Turchia: arrestati 43 sospetti militanti dello Stato Islamico

Pubblicato il 24 luglio 2018 alle 6:17 in Medio Oriente Turchia

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La polizia turca ha arrestato 43 persone sospettate di essere militanti stranieri dello Stato Islamico, venerdì 20 luglio. È quanto riferito il 23 luglio in un comunicato delle forze dell’ordine turche, che hanno informato che tali arresti sono il risultato dell’operazione condotta dalle unità della polizia antiterroristica di Istanbul e che tale operazione si è composta di incursioni simultanee in 15 abitazioni. Secondo gli inquirenti turchi, gli individui arrestati sarebbero membri di gruppi di social media legati all’ISIS, in contatto con persone operative in zone di conflitto.

L’operazione del 20 luglio è solo l’ultima di una lunga serie di operazioni di sicurezza che Ankara sta portando avanti contro il gruppo terroristico all’interno del Paese. La Turchia negli ultimi due anni ha intensificato tali operazioni che hanno condotto all’arresto di molti sospetti militanti e allo sradicamento di diverse cellule in tutto il Paese.

Il motivo dell’incremento dell’attività antiterroristica turca è da rintracciarsi negli attacchi frequenti commessi negli ultimi anni dall’organizzazione jihadista nel Paese mediorientale. Uno degli attentati più noti, fra quelli rivendicati dallo Stato Islamico in Turchia, è quello dell’1 gennaio 2017, quando, all’1.30 del mattino, ora locale, il 34enne di origini uzbeke e uigure, Abdulkadir Masharipov, ha fatto irruzione nel locale Reina, nota discoteca al centro di Istanbul, e ha ucciso 39 persone, ferendone 69. L’attentatore, che, in un primo momento, era riuscito a scappare, è stato poi catturato in un appartamento di lusso a Istanbul e arrestato dalla poizia turca il 17 gennaio 2017. L’attentato della notte di Capodanno nel nightclub di Istanbul è stato rivendicato il giorno seguente dall’ISIS su Telegram. La matrice terroristica è stata confermata dallo stesso attentatore che, nel corso degli interrogatori con la polizia, ha confessato di aver ricevuto ordini direttamente da Raqqa, in Siria, e di essersi addestrato nei campi di al-Quaeda, in Iraq, prima di affiliarsi al gruppo jihadista e di partire per la Turchia.

In seguito all’attentato al Reina, Ankara ha avviato una serie di operazioni antiterrorismo in tutto il Paese, per smantellare le cellule dell’ISIS operanti nel Paese mediorientale. Tale attività antiterroristica ha portato ad una massiccia operazione, il 9 novembre 2017, quando 165 persone, sospettate di avere legami con lo Stato Islamico, sono state arrestate e 245 mandati di arresto sono stati emessi ad Ankara e nella provincia circostante.

Nel 2016, i principali attentati terroristici compiuti dall’ISIS in Turchia risalgono al 12 gennaio, quando un’esplosione nel centro di Istanbul ha causato 13 vittime e 14 feriti, al 19 marzo, quando un attentato suicida nella stessa città ha provocato la morte di 4 turisti, e al 28 giugno, quando 44 persone sono morte e 239 sono rimaste ferite nell’aeroporto internazionale Ataturk di Istanbul.

L’ISIS peraltro non rappresenta l’unica minaccia per la Turchia. In particolare, Ankara considera organizzazioni terroristiche a tutti gli effetti il Kurdistan Worker’s Party (PKK) nonché la Fethullahist Terrorist Organization (FETÖ), la rete del predicatore islamico Fethullah Gülen, attualmente residente negli Stati Uniti, che il governo turco considera responsabile del tentativo di colpo di stato del 15 luglio 2016, in seguito al quale, il 21 luglio, è stato imposto lo stato di emergenza, revocato, dopo 7 proroghe consecutive, il 19 luglio 2018.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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