Italia continuerà a supportare la Libia, dichiarandosi pronta anche a intensificare i propri sforzi in base alle necessità della popolazione libica. “Condividiamo la stessa casa con la Libia, il Mediterraneo, motivo per cui vogliamo fare di più per la stabilità del Paese nordafricano”, ha dichiarato Trenta. Da parte sua, Owida ha ringraziato il ministro italiano, confermando che tra i due Paesi persistono relazioni storiche molto importanti, sulle quali è necessario investire per migliorare la stabilità del Mediterraneo.

Nel corso dei colloqui con il premier di Tripoli, Fayez Serraj, Trenta ha dichiarato che, a suo avviso, “il processo di riconciliazione in Libia deve essere inclusivo“, motivo per cui parlare di nuove elezioni prima di aver completato tale processo è un errore. “Dopo ci ritroveremmo ad avere gli stessi problemi, noi come Italia voi come Libia”, ha spiegato il ministro. In merito alla questione migratoria, Serraj e Trenta hanno ribadito la stretta collaborazione tra i rispettivi Paesi per bloccare i flussi e ridurre il numero di morti in mare. 

Da anni, la Libia costituisce il principale punto di partenza delle imbarcazioni di migranti alla volta dell’Europa. Il Paese versa in uno stato di caos dal febbraio 2011, anno dello scoppio della rivoluzione. Successivamente, nonostante l’intervento della NATO e il rovesciamento di Gheddafi, la Libia non è mai riuscita di effettuare una transizione democratica, con il risultato che, ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo insediato a Tripoli e appoggiato dall’Onu e dall’Italia, e il secondo insediato a Tobruk e sostenuto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati ed i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno dei migranti, che sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. Inoltre, nel corso del tempo, la Libia è divenuta il primo porto di partenza, mentre l’Italia il primo porto di arrivo per i migranti nel Mediterraneo.

Nel corso del 2017, sotto la guida dell’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti, sono stati conclusi una serie di accordi e di iniziative con i Paesi africani, in particolar modo con la Libia, supportate dall’Unione Europea, che, a partire dal luglio 2017, hanno portato a una diminuzione degli sbarchi. Da quando Matteo Salvini è salito alla guida del Ministero dell’Interno, il primo giugno scorso, ha inaugurato una politica più rigida e intransigente nei confronti del fenomeno migratorio, chiudendo i porti italiani alle imbarcazioni delle Ong e delle missioni europee. La scorsa settimana, Salvini ha chiesto alle autorità europee di considerare la Libia un porto sicuro, così da permettere anche alle imbarcazioni delle missioni straniere e delle Ong che effettuano attività di soccorso in mare di riportare i migranti nel Paese nordafricano. Tuttavia, l’UE ha replicato che “nessuna operazione europea o nave europea fa sbarchi in Libia perché non la considerano un porto sicuro”, in linea con la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo. Essendo una valutazione puramente giuridica, ha precisato l’Alto Rappresentante, Federica Mogherini, non c’è una decisione politica da prendere. 

Salvini, inoltre, in occasione della prima visita ufficiale in Libia, il 25 giugno scorso, in qualità di ministro dell’Interno, ha proposto l’apertura di hotspot per l’accoglienza di migranti in Libia, in modo da ridurre il numero di rifugiati che giungono sulle coste italiane ed europee ogni giorno. Tale proposta è stata respinta dal premier di Tripoli, Fayez Serraj, che, in un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco Bild, pubblicata 20 luglio, ha dichiarato che la Libia è assolutamente contraria alla costruzione di strutture sul nostro territorio nazionale per accogliere i migranti irregolari che non vuole l’Unione Europea. Il primo ministro tripolino ha aggiunto che il suo Paese non concluderà accordi con l’Unione Europea per accogliere o trattenere i migranti in cambio di soldi.

Nel frattempo, il 2 luglio, la Commissione bilaterale italo-libica ha elaborato un piano di rafforzamento urgente delle forze libiche coinvolte nella gestione del fenomeno migratorio, soprannominato “Piano Salvini”. In base a tale programma, l’Italia fornirà ulteriore equipaggiamento alla Guardia Costiera, alla Marina e alla Guardia di frontiera libiche, come gommoni e veicoli. Nello specifico, la bozza del decreto legge all’esame del pre-Consiglio dei ministri prevede lo stanziamento di 400.000 euro in 2 anni per la manutenzione dei mezzi e per la formazione del personale della Marina e della Guardia Costiera libica, che riceveranno altresì 12 motovedette e 2 unità navali dalla Guardia di Finanza italiana. Il decreto è composto da 4 articoli, i quali stabiliscono la cessazione a titolo gratuito di 12 unità navali Cp, classe 500, in dotazione al Corpo della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera, insieme a 2 unità navali di un massimo di 27 metri, classe Corruba, in dotazione alla Guardia di Finanza. Per quanto riguarda la suddivisione dei 400.000 euro, 150.000 saranno stanziati per il ripristino in efficienza e l’adeguamento strutturale e il trasferimento in Libia dei mezzi, mentre 370.000 euro serviranno per la manutenzione delle unità navali e l’addestramento del personale libico.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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