Immigrazione: Salvini ridefinisce il modello di accoglienza

Pubblicato il 25 luglio 2018 alle 6:01 in Immigrazione Italia

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Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha firmato una direttiva per ridefinire il modello di accoglienza dei migranti in Italia, con l’obiettivo di ottimizzare i servizi e contenerne i costi. Nello specifico, secondo quanto riportato dal comunicato ufficiale del Viminale, verranno applicate diverse modalità di assistenza per i richiedenti asilo, razionalizzando al contempo le spese.

Il nuovo modello prevede che i servizi delle varie fasi dell’accoglienza vengano differenziati, in linea con le norme internazionali ed europee, e assicurando un risparmio della spesa pubblica, sulla base delle raccomandazioni formulate dalla Corte dei Conti lo scorso marzo. In particolare, la direttiva del ministro dell’Interno identifica due livelli di prestazione:

  1. Tutti i richiedenti asilo potranno beneficiare dei servizi assistenziali di prima accoglienza;
  2. Coloro che beneficiano delle forme di protezione, invece, potranno usufruire degli interventi a favore dell’inclusione sociale.

Ogni prestazione, inoltre, verrà espletata con diverse modalità, coerentemente alla tipologia di accoglienza. Ad esempio, per le piccole strutture composte da singole unità abitative che si trovano sullo stesso territorio o nelle immediate vicinanze, per conseguire economie di scala, verranno offerti servizi specifici amministrativi, di mediazione linguistico-culturale e di informazione normativa.

Tali nuove linee di intervento entreranno in vigore con l’elaborazione, in collaborazione con l’ANAC, di nuove clausole per la fornitura dei beni e dei servizi ai quali dovranno attenersi i prefetti nella predisposizione delle gare di appalto di competenza. Per stabilire le modalità di tale collaborazione tra il Viminale e l’ANAC, è stato sottoscritto un protocollo di collaborazione firmato da Salvini e dal presidente dell’ANAC, Raffaele Cantone. Ad avviso del ministro dell’Interno, le nuove linee di intervento porteranno ad una razionalizzazione della spesa e uniformeranno l’Italia alla media degli altri Paesi europei.

Il sistema di accoglienza per i richiedenti asilo e i rifugiati nel territorio italiano è nato in seguito all’adozione del decreto legislativo 140/2005 di attuazione della direttiva europea 2003/9/CE, la quale stabilisce le norme minime relative all’accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri dell’Unione. Ad oggi, il sistema di accoglienza italiano è fondato su una normativa frammentata e composta da diverse leggi e decreti legislativi che, talvolta, rendono poco chiare le modalità di accoglienza e di integrazione dei rifugiati e dei richiedenti asilo in Italia. In teoria, tale sistema è articolato in due fasi: la prima e la seconda accoglienza. Il 20 dicembre 2017, l’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti, aveva presentato un nuovo modello di accoglienza diffusa dei migranti , il cui obiettivo era quello di eliminare i grandi centri che, a suo avviso, non potevano essere considerati la principale via di integrazione in Italia. 

All’inizio di luglio, Salvini ha inviato una circolare  ai prefetti che gestiscono le Commissioni asilo, chiedendo loro di rispettare la legge quando si tratta di protezione umanitaria. “Le donne incinte e i bambini in fuga o non in fuga dalla guerra, se sono in Italia, rimarranno, ma l’esercito degli immigrati clandestini non può essere messo sullo stesso piano”, ha precisato il ministro, il quale ha rilevato che solo il 7% delle domande dell’ultimo quinquennio si è conclusa con il riconoscimento dello status di rifugiato. Al 15% è stata concessa la protezione sussidiaria, mentre al 25% il permesso di soggiorno per ragioni umanitarie.

Secondo le stime del Viminale, dal primo gennaio al 24 luglio 2018, sono sbarcati in Italia complessivamente 18.048 migranti, una cifra minore dlel’80% rispetto allo stesso periodo del 2017, in cui giunsero via mare nel nostro Paese 93.419 persone.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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